Intervista a Tiago Siopa

Intervista a Tiago Siopa

Tiago Siopa, dopo studi di fisica si è indirizzato al cinema documentario. Il suo lungometraggio di diploma, Setil, del 2015 ha ricevuto una menzione speciale della giuria al Doclisboa 2015. Con il suo secondo lungometraggio, Fantasmas: Caminho Longo para Casa, ha partecipato nel concorso portoghese a Doclisboa 2019. Abbiamo incontrato Tiago Siopa in questa occasione.

Alla fine di Fantasmas: Caminho Longo para Casa, capiamo, dai nomi nei titoli di coda, che si tratta della tua famiglia. Si tratta quindi di un film famigliare, di una tua dimensione di vita che coinvolge anche i tuoi avi?

Tiago Siopa: Si, assolutamente. Avevo questo desiderio di trovare le mie origini o di esplorare il passato, perché sento di non sapere molto della mia famiglia. Ovviamente avevo sentito delle storie, ma non ci avevo prestato molta attenzione. Credo di essere arrivato a quel periodo della mia vita in cui ho iniziato a mostrare interesse per tutto ciò, ad apprezzare di più quelle storie.

Qual è la location del film? È il tuo luogo d’origine?

Tiago Siopa: È un mix di diverse location; ci sono le mie nonne, che vivono in una zona più rurale, in campagna, e poi io e i miei genitori che viviamo in una piccola città industriale, vicino alle montagne. Ma credo che nel film abbia più spazio la campagna.

Indugi molto a riprendere le attività quotidiane di campagna, la potatura degli alberi, le galline che razzolano e tante altre cose. Sembra un documentario puro ma tu introduci l’elemento fantastico. Come mai?

Tiago Siopa: Volevo provare a creare un mondo di fantasia. Mi piace realizzare questo mondo a partire dalla realtà, perché vedo le credenze di mia nonna come appartenenti a un mondo fantastico, così come mio padre. Come tutte queste storie di lupi mannari ad esempio, ho cercato di dare vita a tutto questo nel film.

La natura è centrale nel film, così come il vento che è palpabile, sempre presente. Dipende semplicemente dal fatto che si tratta di luoghi particolarmente ventosi?

Tiago Siopa: Potrebbe essere così, ma ho provato a esplorare la natura del vento anche dal punto di vista narrativo. È una forza della natura, e sono interessato a tutto ciò.

Il film tratta delle vite passate, delle esistenze preesistenti. Quando a un certo punto introduci la pietra fossile ci riporti a vite di un passato lontanissimo, mentre la nonna crea una connessione tra quelle pietre e l’anima. Come mai?

Tiago Siopa: Mio fratello ebbe una discussione con mia nonna, e le chiese se sapeva di questa pietra. Non credo che sapesse qualcosa a riguardo, ma ha pensato a cosa potrebbe succedere a un’anima se fosse all’interno della pietra. Durante la realizzazione del film abbiamo sviluppato questa idea di una pietra che potesse contenere delle memorie. So che può sembrare assurdo, ma stavo provando a esplorare come poter inserire un fantasma nel film e la pietra non è altro che un modo per realizzare tutto questo. C’è una storia di mia nonna riguardo quel luogo, dov’è nato mio padre, che racconta di anime che lanciavano delle pietre per spaventare lei e mio nonno affinché lasciassero quel posto. Mentre la storia che mi ha raccontato mio padre è che c’erano delle persone che erano andate li a coltivare delle piante. C’è questo elemento fantastico e l’elemento di interesse, che sono in conflitto ma si mescolano tra di loro.

C’è un momento in cui da quella pietra fossile si genera un fascio che proietta immagini sul muro, come a portare a una lacerazione dello stesso. Puoi dirmi hai concepito quella scena?

Tiago Siopa: È un’immagine che esce dalla roccia e ci mostra una casa in rovina. Non so se sia difficile da vedere o capire cosa sia, ma è una casa in rovina. Per me questa roccia è la manifestazione della memoria e del passato e quella casa abbandonata alla fine è la chiave dell’idea astratta che dà il film.

Nell’ultima immagine del film, i fantasmi sono rappresentati con quell’iconografia classica, con il lenzuolo con i buchi per gli occhi. Come mai?

Tiago Siopa: È una rappresentazione popolare, un po’ come i lupi mannari. Sento che questo film ha anche elementi scherzosi al suo interno. È una famiglia che fa cinema. Come rappresenti un fantasma? Con delle lenzuola. Ma ho comunque provato a riprodurre i fantasmi in diversi modi.

In un film incentrato sulla vita rurale in Portogallo, c’è un brano giapponese nella colonna sonora, Ogi no Mato della Ensemble Nipponica. Come mai?

Tiago Siopa: Ha a che fare con questo sentimento scherzoso di cui parlavo prima. A mio padre piace immedesimarsi in un samurai, ero semplicemente io che creavo quel momento per lui. Io amo la cultura giapponese. Sento che quella scena, oltre alla musica, abbia del sentimento. È una musica antica.

La cultura giapponese classica, penso solo al teatro Noh, è piena di rappresentazioni di fantasmi. In un film di Kōhei Oguri, Sleeping Man, si dice che il teatro Noh mette in contatto il mondo dei vivi con quello dei morti, cosa che si può dire del tuo film. Ho letto in questo senso questa connessione giapponese.

Tiago Siopa: Quell’idea è stata molto importante all’inizio, quando stavo leggendo un libro, Humus, dello scrittore portoghese Raul Germano Brandão, che parla molto di tutto questo. Quando lui scrive di un piccolo villaggio, lo guarda e osserva i poveri, gli anziani, vede la vita; ma vede anche che i morti sono lì, presenti. È stato un punto di partenza. Il titolo Humus indica una parte del terriccio, le piante che si nutrono di ciò che è morto nel terreno.

Dal punto di vista produttivo, visto che questo è il tuo primo film dopo quello realizzato come diploma, come hai lavorato?

Tiago Siopa: Ho fatto il film per conto mio. Ho comprato una macchina da presa e mi sono occupato del suono. In un secondo momento ho trovato la Primeira Idade, la casa di produzione del film che ha iniziato a contribuire al progetto, nelle fasi finali del film. Il regista Andrés Duque poi mi ha fatto da tutor, quando ho portato il progetto in fase finale qui, a Doclisboa, mi ha aiutato e guidato ad arrivare alla fine del montaggio. Tutto questo è stato fondamentale per il film e ho vinto un premio per la postproduzione da RTP, una televisione pubblica portoghese.

Info
Il film di Tiago Sopa sul sito di DocLisboa.

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