Fantasmas: Caminho Longo para Casa

Fantasmas: Caminho Longo para Casa

di

Presentato nel concorso portoghese di Doclisboa ’19, Fantasmas: Caminho Longo para Casa di Tiago Siopa è un film sulla vita rurale, sui ritmi della campagna, dove il fantastico fa parte del quotidiano e gli avi della famiglia rimangono una presenza che accompagna l’esistenza di tutti i giorni.

Gruppo di famiglia con fantasmi

Dopo un incantesimo lanciato da una vecchia del paese, il figlio maggiore di una famiglia di campagna incontra il fantasma della sua defunta nonna Maria, che vive ancora nella sua vecchia casa e con lei chiacchiera come una volta. [sinossi]

Esordio al lungometraggio di finzione per il giovane filmmaker portoghese Tiago Siopa, Fantasmas: Caminho Longo para Casa è un’opera capace di racchiudere in sé il film familiare, quasi un homemovie domestico, il film sulla vita di campagna, sulla persistenza nelle aree rurali del Portogallo di stili e ritmi contadini a contatto con la natura, e infine il fantastico, il soprannaturale che aleggia nel quotidiano, i fantasmi, le streghe, i lupi mannari; tra il documentario a carattere etnografico e il B-movie. Siamo in una regione remota, ventosa. Il vento è una presenza invisibile, eterea ma percepibile, proprio come i fantasmi. Le pale eoliche si stagliano all’orizzonte, avamposto di un progresso tecnologico, ma anche la banderuola sulla casa: indicano quanto stia soffiando. E poi la foschia e le nuvole, sempre in movimento, sempre cangianti. Dai titoli di coda, dove tutti i personaggi portano il cognome Siopa, quello del regista che è parte del film, abbiamo la conferma della dimensione da filmino di famiglia, della reale composizione domestica dei personaggi e della loro vita in una casetta della campagna portoghese.

Tagliare i fiori del giardino per delle composizioni, dipingere la casa di blu, nel colore tipico di quelle aree, richiamo al cielo, il gatto che mangia il topo, la gatta con la sua cucciolata, la gallina che razzola, potare la grande ortensia davanti casa, capitozzare gli alberi, far bollire le scorze di limone per farne un equivalente del limoncello, bruciare sterpaglie, fare la carbonaia seguendo quell’antica pratica già oggetto del documentario Terra, trionfatore della competizione portoghese del Doclisboa 2018. Tiago Siopa indugia su queste scene di elegia rurale.

Una cultura contadina dove è ben radicato il rispetto, il culto degli avi. Lo vediamo da subito nella scena del cimitero, nel vento, per proseguire poi con la presenza della defunta nonna Maria, con la quale Tiago intavola discorsi come quelli di qualsiasi nonna con nipote. Le confessa per esempio di essere un regista squattrinato, di aver scelto una strada, quella del cinema, per cui spesso lavora gratis. La nonna è una presenza invisibile sulla poltrona, segnalata dal suo bastone, mentre le scene soprannaturali sono richiamate da un effetto flou, da film di genere da due soldi. E ancora i fantasmi verranno rappresentati con quell’iconografia dell’infanzia, coperti da un lenzuolo bianco con due buchi per gli occhi. Il mondo ancestrale che lascia traccia, che permane come in una stratificazione, è quella dei vecchi alberi di ulivo, piantati dal bisnonno, ma anche quella, portata all’estremo, della pietra con i fossili, risalente a 65 milioni di anni fa. La roccia fossile diventa una pietra filosofale, che imprime al film una svolta metafisica, che proietta immagini squarciando e fendendo il muro, in un film attraversato da fasci luminosi, spiragli di luce, riverberi, fino al trionfo della magia alla Bela Tarr, di un’eclissi, un fenomeno, per quanto perfettamente spiegabile, con un grande portato misterico, una breve rottura delle armonie cosmiche. La roccia fossile è una metafora spiegata dalla stessa nonna fantasma: è un qualcosa di eterno, immutabile, testimonianza materica della vita, mentre l’anima è una forma di eternità incorporea.

Il teatro Noh è quella forma antica di rappresentazione che fa convivere i vivi con i morti. Così si dice nel film giapponese L’uomo che dorme di Kōhei Oguri. Uno spiraglio alla cultura giapponese è presente in Fantasmas: Caminho Longo para Casa, unico elemento esotico, in un brano della colonna sonora, Ogi no Mato dell’Ensemble Nipponia, tipico motivo tradizionale eseguito con gli strumenti musicali antichi, brano utilizzato anche in Blade Runner. Giapponese è anche la rappresentazione della nuvola, che può assumere infinite e imprevedibili forme, come la vita. E con immagini di nuvole, astrazione, caos primordiale, principio e fine, si chiude Fantasmas: Caminho Longo para Casa.

Info La scheda di Fantasmas: Caminho Longo para Casa

Articoli correlati

  • DocLisboa 2019

    Longa noite RecensioneLonga noite

    di Film d'apertura di Doclisboa '19, Longa noite di Eloy Enciso, già in concorso a Locarno, rievoca gli anni bui, la lunga notte della Spagna, della guerra civile e della dittatura franchista, con uno stile di straniamento straubiano, e con la presenza della natura aspra di un territorio estremo come quello della Galizia.
  • Festival

    doclisboa 2019 presentazioneDoclisboa 2019 – Presentazione

    Annunciato il programma completo di Doclisboa 2019, una delle più ricche manifestazioni di documentari, e non solo, arrivata all'edizione numero 17, che si terrà dal 17 al 27 ottobre sotto la direzione artistica, unica, di Cíntia Gil, nell'ultimo anno del suo mandato.
  • Doclisboa 2018

    Terra RecensioneTerra

    di , Vincitore della competizione portoghese di Doclisboa ’18, Terra è un nuovo capitolo dell'esplorazione dei registi Hiroatsu Suzuki e Rossana Torres nelle parti più remote del Portogallo rurale, dove sopravvivono tradizioni come quella di produrre il carbone vegetale nelle carbonaie all'aperto.
  • Perugia 2018

    Raiva RecensioneRaiva

    di Western con fuorilegge, tragedia familiare, noir. Raiva di Sérgio Tréfaut è una potente metafora della lotta di classe. In anteprima al PerSo 2018.
  • Lisbona 2017

    Spell Reel

    di Menzione speciale della giuria a Doclisboa 2017, Spell Reel di Filipa César è un'opera di metacinema che si costruisce con un dialogo costante tra le immagini di oggi nella Guinea-Bissau e quelle d'archivio relative all'indipendenza del paese.
  • Torino 2015

    Blade Runner RecensioneBlade Runner

    di Blade Runner è fantascienza che forse vivremo tra quarant'anni, è un noir che non esiste più, è una love story impossibile, è la straziante rappresentazione dell'essenza della vita. Al TTF2015 per la retrospettiva "Cose che verranno".
  • Festival

    Doclisboa 2019

    Doclisboa 2019 segna l'ultima edizione del festival portoghese sotto l'egida di Cíntia Gil; dal 17 al 27 ottobre a Lisbona il meglio del cinema documentario (e non solo) presso il Culturgest e altre sale cittadine.
  • Doclisboa 2019

    Intervista a Luísa HomemIntervista a Luísa Homem

    Regista, montatrice, produttrice, tra i fondatori del collettivo Terratreme Filmes, la portoghese Luísa Homem ha diretto Suzanne Daveau, in cui segue la storia della geografa che dà il titolo al film. Abbiamo incontrato Luísa Homem in occasione del Doclisboa 2019.
  • Doclisboa 2019

    Intervista a Tiago SiopaIntervista a Tiago Siopa

    Tiago Siopa, dopo studi di fisica si è indirizzato al cinema documentario. Il suo lungometraggio di diploma, Setil, ha ricevuto una menzione speciale della giuria al Doclisboa 2015. Lo abbiamo incontrato al Doclisboa 2019, dove veniva presentato il suo secondo lungometraggio, Fantasmas: Caminho Longo para Casa.
  • Berlinale 2020

    A metamorfose dos pássaros RecensioneA metamorfose dos pássaros

    di Presentato nella sezione Encounters della 70 Berlinale, nell'ambito della quale ha vinto il premio Fipresci, A metamorfose dos pássaros rappresenta l'esordio al lungometraggio per la giovane Catarina Vasconcelos, un viaggio nelle memorie familiari reso come una galleria d'arte o un wunderkammer.
  • Berlinale 2020

    Intervista a Catarina VasconcelosIntervista a Catarina Vasconcelos

    Nata a Lisbona nel 1986, con una formazione artistica, Catarina Vasconcelos ha presentato a Berlino il suo primo lungometraggio, A Metamorfose dos Pássaros. L'abbiamo incontrata in questa occasione.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento