J’veux du soleil

J’veux du soleil

di ,

Proiettato in apertura della quinta edizione del PerSo – Perugia Social Film Festival, J’veux du soleil di Gilles Perret e François Ruffin è un documentario on the road nel cuore della Francia e delle ragioni della rivolta dei gilet gialli. Un documento importante, un’inchiesta necessaria, che per buona parte risulta però incompiuta.

Un posto al sole

“Ho cambiato le pastiglie dei freni e il liquido di raffreddamento. 350 €. Andiamo!” Con queste parole, François Ruffin parte per un viaggio in giro per la Francia, per scoprire perché molti francesi hanno deciso di unirsi al movimento “Gilets Jaunes” (gilet gialli), l’insurrezione sociale senza precedenti che è in corso in Francia da novembre 2018 che vede i ‘giubbotti gialli’ occupare le rotonde e manifestare il sabato in tutta la Francia. [sinossi]

“Non è che un inizio” (continuiamo la lotta), probabilmente è proprio l’incipit di questo sempiterno slogan rivoluzionario a descrivere al meglio J’veux du soleil di Gilles Perret e François Ruffin, primo documentario sul movimento dei gilet gialli francesi. Proiettato in apertura della quinta edizione del PerSo – Perugia Social Film Festival, alla presenza di Perret, il film è un’inchiesta on the road che non nasconde mai il suo presupposto di partenza: smentire quell’identificazione tra il movimento popolare e le istanze destrorse e sovraniste che i media francesi (ed europei) hanno ostinatamente corroborato, allo scopo, naturalmente di mettere a tacere i ribelli. E così, nel dicembre del 2018 il giornalista, filmaker e politico François Ruffin (fondatore del giornale satirico Fakir, autore del documentario Merci, patron!, creatore del partito Picardie Debout, appoggiato anche dal Partito Comunista Francese) insieme al sodale Gilles Perret si imbarca in un viaggio dal nord al sud della Francia – lasciando per una volta ai margini Parigi e i parigini – per dare voce invece a quella popolazione della provincia in cui i due autori identificano i reali “emarginati arrabbiati”, il cuore pulsante della protesta.

J’veux du soleil, che riprende il titolo dall’omonimo brano portato al successo nel 1991 dalla band Au P’Tit Bonheur, è dunque prevalentemente un documentario antropologico ed etnografico, che lascia ampio spazio ai luoghi, ai volti e alle storie di vita quotidiana dei suoi protagonisti. Ruffin si prende dunque la briga di andare ad ascoltare le persone che da quasi un anno ormai manifestano in tutta la Francia indossando l’unico indumento che nessuno potrà mai togliergli: quel gilet giallo imposto da tempo a tutti gli automobilisti europei. La sua è dunque un’indagine che, seppur di fatto incompiuta (il macro-evento rivoluzionario è d’altronde ancora in atto), apre una finestra importante e necessaria su una realtà scottante del nostro tempo, che reclamava già da un po’ di essere raccontata. Nessuna risposta o verità definitiva è prevista come approdo di questa ricerca che lascia aperta l’unica, vera grande questione: la sinistra (francese, europea) ha perso un’occasione rifiutando di appoggiare il movimento? La domanda per i due registi è retorica, come ben dimostra da un lato l’approccio benevolo nei confronti degli intervistati e dall’altro l’attività politica svolta in prima persona da Ruffin.

Di fatto però, i nostri nocchieri, curiosi e amabili, evitano – o forse hanno tenuto fuori dal montaggio del film – di intervistare quelle personalità destrorse che pure fanno parte del movimento e che lo stesso Gilles Perret, in occasione della presentazione del film al PerSo, ha confermato di aver incontrato. Ci voleva poi forse una maggiore aggressività e malizia nel porre le domande, un piglio giornalistico privo di pudori e del timore di sembrare scomodi o persino scortesi nei confronti dei manifestanti incontrati. Invece quel che appare evidente in J’veux du soleil è prevalentemente quanto François Ruffin sia un reporter dal volto umano animato da un’encomiabile sete di conoscenza e da un altrettanto sincero affetto nei confronti della varia umanità che incontra. E, viene da pensare nel corso del film, non poteva essere altrimenti. Già, perché c’è il quarantenne a cui hanno amputato entrambe le gambe, c’è un giovane che lamenta di non poter andare al bowling con gli amici perché non ha il denaro, e poi la signora che “lavora” alle tombolate per anziani e vive dei buoni del supermercato, l’ex barbone, la trentenne con cinque figli a carico, la disabile a cui hanno tolto i figli e che non ha remore ad ammettere di rovistare nei cassonetti. Entità differenti che indossano la stessa rabbia e lo stesso gilet, che si riuniscono presso i caselli autostradali e le rotonde, moderne “piazze” prive di socialità che acquistano così, per una volta, una funzione sensata. Tutto ciò rende J’veux du soleil anche una forma di psicoterapia collettiva che si svolge proprio davanti ai nostri occhi, mentre la fratellanza, fondamentale elemento della triade di valori scandita dallo slogan della repubblica francese, torna al centro di un discorso che da sociale si fa anche geografico. Tra i momenti più interessanti del film c’è infatti la mappatura, ad opera di un manifestante, di un territorio che ha perso i suoi referenti, quelli che rendevano la popolazione locale una “comunità”, ovvero: in quella cittadina di provincia, là dove un tempo c’era il macellaio, il panettiere, il pescivendolo, il giornalaio, ora non c’è più nulla e ogni acquisto è destinato a essere svolto nel centro commerciale alle soglie del centro abitato. E allora, forse, riunirsi in una straniante e spersonalizzante rotonda assume davvero un senso anche politico, di resistenza e di lotta.

Se dunque J’veux du soleil a tratti appare incompiuto o incompleto, serba però certo il merito di proporre una ri-mappatura umana della Francia odierna, che i due registi portano aventi mettendosi ad altezza d’uomo (e di donna) per ascoltare e conoscere, prima che il presente e i suoi protagonisti si cancellino sotto ai nostri occhi, oscurati da troppe immagini e troppi facili slogan a rapido scorrimento.

Info:
La scheda di J’veux du soleil sul sito del PerSo Film Festival.
Il trailer di J’veux du soleil.

  • J-veux-du-soleil-2019-Gilles-Perret-François-Ruffin-01.jpg
  • J-veux-du-soleil-2019-Gilles-Perret-François-Ruffin-02.jpg
  • J-veux-du-soleil-2019-Gilles-Perret-François-Ruffin-03.jpg
  • J-veux-du-soleil-2019-Gilles-Perret-François-Ruffin-05.jpg
  • J-veux-du-soleil-2019-Gilles-Perret-François-Ruffin-06.jpg
  • J-veux-du-soleil-2019-Gilles-Perret-François-Ruffin-07.jpg
  • J-veux-du-soleil-2019-Gilles-Perret-François-Ruffin-08.jpg
  • J-veux-du-soleil-2019-Gilles-Perret-François-Ruffin-09.jpg
  • J-veux-du-soleil-2019-Gilles-Perret-François-Ruffin-10.jpg

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento