Nuestras madres

Nuestras madres

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Vincitore del Roberto Rossellini Award per la miglior regia al 3° Pingyao International Film Festival, Nuestras madres rappresenta il film d’esordio nel cinema di finzione per César Diaz, che si occupa della grande tragedia del suo paese d’origine, il Guatemala, la sanguinaria guerra civile durata 36 anni. Un film secco e diretto che arriva al nocciolo della questione, senza fronzoli e digressioni.

C’è del marcio in Guatemala

Guatemala, 2018. Il paese intero è scosso dai processi ai soldati coinvolti nella guerra civile. Ernesto è un giovane antropologo forense occupato nell’identificazione degli scomparsi. Un giorno, mentre ascolta il racconto di una anziana donna, pensa di aver trovato un indizio che lo potrà condurre sulle tracce di suo padre, un guerrigliero che pure è scomparso durante la guerra. [sinossi]

Uno scheletro umano viene ricomposto, le ossa sono di colore marrone, ben diverso da quel bianco che siamo solito vedere nei musei, segno che sono state impregnate, contaminate nella lunga permanenza in un terreno. Con questa scena comincia Nuestras madres esordio alla finzione del documentarista César Diaz, il film che si è aggiudicato il Roberto Rossellini Award per la miglior regia al 3° Pingyao International Film Festival, passato in anteprima alla Semaine de la Critique del Festival di Cannes. Una scena a sé, che verrà ripresa, che solo con il dipanarsi della narrazione troverà il suo significato. L’enunciazione di una storia che affonda nella tragedia di una nazione, la guerra civile, di cui in occidente sappiamo pochissimo, che ha sconvolto il Guatemala dal 1960 al 1996, un conflitto che ha lasciato uno strascico enorme di vittime, 200.000 morti e 45.000 dispersi, desaparecidos proprio come in Cile e in Argentina. Un paese che fa i conti con il proprio passato nei processi ai militari artefici di quello sterminio. Come succede in questi casi, l’attività giudiziaria procede alla ricerca di resti, di ossa di cadaveri nelle fosse comuni, oppure occultati in territori remoti. Un disseppellimento che è anche metaforico, la riesumazione di un rimosso della memoria della nazione.

Ernesto, il protagonista del film, è proprio un antropologo forense, con l’incarico di identificare quei resti, quelle povere spoglie. Il suo lavoro è mettere ordine ai quei reperti, identificare quegli ossicini, ricomporli e ricondurlo a un soggetto scomparso. Ma Ernesto è anche coinvolto in prima persona in questo dramma, essendo il suo stesso padre uno dei tanti che sono mancati all’appello, con la possibilità che questo sia stato tra le fila dei carnefici. E questo, nella narrazione secca e diretta del film, lo veniamo a sapere con precisione solo a un certo momento. Nell’attività di ricomposizione di uno scheletro umano, come nella scena iniziale, che è anche la ricostruzione di una memoria storica, Ernesto si troverà anche in una situazione archetipica shakespeariana, quella di trovarsi di fronte con il probabile teschio del padre, come Amleto con quello di Yorick.

Nuestras madres è un film semplice e diretto, che in un’ora e venti minuti dice tutto quello che deve dire, senza perdersi in digressioni o in momenti inutili. César Diaz, guatelmalteco che ha studiato cinema in Messico, Belgio, Francia, racconta la tragedia di un popolo che, in oltre trent’anni, ha coinvolto tutta la popolazione, nessuno poteva sottrarsi, una guerra civile che ha spesso visto combattersi tra di loro fratelli, parenti. E questo è indicativo nel duplice ruolo di Ernesto, quello di consulente dell’accusa ma anche di familiare di uno scomparso. E torna l’approccio della lunga carriera di documentarista del regista nello scandagliare le baraccopoli, nel rendere quei volti veri, reali della gente comune, semplice, le contadine, con i lineamenti da indio, con quegli abiti variopinti. La carrellata sui visi di queste donne, carichi di dignità, al processo, ci porta alle Madri di Plaza de Mayo e alla loro lotta. Allo stesso tempo sono ben costruiti i personaggi di finzione come Ernesto, un ragazzo che ha una vita normale, esce la sera, con la fidanzata, che scorre nonostante il fardello immenso di cui è portatore. Vive con i suoi morti, dice. E straordinario è anche il ritratto di sua madre, che si oppone alla ricerca del figlio, nel grande dilemma di queste situazioni, tra portare alla luce una verità scomoda o lasciare tutto nell’oblio.

Info
Il trailer di Nuestras madres.

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