Torino 2019

Torino 2019

Torino 2019, trentasettesima edizione del festival sabaudo, continua a muoversi all’interno della tradizione, cercando il punto di connessione tra la realtà cittadina e le esigenze di “ricerca”. A corredo la retrospettiva sull’horror classico.

La seconda metà dell’anno, si sa, è quella in cui si concentrano alcuni dei principali eventi festivalieri italiani legati al cinema, a partire ovviamente dalla Mostra di Venezia. Per quanto riguarda i festival definiti “generalisti” Torino chiude idealmente l’anno, spingendosi fino alle soglie di dicembre: l’occasione, dunque, è sempre valida per cercare di tracciare le linee generali dei dodici mesi precedenti. Un’occasione resa ancora più ghiotta dalla forma che ha assunto nel tempo il Torino Film Festival, sorta di enorme contenitore che da un lato propone alcune delle novità – la dicitura su cui si costruì l’evento, “Cinema Giovani”, trova ancora un suo senso nella scelta di lasciare la partecipazione al concorso principale alle sole opere prime, seconde e terze – e dall’altro si propone come cassa di risonanza per i titoli che sono rimbalzati da un festival all’altro. Così l’opera prima del taiwanese Lim Lungyin (Ohong Village, girato in 16mm) può trovarsi al fianco dei vincitori dell’Orso d’Oro e del Pardo d’Oro, senza che nessuno avverta alcun tipo di senso di spaesamento. Sono oramai quasi quindici anni che la kermesse sabauda si è creato questa identità, forse la più facilmente riconducibile all’idea di evento della direttrice Emanuela Martini, e diventa difficile immaginare qualcosa di diverso. Nell’abitudine, si sa, ci si trova sempre a proprio agio. Il fatto che Torino 2019 potrebbe essere l’ultima edizione sotto l’egida di Martini non deve far pensare a un’edizione stanca, o in qualche misura “gettata via”: la già citata presenza dei film di Nadav Lapid e Pedro Costa sta lì a testimoniare l’incessante volontà di essere il punto di riferimento cinefilo di un sistema italiano sempre più sbrindellato, abituato oramai a eventi culturalmente privi di reale sostanza perché ossessionati dal tappeto rosso, dal brillare delle luci, dalle star di primo o secondo livello. Impossibile non porre a confronto il programma, numericamente striminzito e privo di particolari profondità, della Festa di Roma con quello che si svilupperà tra il 22 e il 30 novembre. Un confronto improbo, al di là di ogni altra considerazione. [continua a leggere]

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Il sito di Torino 2019.

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