Frozen II – Il segreto di Arendelle

Frozen II – Il segreto di Arendelle

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Se Frozen – Il regno di ghiaccio viveva di incertezze, partendo da un contesto narrativo nuovo, il sequel Frozen II – Il segreto di Arendelle si lascia alle spalle tutte le difficoltà inevitabili del primo capitolo per lanciarsi in un’epopea fantasy visivamente magnifica ma con ancora grandi debolezze narrative.

Il vuoto della morte e l’instabilità del cambiamento

Perché Elsa è nata con dei poteri magici? La risposta a questa domanda sta ora minacciando il Regno di Arendelle, spingendo Elsa, Anna, Kristoff, Olaf e Sven a partire insieme per un viaggio straordinario e pieno di pericoli. Elsa temeva che i suoi poteri fossero troppo forti per essere accettati dal mondo. Ora dovrà sperare che siano abbastanza forti per salvarlo… [sinossi]

La grande attesa nei confronti di questo secondo capitolo era, a dirla tutta, più legata a logiche di mercato che a speranze di stampo qualitativo, ma Frozen II – Il segreto di Arendelle, data la pesante eredità del primo capitolo (più di un miliardo di dollari di incasso, un indotto da merchandising spaventoso, un successo non solo economico che ha reso Elsa un personaggio chiave nell’immaginario delle giovani bimbe e bimbi di oggi) era una sfida che, a conti fatti, ci avrebbe fornito la fotografia dello stato attuale della Disney. Il risultato, da questo punto di vista, è a tratti deludente con momenti di leggero interesse.

Frozen II – Il segreto di Arendelle replica le stesse identiche dinamiche del primo capitolo. Era una certezza ed era giusto fosse così – non molto distante, sebbene filologicamente su un piano completamente diverso, il settimo capitolo di Star Wars. I momenti canori, di gran lunga superiori, combaciano per struttura e peso drammatico con quelli del primo film. Persino i personaggi, nonostante si trovino a vivere situazioni completamente diverse, non si discostano da ciò che erano nel primo capitolo, in un eterno immobilismo che rivela l’assoluta volontà di non rischiare ma che disvelano anche la necessità produttiva di rendere il film non solo un film, ma anche un oggetto in grado di trasformarsi in altro, di assumere forme differenti. È infatti nota l’intenzione di Disney di sfruttare il materiale narrativo per realizzare un musical teatrale che presumibilmente dominerà le scene teatrali statunitensi e internazionali.

Frozen II vive di sicurezze ma anche di grandi incoerenze. Al di là dei buchi di trama, dei salti logici e della prevedibilità, ci sono linee narrative mal sviluppate (quella di Kristoff innanzitutto) con alcuni passaggi piuttosto brutti – il momento da solista del personaggio che diventa una sorta di video musicale in stile MTV vagamente anni Novanta.
L’enorme sforzo economico, a quanto pare ripagato dai risultati al botteghino, restituisce agli occhi dello spettatore uno spettacolo visivo magnificente. La scelta cromatica che domina la pellicola varia dal rosa all’azzurro passando per l’arancione autunnale di molte sequenze. Il fascino immaginifico è amplificato dal desiderio di spingere senza remore sul fronte fantasy, mostrando la saga Frozen per quello che realmente è: una visione intrisa di genere che vive di suggestioni diverse – drammatico, love comedy, avventuroso, musical – riuscendo in qualche modo a farle convivere con un certo equilibrio. Libero dalla necessità di costruire un mondo narrativo con determinati personaggi, Frozen II si concentra sullo sviluppo di una storia che affonda le sue radici nei miti nordici e non.

Eppure, nonostante tutti i limiti, nonostante sia l’ennesima espressione di una volontà produttiva assolutista che tutto ingloba e tutto fagocita, Frozen II nasconde alcuni spunti interessanti, tra le pieghe del cuore concettuale che affronta.
A ben pensarci, infatti, Frozen II – Il segreto di Arendelle è una doppia riflessione che può essere considerata come convergente. Il tema principale è l’elaborazione del lutto al quale si affianca quello della maturità intesa come perdita e mutamento. La morte attraversa Frozen II con delicatezza e obbliga i personaggi a riconsiderare le proprie esigenze. Il famigerato passo avanti è quello che compie Anna quando subisce la doppia, quasi tripla perdita (rigorosamente temporanea). Il vuoto della morte è quello che affronta la stessa Elsa per tutto il film, un’elaborazione che non ha avuto modo di affrontare nel primo capitolo e che riguarda essenzialmente la perdita dei genitori. Infine c’è Olaf, personaggio non proprio memorabile, al quale però gli autori affidano la voce del significato stesso del film. Per quasi tutta la storia, Olaf parla a se stesso o ad altri, ponendosi domande esistenzialiste molto complesse che, paradossalmente, sono gli assunti concettuali su cui si fonda Frozen II – Il segreto di Arendelle: la perdita, la rinuncia, il mutamento, il cambiamento, il vuoto, la morte. Tutto è estremamente prevedibile ma, da qualche parte, in profondità, vibra ancora il desiderio di costruire opere con differenti piani di riflessione.

Info
Il trailer italiano di Frozen II – Il segreto di Arendelle.
Il sito ufficiale di Frozen II – Il segreto di Arendelle.

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