Intervista a Ju Anqi

Intervista a Ju Anqi

Regista e artista multimediale, Ju Anqi fa parte della nuova generazione di filmmaker indipendenti cinesi. Il suo film d’esordio, A Strong Wind in Beijing è stato presentato alla Berlinale nel 2000, mentre Poet on a Business Trip, che ha ricevuto i fondi del Hubert Bals Fund, è stato presentato all’IFFR 2015. Altre sue opere sono A Missing Policeman, Big Character, Drill Man e Almodovar’s Actor, quest’ultimo girato a Barcellona con l’attore Jan Cornet. Con alcuni suoi colleghi, come Jia Zhangke e Lou Ye, è tra i firmatari di un appello rivolto al China Film Bureau per una riforma radicale dell’industria cinematografica nazionale. Abbiamo incontrato Ju Anqi durante il 3° Pingyao International Film Festival, dove ha presentato il suo nuovo film, A Trophy on the Sea, che ha ricevuto una menzione speciale nonché il premio come migliore attore, a Xuebing Wang, ai Fei Mu Awards.

A Trophy on the Sea è un film incentrato sulla pesca, attività nel quale il protagonista eccelle a differenza che nella sua professione di attore. Sembra che ci sia una connessione tra le due attività, fare cinema e pescare. Come mai?

Ju Anqi: La pesca è solo uno dei tanti elementi presenti in questo film. Nella cultura cinese la pesca è ricca di significati e sfumature, perché da un lato tu attendi proattivamente il pesce, ma dall’altro lato c’è qualcosa che aspetta di essere pescato. Quindi c’è questa combinazione di proattività e reattività, e anche fare un film è un’arte incerta, come l’incertezza nella propria vita. Pertanto, volevo provare a riprodurre sullo schermo questa insicurezza, il nervosismo della vita e del fare film. La pesca significa davvero molto, non solo per il film ma anche per le nostre emozioni, i nostri legami sentimentali. Siamo il pescatore o il pesce? Credo che questa relazione sia generalmente e universalmente applicabile in molti contesti. Inoltre, c’è anche l’insicurezza della vincita o della sconfitta, ad esempio un trofeo come risultato di un successo o l’esca per la pesca. Quindi ciò che volevo suggerire nel film era l’incertezza di molti di questi rapporti.

Usi il bianco e nero per le scene nel presente e il colore per i flashback. Come mai?

Ju Anqi: Ritengo che questo film sia puro e genuino. Ho sempre apprezzato la bellezza della semplicità e della purezza, come mostrato nelle nuove correnti del cinema negli anni Trenta in Cina e negli anni Sessanta in Europa. La storia in questo film non avviene soltanto nel presente ma può anche essere ambientata nel passato o nel futuro, e credo che il bianco e nero possa concretamente connettere passato e futuro e nello stesso tempo esibire la bellezza del cinema classico.

Le due storie raccontate nel film sono tra loro speculari: molti elementi, come l’uomo ucciso, si ripetono due volte. E poi la seconda storia, che parte dopo che il protagonista in fuga ha cambiato città, ritorna mano a mano ai personaggi della prima, rivelando una serie di connessioni. Come hai lavorato alla sceneggiatura per ottenere questa struttura?

Ju Anqi: Ci sono due espressioni in questo film che per me hanno molta importanza. Una è il significato letterale del copione, la sua natura letteraria che viene mostrata dalla struttura della narrazione. In particolare, mi piace la nuova narrativa, come il “nuovo romanzo” in Europa e il black humour negli Stati Uniti, rappresentati da Alain Robbe-Grillet e Kurt Vonnegut, sono quasi ossessionato da questi scrittori fin dall’infanzia, specialmente per le loro strutture letterarie. E proprio perché sono così rappresentativi in Europa e in America mi piacciono molto. Ho cercato diverse opportunità per trovare una breccia nella natura letteraria di questo film cercando di adottare un nuovo metodo di narrazione. La storia in sé contiene elementi come gli intrighi amorosi, l’omicidio e la fuga. Sono tutti elementi piuttosto generici, pertanto era necessario evidenziare la natura letteraria. Ad esempio, aggiungendo dei simboli come un trofeo o la pesca, ho creato un effetto letterario nel film, ma il risultato era comunque limitato. Abbiamo girato le scene per lo più in spazi chiusi. In questo modo si limitavano gli effetti visivi del film in modo che richiedesse più lavoro dal punto di vista letterario, lavorando sul copione e per rendere il film più interessante.

Nel tuo film girato in Spagna, Almodovar’s Actor, mostri ancora un interesse verso il ruolo dell’attore, verso l’attività di fare cinema. C’è un filone tematico con A Trophy on the Sea?

Ju Anqi: Non sono solo un regista, sono anche un artista contemporaneo. Nel 2016 sono stato invitato all’Art Expo a Barcellona per realizzare un corto. Ho pensato a diverse idee che hanno poi portato a formare una serie di film su diversi attori. Ho quindi scritto ad Almodovar, il mio regista preferito in Spagna, che è un maestro nella direzione degli attori. Gli ho chiesto di consigliarmi un attore o attrice dei suoi film, dicendogli che avrei voluto realizzare un film su questo attore nel suo contesto locale, sperando che la storia potesse avere rilievo anche localmente. Lui mi ha consigliato uno dei suoi attori, Jan Cornet, che ha vinto recentemente il premio Goya come miglior attore in Spagna. Vorrei realizzare sei corti in questo modo chiedendo a vari registi di consigliarmi differenti attori. Vorrei poi veicolare due differenti messaggi tramite questa serie di film. Uno riguarda la relazione tra regista e attore, e l’altro quello di creare una specie di illusione perché vorrei chiedere all’attore di interpretare se stesso, chiedendo all’attore di interpretare un attore. In questo modo si aggiungerebbe un’ulteriore maschera e l’attore risulterebbe confuso, del tipo: «Sto interpretando me stesso, la mia vita? O sto interpretando me stesso in una storia?». Questo è il tipo di confusione che vorrei cercare di ottenere.

Info
La scheda di A Trophy on the Sea sul sito del Pingyao International Film Festival.

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