Queen & Slim

Queen & Slim

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Esordio della regista cubana Melina Matsoukas, Queen & Slim è un’interessante commistione tra film di denuncia, road movie e melodramma; il risultato finale, pur non equilibratissimo, testimonia l’urgenza (della regista quanto del cinema tout court) di continuare a trattare un tema ancora vivo e pulsante nel cuore della società americana.

Utopie in nero

Appena conosciutisi tramite un’app di dating, Ernest e Angela vengono fermati da un poliziotto bianco mentre tornano a casa in auto. Le provocazioni dell’agente portano a un diverbio che sfocia presto nella tragedia; Ernest, per difendere la sua compagna, colpisce a morte il poliziotto con la sua stessa arma. I due iniziano così una fuga attraverso l’heartland americano, mentre il filmato dell’accaduto, ripreso da un telefonino, li trasformerà in simboli per la comunità afroamericana. [sinossi]

Il cinema americano black ha espresso, nell’ultimo anno, due titoli che, pur partendo da un analogo spunto iniziale, si muovono in direzioni e lungo traiettorie abbastanza differenti: da un lato American Skin di Nate Parker, che mescolava il cinema di denuncia à la Spike Lee al thriller; dall’altro questo Queen & Slim, che invece abbraccia il filone (rivisto e in parte parodiato) del road movie, contaminandolo col dramma romantico e con derive di fattura quasi pulp. Un esordio per molti versi interessante, quello della regista cubana – ma statunitense d’adozione – Melina Matsoukas, che fa qui il suo salto dal videoclip al lungometraggio, senza tuttavia pagare un pegno eccessivo al suo background. Anzi, la colonna sonora pop che accompagna la fuga dei due protagonisti (quella che il personaggio di Jodie Turner-Smith, infastidita, a un certo punto chiede al suo compagno di silenziare sull’autoradio) lascia gradualmente il passo al blues di New Orleans, fino a un’esplicita scena che non a caso segnerà, per i due personaggi, la presa di coscienza del loro nuovo status di icone. Una risalita alla fonte (di un’intera cultura) non certo piazzata nel film a caso.

È interessante lo sguardo – contaminato com’è giusto che sia – che la Matsoukas usa per raccontare una vicenda sospesa tra l’impeto del cinema di denuncia e l’ironico rovesciamento di certa epica a stelle e strisce; una vicenda che testimonia la persistente urgenza del cinema di fare i conti con uno dei nodi irrisolti della storia americana. Queen & Slim è in parte un vigoroso – ancorché inusuale – pamphlet cinematografico, in parte un ironico road movie che irride la dimensione nomade e viaggiante di certo cinema americano, in parte un melò che va a impattare con la disperata (e impossibile) aspirazione di due individui comuni a una vita realmente comune. L’idea, che attraversa tutto il film, della memoria e della voglia di essere ricordati, si traduce nella sua dimensione più “grande” e tragica, quella di un’iconizzazione e mediatizzazione che, per i due protagonisti, si realizzerà loro malgrado. Una vita borghese per una “normale” coppia di colore, negli USA di Donald Trump (ma anche in quelli di Barack Obama, che semplicemente nascondevano meglio la polvere sotto il tappeto) è tuttora molto difficile. Se poi si incappa nelle provocazioni di un poliziotto razzista, e si ha anche l’ardire di reagirvi, diventa praticamente un’utopia.

Così, ai due protagonisti non resta che la rincorsa a un’altra utopia, quella dell’immortalità di due Bonnie e Clyde sui generis, che non hanno mai chiesto di diventarlo eppure tali sono stati eletti da una comunità orfana di leader e icone. Il sogno americano on the road, quello cantato da tanta letteratura, cinema e musica, non può che avere come meta, stavolta, il suo contrario: una fuga verso est anziché ovest, in direzione Miami e con destinazione ultima l’odiato, vicinissimo eppure “alieno” baluardo di resistenza cubano. Il sogno, sottratto a chi per status non può goderne, si traduce nella sua stessa negazione. In mezzo, incontri e scontri che spesso colorano la vicenda di toni grotteschi, ma in cui non manca qualche frecciata alla politica di ieri (il personaggio dello zio della protagonista, segnato dalla guerra irachena e ridotto a vivere in un illusorio, meschino harem) e la rappresentazione dello spaesamento di una comunità che, risvegliatasi dall’irrisolto sogno obamiano, si rivela bisognosa di nuovi simboli e certezze. Anche affidarsi a due leader improvvisati (e riottosi), e al passaparola di una comunicazione social che crea le icone con una velocità decuplicata rispetto a qualche decennio fa, è decisamente meglio di niente.

Vive di sprazzi di ottimo cinema, Queen & Slim, di personaggi indovinati (il già citato zio della protagonista, la coppia borghese che dà ospitalità ai due nell’ultima parte del film), di momenti registicamente notevoli; più in generale, di un impeto che, pur non sempre sorretto dalla giusta misura, rivela un’urgenza espressiva da parte della regista – oltre a un’evidente conoscenza del tema trattato – che non può essere ignorata. Il film di Melina Matsoukas mescola con disinvoltura atmosfere e filoni cinematografici disparati, cerca di giungere a una sintesi attraverso una certa (benvenuta) “sfacciataggine” cinematografica, ma nel suo oscillare tra i toni non riesce sempre a dare compattezza al tutto. In questo senso, il registro più grottesco e sopra le righe, figlio diretto del cortocircuito tra la voglia di anonimato dei due e la loro elezione a icone pop, spesso non si integra al meglio nella struttura del racconto; la componente melò, da par suo, risulta a tratti mancante di misura e affetta da verbosità. Ne è esempio una conclusione che, pur ad alta temperatura emotiva, viene (quasi) rovinata da qualche parola di troppo. In questo senso, una limatura ai dialoghi, insieme alla revisione di qualche momento in cui (obiettivamente) la credibilità del tutto scricchiola, avrebbe probabilmente giovato al risultato finale. Risultato in cui comunque si avverte limpida l’urgenza di cui si diceva sopra, unitamente a un gusto visivo e cinefilo che fa pensare di essere di fronte, malgrado tutto, a una cineasta di cui si sentirà ancora parlare.

Info
Queen & Slim sul sito del Torino Film Festival.

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