Mystify: Michael Hutchence

Mystify: Michael Hutchence

di

Documentario intimo e rigoroso nelle scelte narrativo-registiche, Mystify: Michael Hutchence di Richard Lowenstein restituisce senza filtri un toccante ritratto del compianto leader degli INXS. Alla Festa del Cinema di Roma 2019.

About a boy

Un ritratto intimo e profondo di Michael Hutchence, leader degli INXS, personalità complessa e sensibile che con la sua voce straordinaria e la sua vita spericolata, il suo fascino e la sua sensualità, per un tempo purtroppo molto breve ha incantato il pubblico dentro e fuori dal palco. Michael ha dovuto combattere con l’idea del successo e con i limiti alla creatività imposti dalla celebrità per cercare di esprimere la propria integrità; un anelito che ha segnato la sua vita e la sua musica e lo ha spinto a cercare di svincolarsi dai dogmi del pop. Fino a quando un traumatico incidente lo ha reso vulnerabile, incapace di guardare avanti, inerme di fronte agli assalti della stampa scandalistica. [sinossi]

Non è poi così difficile realizzare un buon documentario biografico-musicale, basta aver fatto un solido lavoro di ricerca sui materiali di repertorio, dimostrare un po’ di rigore nella scrittura, possedere la “giusta” sensibilità. Formazione, ascesa, caduta, gossip selvaggio, c’è tutto il menù caratteristico dei ritratti sulle grandi star del rock in Mystify: Michael Hutchence di Richard Lowenstein, ma la declinazione offerta dal regista australiano, noto dalle nostre parti per aver firmato E morì con un felafel in mano, è personalissima e spiazzante. Il segreto è presto detto, al di là della prossimità con il suo oggetto d’elezione – Lowenstein è stato amico di Hutchence e ha firmato numerosi videoclip per gli INXS – il regista rifiuta rigorosamente di inserire in questo suo lavoro le interviste frontali in “abiti contemporanei”, lasciando invece che sia una polifonia di voci e un tessuto ben orchestrato di immagini di repertorio a restituire il ritratto di un artista e, soprattutto, di un giovane uomo, scomparso in tragiche circostanze all’età di 37 anni nel 1997.

Presentato alla 14a Festa del Cinema di Roma, Mystify: Michael Hutchence, grazie a queste accortezze si rivela un documentario coinvolgente, affettuoso, a tratti toccante, ma senza ricercare alcun effetto lacrimevole né utilizzando soluzioni ruffiane. Nel film è solo lo stesso Michael Hutchence a parlare rivolgendosi direttamente allo spettatore in una serie di interviste d’epoca, mentre amici, familiari, manager e, soprattutto, le sue compagne di vita, ne dissertano oggi accompagnando lo scorrere sullo schermo di numerosi filmati inediti, molti dei quali messi a disposizione proprio dagli intervistati. In tal senso, Mystify: Michael Hutchence si può dire che raggiunga senza scorciatoie né mediazioni le viscere dello spettatore proprio perché contiene un’alta componente di “home movies”.

Il ritratto biografico composto da Lowenstein segue un ordine cronologico: vediamo qualche foto e filmato dell’infanzia del leader degli INXS trascorsa a Hong Kong, dove il padre ha lavorato per diversi anni, la madre poi racconta di quanto fosse indisciplinato e carente nel corso della formazione scolastica (colpisce poi, in tal senso, la dichiarazione di Hutchence sul suo non essere un intellettuale), il sodale Andrew Farriss espone i dettagli del nascere della loro amicizia e della band, le varie compagne di vita ne riassumono tratti essenziali del carattere, mentre lo stesso Michael Hutchence dice la sua sulle difficoltà che prova nel definire la sua idea sull’amore. Particolarmente impressionanti, restando al discorso sull’amore e sulla prossimità, sono i filmati messi a disposizione da Kylie Minogue, collega, conterranea e compagna di Hutchence per alcuni anni, dove la coppia è colta in un’intimità, per l’appunto da home movie, nel corso di un viaggio in Italia e poi a bordo dell’Orient Express. La dimensione “umana” e personale del personaggio ha dunque una notevole rilevanza, ma numerosi sono anche gli spavaldi e adrenalinici ingressi sul palco dei vari concerti raccolti dal regista, utili a sottolineare la graduale costruzione di un carisma, di una presenza scenica, la cui natura espressiva era prettamente sessuale, almeno a detta della stampa, dei promoter del gruppo e, naturalmente dei/delle fan. Michael Hutchence è infatti qui oggetto di un documentario-home movie- erotico pronto a sottolineare più volte quella natura ammiccante che, in parte – e questa è una delle tesi del lavoro di Lowenstein –, ne ha provocato la morte. Ma tale deduzione non è affatto collegata alle note circostanze del decesso di Hutchence, Lowenstein pare infatti rifiutare del tutto la chiacchierata ipotesi che sia stato un gioco autoerotico a causarne l’asfissia, avvalorando invece quanto riportato nell’autopsia del cantante: suicidio per impiccagione. Un tragico gesto legato in buona parte alle tristi vicende del matrimonio con la giornalista Paula Yates, da cui aveva avuto da poco una bambina, e alla perdita da parte della donna della custodia delle figlie avute con Bob Geldof. A contribuire a sfatare la leggenda e a spiegare le origini di una prolungata fase depressiva del cantante, ci pensa poi il racconto di Helena Christensen, celebre modella e per anni compagna dell’artista, che narra di come, durante la loro permanenza a Copenhagen, Hutchence fosse stato brutalmente aggredito da un tassista, riportando un grave trauma cranico con lesione del lobo temporale e perdita dell’olfatto. Questo incidente, le cui conseguenze vennero rese pubbliche solo con l’autopsia, provocò, a detta di molte delle voci qui intervistate, un radicale cambiamento comportamentale nel cantante, per il quale, tra l’altro, ci viene detto nel film, Il profumo di Patrick Süskind, con il suo intreccio tra feticismo, sessualità e crimine, era stata una lettura recente e molto amata.

Sono poche di fatto in Mystify: Michael Hutchence le annotazioni che mirano a dispiegare il percorso musicale di Hutchence e degli INXS, si parla solo brevemente del legame con il funky e con James Brown, poi dell’interessante progetto musicale Max Q (e dell’album omonimo) nato dalla collaborazione di Hutchence con Ollie Olsen, per il resto, la polifonia di voci raccolte da Lowenstein – tra le quali spicca, per ricchezza di informazioni e di analisi sul personaggio, quella della manager Martha Troup – tratteggia principalmente la discrasia tra il personaggio pubblico e quello privato, ponendone in luce conflitti interiori, ansie, difficoltà nel maneggiare il proprio ruolo mediatico. “Quante canzoni del nuovo album parlano di sesso?” chiede a un certo punto una giornalista a Hutchence, cristallizzando in una banale domanda tutto il peso di un personaggio pubblico costruito attorno a una persona che invece sembra, da quello che vediamo e ascoltiamo nel film, ancora in cerca di una sua strada.

Rispettoso, affettuoso e mai banalmente nostalgico, questo diario intimo modulato sulle voci di personaggi che hanno conosciuto Michael Hutchence, sembra volerci dire con disarmante semplicità che c’è stato un giovane uomo un tempo che per un paio di decenni ha accompagnato con la sua musica fan e non (la hit I Need You Tonight non è certo sconosciuta ai più), era complicato e sensibile come tanti, si era costruito attorno una personalità pubblica sensuale e vitale con cui la stampa andava a nozze, non è stato felice nei suoi ultimi anni, ma di certo è stato molto amato.

Info:
La scheda di Mystify: Michael Hutchence sul sito della Festa del Cinema di Roma.
Il trailer di Mystify: Michael Hutchence.

  • Mystify-Michael_hutchence-2019-Richard-Lowenstein-01.jpg
  • Mystify-Michael_hutchence-2019-Richard-Lowenstein-02.jpg
  • Mystify-Michael_hutchence-2019-Richard-Lowenstein-03.jpg
  • Mystify-Michael_hutchence-2019-Richard-Lowenstein-04.jpg
  • Mystify-Michael_hutchence-2019-Richard-Lowenstein-05.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Roma 2019

    Si tiene dal 17 al 27 ottobre la Festa del Cinema di Roma 2019, che festeggia la quattrordicesima edizione, la quinta da quando il direttore è Antonio Monda. Il programma è ancora più scarno del solito, e sembra ruotare tutto attorno al solo Irishman, il nuovo atteso film di Martin Scorsese.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento