Roger Waters – Us + Them

Roger Waters – Us + Them

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Roger Waters – Us + Them è un film-concerto, e fotografa la realtà del tour sviluppatosi tra 2017 e 2018, durante il quale l’ex leader e bassista dei Pink Floyd ha riportato sul palco alcuni dei grandi classici della band britannica. Ma è anche un lavoro che documenta il senso della riflessione artistica e politica di Waters, e ricolloca il concetto di scenografia monumentale nel campo dell’immaginario contemporaneo.

And after all we’re only ordinary men

Tra maggio del 2017 e dicembre del 2018 il fondatore e autore dei Pink Floyd Roger Waters intraprende con una band completamente rinnovata un tour mondiale di 157 date tra Nord, Centro, Sud America, Europa e Australia/Nuova Zelanda. La strepitosa serie di sold out si trasforma, com’era prevedibile, in un film che non intende essere pura riproposizione di quel live magnificente e grandioso ma integrarlo con contenuti creati ad hoc. Waters lo firma con il collaboratore Sean Evans, già direttore creativo di “US + Them tour” e regista del precedente Roger Waters: The Wall e dei video di “The Last Refugee” e “Wait for Her”, entrambi compresi nell’ultimo album di Waters, Is This the Life We Really Want? (2017). Che poi è la domanda che dà la direzione allo show. Ovvero: è davvero questa, nel 2019, la vita (l’idea di mondo) che vogliamo? [sinossi]

Roger Waters – Us + Them, già presentato in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia – negli ultimi giorni, quando parte consistente degli addetti ai lavori era volata a Toronto, il Lido si è abitato di spettri dell’epopea rock, visto che oltre a Waters era sull’isolotto lagunare anche Mick Jagger, interprete del debole The Burnt Orange Heresy di Giuseppe Capotondi, scelto come titolo di chiusura della kermesse – approda in sala per tre giorni, seguendo lo schema invero un po’ abusato delle uscite-evento. Per attirare gli spettatori si fa leva, e non potrebbe essere altrimenti, sull’amore verso i Pink Floyd. Eppure, nonostante non manchino in scena alcuni dei grandi classici dell’avventura pinkfloydiana (ovviamente nella fase successiva all’abbandono del gruppo da parte di Syd Barrett), sarebbe sciocco ridurre l’esperienza sul grande schermo di questo film che lo stesso Waters ha firmato a quattro mani con il fedele Sean Evans – già autore cinque anni fa di The Wall – a una mera questione di nostalgia musicale. Il centro del discorso di Us + Them non è tanto, o per meglio dire non è solo la presenza in scena di un monumento della storia del rock, ma il motivo politico e sociale che lo spinge ancora oggi a calcare i palcoscenici, a mostrarsi al mondo, al connettersi con un popolo che vede in lui una qualche specie di guida, seppur non ufficiale.
Us + Them possiede tutti i crismi del film-concerto, e in quella veste va senz’ombra di dubbio letto e analizzato, ma allo stesso tempo è qualcosa di più, e non in una forma laterale. Le canzoni sono quelle che vengono riprodotte con una certa fedeltà sul palco, cantate in simultanea da decine di migliaia di spettatori esultanti, ma non stanno lì a glorificare il passato. Waters le utilizza, tutte, come leva per scuotere le fondamenta del presente, rivendicandone il potere politico non insito necessariamente nelle parole dei testi, ma già percepibile dalla forma, dall’armonia di cui sono intrise, dal valore collettivo che le pervade.

Waters non ha mai fatto mistero delle proprie posizioni politiche, prendendo la parola contro il trattamento riservato dagli israeliani ai palestinesi così come l’invasione sovietica (e poi statunitense) dell’Afghanistan, tanto per citare solo due esempi. Così Us + Them, costruito sull’unione tra alcuni dei brani più celeberrimi dei Pink Floyd e quelli più recenti del Waters solista, si connota fin dalle prime note, affidate a Breathe, cui fanno seguito One of These Days e Time, come una lunga e appassionante cavalcata nelle temperie politiche della contemporaneità. Un pamphlet mai pedante e lungo un paio d’ore, che non esce mai dalla sua dimensione live ma riesce a estraniarsi dal momento per collocarsi in una posizione universale. Quella stessa universalità rivendicata dalle canzoni, alcune delle quali (come ad esempio Dogs e Pigs) dimostrano di potersi confrontare con l’oggi senza alcuna forzatura. “Welcome my son, welcome to the Machine”, si canta sul palco, e non c’è bisogno di spiegazione, neanche per quei giovanissimi che sono tra gli spettatori e urlano a squarciagola qualsiasi parola, qualsiasi strofa, qualsiasi ritornello.
La Macchina, il sistema che organizza le vite dell’occidente e sfrutta e schiaccia quelle che in occidente non hanno accesso (l’intero film è un accorato atto d’amore verso i migranti, e di denuncia delle condizioni nelle quali sono costretti a non-vivere), è il motore impossibile da frenare contro cui si muove l’intera operazione musicale, intellettuale e spettacolare ordita da Waters ed Evans. Forse persino didascalico come ripresa di un evento live, Roger Waters – Us + Them è un gigantesco, pantagruelico, atto di protesta. Una rivendicazione politica. Il ribadire cantato, urlato, collettivo di una necessità alla resistenza. Quella stessa resistenza che si può leggere sulle t-shirt dei ragazzi che salgono sul palco per intonare Another Brick in the Wall (Part II): we don’t need no education, we don’t need no thought control, no dark sarcasm in the classroom… Quando nel finale per la prima volta si fa nel dietro le quinte per assistere a un’esibizione chitarra e voce di questi ragazzini si percepisce con forza la volontà di Waters di non “replicare” in modo statuario la propria musica ma di costringerla a una continua palingenesi che non è da rintracciare nelle forme musicali ma nell’evoluzione della società stessa, nell’eterno presente politico dal quale non si può trovare via di fuga, se non nel deliquio. Ed ecco che il film si conclude sulla paranoia/omaggio racchiusa nel dittico Brain Damage/Eclipse. Per tornare all’abbraccio ideale con l’ultimo, con chi vorrebbe attraversare il mare solo per trovare un po’ di umanità, e di comprensione. Morendo, spesso, nel tragitto.

Info
Il trailer di Roger Waters – Us + Them.

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