The Blue Elephant 2

The Blue Elephant 2

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Presentato nella sezione Egyptian Panorama del 41 Cairo International Film Festival, The Blue Elephant 2 di Marwan Hamed, è un pastiche coloratissimo di horror, thriller, fantasy, giallo che attinge a man bassa da grandi classici del cinema. Un esempio di cinema di genere all’ombra delle piramidi.

I sogni son desideri

Farida viene rinchiusa in una cella speciale, blindatissima, dell’ospedale psichiatrico. È accusata di aver ucciso tutta la sua famiglia. Quella notte si verifica un altro crimine. Ora l’intervento del dr. Yehia diventa inevitabile. Pur avendo lasciato la psichiatria da cinque anni, accetta di occuparsi del caso. L’orrore inizia quando Farida lo avverte: «Tua moglie ucciderà la tua famiglia, uno per uno, tra tre giorni». [sinossi]

Uno degli errori più clamorosi di traduzione di un titolo di film in italiano è stato quello di La rosa purpurea del Cairo. Perché tradurre la parola ‘purple’ del titolo originale, che come noto significa viola, con un sinonimo di rosso? Il senso di quel titolo verteva su un gioiello antico dal colore inusuale e strano rispetto alla forma che riproduce. Quindi la rosa viola e non una banalissima di colore rosso. Nelle sale egiziane sta ora spopolando una saga, già arrivata al primo sequel, il cui titolo si basa su un analogo cortocircuito linguistico, The Blue Elephant, di cui abbiamo potuto vedere il secondo capitolo al 41 Cairo International Film Festival. Si tratta di una, probabile, serie basata sull’intreccio di generi, di cui è artefice il giovane regista Marwan Hamed. Protagonista, nei panni dello psichiatra dr. Yehia, che nel secondo capitolo vediamo rientrare in scena dopo aver abbandonato la professione, è il popolare attore Karim Abdel Aziz.

Un pericoloso criminale viene portato, con grande dispiego di forze di polizia, in quello che sembra un carcere di massima sicurezza, mentre in realtà è un ospedale psichiatrico. Incappucciato, come il Dottor Destino, ha l’impatto di un supercriminale. Potrebbe essere anche il nemico degli X-men Magneto, che deve essere rinchiuso in una speciale cella senza metallo. Il villain, nel nostro caso, si rivela una donna, Farida, colpevole di aver sterminato la sua intera famiglia. Con lei, rinchiusa in una cella speciale, sigillata, e tenuta costantemente sotto controllo, il dr. Yehia instaura un rapporto di collaborazione, finalizzato a scoprire e prevenire altri analoghi crimini, del tutto simile a quello del dottor Hannibal Lecter e Clarence Starling in Il silenzio degli innocenti. Analogo sarà anche il modo di Farida di evadere da quel guscio. Ma il film di Jonathan Demme è solo uno dei vari classici cui Marwan Hamed attinge a piene mani. C’è poi quella scritta enigmatica, da decrittare, che compare magicamente da un’ondata su una spiaggia e che poi il dr. Yehia scriverà anche in rosso su uno specchio. Ricorda qualcosa? E poi tra le altre abbiamo un’invasione di api in sciame, come quegli horror tipo Swarm. Questa scena peraltro dà il via al delirio onirico in cui a quel punto deraglia il film.

Con i sogni si può fare tutto. E così abbiamo la balena che vola sopra quella che sembra Istanbul, tutta una serie di situazioni da Mille e una notte, scene bizzarre circensi, tra Fellini e Strange Circus di Sion Sono. Per non dire poi della gigantesca tarantola, dimensioni da Jack Arnold, portata al guinzaglio nel deserto, all’ombra di una piramide. Il film diventa un reticolo onirico kitsch, nell’alternarsi di dentro e fuori un sogno. Le sequenze surreali terminano sempre con il risveglio drammatico del dr. Yehia. Certo sono tra i tanti cliché del film, che punta sull’effetto spavento facile, pompando con accompagnamenti musicali roboanti e ad effetto. E Marwan Hamed non lesina nemmeno efferatezze splatter, come un orecchio mozzato. Certo l’immaginario visivo surreale non ha la ricchezza di un Terry Gilliam, o di un David Fincher, ma il regista egiziano si mostra comunque a un livello di mestiere anche maggiore rispetto al prodotto medio hollywoodiano sciatto contemporaneo. E poi sa usare soluzioni come il passaggio dell’elefante blu che funziona come raccordo di montaggio. Hollywood dovrebbe accorgersi di lui e magari vedremo un remake americano di The Blue Elephant. Che in Italia verrà tradotto come “l’elefante grigio”.

Info
Il trailer di The Blue Elephant 2

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