Fuori tutto

Fuori tutto

di

Vincitore della sezione Italiana.doc al Torino Film Festival, Fuori tutto è il dolente e accorato racconto della condizione della famiglia del regista, l’autore televisivo Gianluca Matarrese, sommersa dai debiti e alle prese con mille tentativi per provare a uscire dal baratro.

Ritratto di famiglia con buffi

Fondata nei primi anni Ottanta, la cooperativa di calzature Togo contava una trentina di punti vendita tra Torino e provincia. Fino al 2012, quando quel sogno e quell’impero hanno iniziato a sgretolarsi. Oggi restano due negozi e 450 mila euro di debiti. Ogni mattina i genitori e la sorella del regista si svegliano non sapendo cosa inventarsi. [sinossi]

In tempi in cui il cinema documentario sembra virare sempre più pericolosamente verso l’estenuata riflessione estetico-filosofica o l’autocontemplazione poetico-saggistica di un mondo che spesso non ci si perita neppure di descrivere allo spettatore – e a Torino in Italiana.doc vi erano almeno due esempi in tal senso, La nostalgia della condizione sconosciuta e L’uomo raccoglitore – ben venga un film semplice, chiaro e diretto – senza fronzoli – come Fuori tutto, vincitore tra l’altro della sezione documentaristica proprio qui al Torino Film Festival.

Il regista, Gianluca Matarrese, autore televisivo in Francia, ha infatti deciso di fare un documentario sulla sua famiglia, che gestisce da diversi decenni negozi di scarpe della cooperativa Togo e che si trova in gravissima difficoltà economica, sommersa dai debiti. Il suo, prima di tutto, è dunque un atto d’amore verso i familiari – la madre, il padre e la sorella – ma anche al contempo un atto così carico di sincerità da diventare a tratti crudele, soprattutto nel mettere in scena i conflitti tra madre e padre, e tra madre e sorella. D’altronde, questi, sono anche i momenti più potenti di Fuori tutto e valgono innanzitutto come metro di valutazione per un racconto che non vuole nascondere le debolezze dei suoi protagonisti.

Così, sin dal principio, Fuori tutto procede in maniera lineare, senza ingiustificati arzigogoli, anche se non manca un iniziale spiazzamento: il film prende infatti il via con dei provini – che solo poco dopo capiremo essere i provini di uno show televisivo curato proprio da Matarrese – e subito dopo, per le strade di Parigi, il regista parla con la madre al telefono; in qualche modo lei lo spinge a tornare a casa, fungendo così da premessa narrativa al film che stiamo vedendo.

Settata la situazione – e cioè i debiti contratti a partire dalla crisi economica mondiale del 2008, ma anche il difficile rapporto di lavoro tra i genitori e la sorella del regista – Fuori tutto sembra rischiare di arrivare a un punto di stasi, e cioè di non sapere passare da una situazione di presentazione a una in cui si vedono accadere delle cose. E, invece, per fortuna il film mostra di avere una solida struttura narrativa. Assistiamo perciò alle continue telefonate che la madre fa per chiedere prestiti, a quelle che riceve il padre da parte dei creditori, agli sfoghi e alle confessioni che la sorella fa al fratello. In tal modo, Matarrese riesce a descrivere egregiamente i suoi personaggi, a partire da se stesso: lui è “l’artista” di famiglia, quello che si è emancipato ed è rimasto sempre un po’ esterno e che proprio con questo film vuole compiere un simbolico e fattivo ritorno a casa; il padre è estroverso, canterino, molto severo con la figlia e poco pratico; la madre è arcigna, oppressa dalle responsabilità; la sorella è il personaggio più drammatico, aspirando a emendarsi dai genitori ma impossibilitata a farlo per il debito contratto, che la tiene attaccata a loro come un cordone ombelicale. In tutto questo, però, Fuori tutto vale anche da testimonianza di questo frangente storico, di una crisi economica senza precedenti, del tracollo di un sistema commerciale e produttivo – di cui le cooperative Togo rappresentavano un esempio – basato sull’un tempo vincente modello italiano delle piccole imprese.

E in tutto questo non c’è bisogno, da parte di Matarrese, di lasciarsi andare a languide ed estasiate visioni estetizzanti, anche perché non c’è tempo e anche perché il regista ama troppo i suoi familiari per non capire che è a loro che va affidata la “croce” del racconto: dunque è più importante uno sguardo o uno sfogo di uno di loro rispetto a tutto il resto, anche a un presunto “mondo poetico” autoriale. Ed è sempre così che dovrebbe essere: se si sceglie un protagonista o un contesto è a lui che bisogna affidarsi, è in lui che bisogna riporre fiducia per costruire il proprio film.

Info
La scheda di Fuori tutto sul sito del Torino Film Festival

  • Fuoritutto-2019-gianluca-matarrese-001.jpg
  • Fuoritutto-2019-gianluca-matarrese-002.jpg
  • Fuoritutto-2019-gianluca-matarrese-003.jpg
  • Fuoritutto-2019-gianluca-matarrese-004.jpg
  • Fuoritutto-2019-gianluca-matarrese-005.jpg
  • Fuoritutto-2019-gianluca-matarrese-006.jpg
  • Fuoritutto-2019-gianluca-matarrese-007.jpg

Articoli correlati

  • Venezia 2019

    fulci for fake recensioneFulci for Fake

    di Fulci for Fake, che gioca in maniera vistosa con il vero/falso wellesiano fin dal titolo, è un biopic per lo più documentario (ma interpretato da Nicola Nocella...) dedicato a Lucio Fulci alla ricerca non (sol)tanto del suo cinema, ma della sua vita, della sua intimità, della sua umanità.
  • Venezia 2019

    Se c’è un aldilà sono fottuto. Vita e cinema di Claudio Caligari

    di , Simone Isola, qui in co-regia con Fausto Trombetta, torna con Se c'è un aldilà sono fottuto a ragionare da vicino su Claudio Caligari, sulla sua vita e sul suo cinema. Un lavoro pulito, in buona parte in linea con le forme del documentario biografico e informativo. Alla Mostra in Venezia Classici.
  • Berlinale 2019

    Shooting the Mafia RecensioneShooting the Mafia

    di Presentato nella sezione Panorama Dokumente della Berlinale 2019, Shooting the Mafia della documentarista inglese Kim Longinotto, è il ritratto necessariamente agiografico di Letizia Battaglia, la fotogiornalista che ha raccontato con i suoi terribili, quanto straordinari, scatti, la mafia siciliana, le sue mattanze, i suoi boss.
  • TFF 2018

    in questo mondo recensioneIn questo mondo

    di Anna Kauber focalizza lo sguardo, con In questo mondo, sulle donne che hanno scelto la vita da pastore. Un racconto sul tema del femminile che si impadronisce di dinamiche culturalmente afferenti alla sfera del maschile. Vincitore del concorso Italiana.doc a Torino.
  • TFF 2018

    santiago, italia recensioneSantiago, Italia

    di Santiago, Italia è il terzo documentario diretto da Nanni Moretti. Partendo dalla deposizione cruenta del governo Allende da parte dei militari capitanati da Pinochet il regista arriva a descrivere un'Italia perduta, popolare e solidale, che affondava ancora le sue radici nella memoria della lotta partigiana.
  • TFF 2018

    Bormida RecensioneBormida

    di Presentato nella sezione TFFDoc/italiana.doc del Torino Film Festival 2018, Bormida è un documentario di Alberto Momo sulla contaminazione ambientale ancora persistente nel territorio del fiume Bormida, sede della famigerata Acna di Cengio, una delle bombe ecologiche di cui è stato disseminato il territorio italiano.
  • Torino 2017

    Diorama

    di Vincitore della sezione Italiana.doc al festival di Torino, Diorama è un documentario che segue tre storie emblematiche sul rapporto dell'uomo con la fauna che popola le città e i luoghi antropizzati.
  • Torino 2017

    Vento di soave

    di In concorso in Italiana.doc al festival di Torino, Vento di soave di Corrado Punzi è il ritratto - duro, esatto, ma forse troppo freddo - di una città, Brindisi, ostaggio dell'inquinamento industriale.
  • Torino 2017

    Racconti di cenere e lapilli

    di Racconti di cenere e lapilli, presentato nel concorso di Italiana.doc al Torino Film Festival, è un viaggio sensoriale nel magma di Napoli, nei suoi vicoli, nella percezione di una città che è teatro prima ancora che architettura.
  • Torino 2017

    Appennino

    di Come per le fatiche di Sisifo, i terremoti dell'Italia centrale condannano chi li subisce a operare una inesausta rimessa in forma di architetture, esistenze e immagini: Appennino di Emiliano Dante, in concorso in Italiana.doc a Torino 2017.
  • Festival

    Torino 2019

    Torino 2019, trentasettesima edizione del festival sabaudo, continua a muoversi all'interno della tradizione, cercando il punto di connessione tra la realtà cittadina e le esigenze di "ricerca". A corredo la retrospettiva sull'horror classico.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento