La scomparsa di mia madre

La scomparsa di mia madre

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Splendida opera prima già presentata in concorso al Sundance, La scomparsa di mia madre di Beniamino Barrese coniuga delicatamente intimismo e impegno sociale, aprendo una riflessione vivissima sul ruolo del documentario in un mondo divenuto ostaggio delle apparenze.

Accecati dal buio

Modella e icona degli anni 60, Benedetta Barzini abbraccia nel decennio successivo la causa femminista, diventando scrittrice e docente di Antropologia della moda, in eterna lotta con un sistema che per lei significa sfruttamento. A 75 anni, stanca dei ruoli e degli stereotipi in cui la vita ha cercato di costringerla, decide di lasciare tutto per raggiungere un luogo lontano, dove scomparire. Turbato da questo progetto – radicale quanto indefinito – suo figlio Beniamino comincia a filmarla, determinato a tramandarne la memoria. [sinossi]

Esordio alla regia di Beniamino Barrese, La scomparsa di mia madre è un documentario straordinario interamente incentrato sulla figura della madre, ex top model negli anni ‘60 alla corte dei migliori fotografi americani, poi giornalista, opinionista ed esponente di movimenti femministi. Una donna capace di rinnegare totalmente le mistificazioni della forma (“non ero veramente io in quelle foto”) in nome della pura adesione all’autenticità e alla sostanza: del lavoro, della famiglia, dell’impegno civile.

Beffardo quindi che il figlio sia diventato un film-maker ossessionato proprio dall’idea di consegnarla nuovamente alle immagini, sovrascrivendo la vecchia identità con la nuova. Tanto più che, paradossalmente, Benedetta Barzini vorrebbe solo scomparire, lasciandosi tutta la vita alle spalle per intraprendere un viaggio senza soldi né mete, e sottrarsi finalmente a qualsiasi tentativo di catalogazione sociale. La scomparsa di mia madre documenta infatti il suo progetto di fuga da un mondo che oggi non le appartiene più e forse non le è mai appartenuto veramente.

Dietro la durezza di questo splendido personaggio, il rifiuto del successo e l’opposizione così apparentemente severa al progetto del figlio, si annida un’amarezza, il disincanto e il livore tipicamente senile di chi ormai vuole andarsene, consapevole di non aver più nulla da dare. In realtà c’è insita anche una paradossale richiesta di attenzione per la donna e il segreto rimpianto per quel suo periodo sotto i riflettori, assecondato dalla visione adorante, appassionata e tenerissima di Barrese. Autore di un’opera che in verità “si serve” consapevolmente di un ritratto per allargare la riflessione su vecchiaia, marginalità ed esclusione sociale. Ovviamente con la complicità di Benedetta, quasi fosse un’altra delle sue battaglie.

C’è un momento in La scomparsa di mia madre in cui il progetto di fuga della protagonista viene tacitamente accantonato: in quest’ultima mezz’ora, forse faticosa ma estremamente ricca e problematica, il documentario sembra trasformarsi in una sorta di mockumentary, dove la ricerca dell’oblio diventa invece un tentativo di rilanciare ad ogni costo l’esistenza di questa donna, anche attraverso la voce narrante e il corpo di altre ragazze che la impersonano. Come se Benedetta, invece di scomparire, si moltiplicasse nelle storie di altre persone. Emblematico è in tal senso il finale dove copre simbolicamente l’obiettivo della mdp con la mano, riempiendo il campo della sua sola presenza, fino ad oscurarlo.

Queste ambiguità e le continue opposizioni madre-figlio, immagine-buio, resoconto-finzione, diario privato-esibizione pubblica che corrono lungo il film avviano una riflessione teorica estremamente ricca sulle possibilità del linguaggio documentaristico, priva di autocompiacimento o intellettualismi ma sempre animata da un uno sguardo lucido, affettuoso e commovente. Non per cristallizzare una storia ma con l’idea radicale di farla vivere veramente, attraverso il cinema. Ovunque sia (ancora nel proprio appartamento milanese o in un’isola deserta?), Benedetta può star certa che l’autenticità, il rigore e la passione inseguiti per tutta una vita, a suo figlio non mancano di certo.

Info:
Il trailer de La scomparsa di mia madre.

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