What Happened to Jones

What Happened to Jones

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Presentato a Le Giornate del Cinema Muto nell’ambito dell’omaggio all’attore Reginald Denny, What Happened to Jones di William A. Seiter è un eccellente esempio di come la sophisticated comedy americana non avesse bisogno della parola per far ridere.

Who are you, Mr. Jones?

Tom Jones viene trascinato a una partita a poker la sera prima del suo matrimonio, quando improvvisamente fa irruzione la polizia. Jones e un amico scappano da un’uscita antincendio e riparano in un bagno turco nelle cui sale si aggirano donne corpulente e succintamente vestite. I fuggitivi si appropriano di abiti femminili e riescono così a seminare la polizia. Ma i travestimenti sono ancora necessari, tanto che Tom finirà per indossare la tonaca del vescovo che dovrà celebrare proprio il suo matrimonio. [sinossi]

Vedere un film come What Happened to Jones non fa altro che confermare quanto il cinema ai tempi del muto avesse già raggiunto una forma di classicità e di efficienza tali che poi il sonoro, più che perfezionarne la forma, ne rimodulerà solamente le caratteristiche. Infatti con What Happened to Jones, presentato a Le Giornate del Cinema Muto per l’omaggio all’attore britannico Reginald Denny, siamo al cospetto di una vera e propria sophisticated comedy, genere tradizionalmente associato alla brillantezza dei dialoghi e all’avvento del sonoro, ma che invece qui si dipana in maniera egregia senza alcun bisogno della parola, quanto di didascalie ma soprattutto di situazioni, di tempi comici e di straordinaria mimica facciale degli attori.

La vicenda del provinciale Tom Jones (con chiara allusione al romanzo omonimo di Henry Fielding) che si trova alla vigilia delle nozze con una ragazza dell’alta borghesia è talmente paradigmatica da apparire come una delle radici fondamentali su cui poi si fonderà la commedia cinematografica statunitense degli anni Trenta, da Accadde una notte a Susanna!
Il nostro signor Jones (interpretato dallo stesso Denny) si ritrova coinvolto in una serie di situazioni imbarazzanti che lo costringono a travestirsi prima da donna e poi da vescovo per non farsi catturare dalla polizia. Dunque, in primo piano vi è il travestimento che è un classico della commedia sin dai tempi di Plauto e che qui assume prima moderne e velate allusioni sull’ambiguità sessuale nella lunga e spassosa sequenza al centro dimagrante femminile, e poi si fa simbolo ancora più trasgressivo nel momento in cui Jones/Denny si appropria degli abiti talari; questi infatti gli danno la scusa per sbaciucchiare ripetutamente una presunta nipote e lo conducono fino all’altare in cui, lui che dovrebbe sposarsi, si ritrova a essere l’officiante del suo stesso matrimonio!

Tutto questo appare scardinare le compassate regole della società, qui incarnate soprattutto da astiose e ansiose madri, e non è forse un caso che un film liberatorio e anti-borghese come Il laureato avrà più di quarant’anni dopo un finale molto simile a quello di What Happened to Jones, con la fuga dei due innamorati al di fuori della chiesa per testimoniare e sottolineare un legame affettivo che va al di là del rigido codice ecclesiastico. E non è un caso che l’assumere sembianze “pretesche” da parte di un personaggio ricercato dalla polizia sia un altro topos del cinema americano, in particolare di quello “dissidente”, partendo da The Pilgrim di Chaplin per arrivare a Una calibro 20 per lo specialista di Michael Cimino.

Ma, in fin dei conti, ciò che più colpisce di What Happened to Jones è proprio la capacità di far ridere quasi senza sosta, grazie a trovate magari banali ma sempre efficacissime (come Jones nascosto dietro a una porta che riesce a non farsi vedere da una signora arcigna), grazie alla perfezione dei tempi scenici (si pensi in particolare alla già citata lunga sequenza nel centro dimagrante in cui ogni volta si rimodula il rischio di essere presi dalla polizia, in cui ogni volta si ha l’impressione che il nostro eroe l’abbia fatta franca e invece si ritrova a dover ricominciare a fuggire) e grazie infine alla enorme capacità recitativa degli attori, capaci di “ripensare” l’eccessiva mimica teatrale delle origini del muto al servizio di un sovraccarico di toni, di sguardi e di faccette sempre però funzionali ai vari colpi di scena cui ci si trova ad assistere. Ed è anche in queste modalità recitative che si ritrova la matrice di un genere in cui l’eccesso è sempre controllato, in cui si viaggia sempre in bilico fino a non “rovinare” nell’anarchia e nell’aperta rottura degli schemi, in cui si allude e si occhieggia all’assurdo senza mai abbracciarlo totalmente. Una formula che gli americani hanno sempre posseduto e che solo in tempi recenti sembrano aver perso; o peggio, forse in alto loco non la ritengono più necessaria nel cinema contemporaneo credendola magari troppo passatista e poco fruttuosa dal punto di vista economico, tanto che in tempi recenti solo un ultra-manierista come Bodganovich si è permesso di misurarsi con il genere in Tutto può accadere a Broadway.

Info
La scheda di What Happened to Jones sul sito de Le Giornate del Cinema Muto.

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