Pierino e il lupo

Pierino e il lupo

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L’adattamento animato di Pierino e il lupo, celeberrima fiaba musicale composta nel 1936 da Sergej Prokof’ev, non è solo uno dei tanti gioielli di casa Disney, ma testimonia con la sua stessa esistenza il desiderio di sperimentazione del creatore di Topolino, la sua ammirazione per la poetica culturale sovietica, e la classe di Clyde Geronimi, nome “americano” di Clito Enrico Geronimi, uno dei più talentuosi registi dell’epoca d’oro disneyana.

Legni, ottoni, percussioni e archi

Pierino, un ragazzo russo che vive nei pressi di un bosco con il nonno e ha come amici un gatto, un uccellino e una papera, viene a sapere che nelle vicinanze si aggira un pericoloso lupo. Decide dunque, con i suoi sodali, di partire alla ventura per catturarlo. [sinossi]

Ai cultori della materia disneyana potrà apparire “inesatto” affrontare Pierino e il lupo staccandolo dal contesto per il quale venne ideato e realizzato. Il cortometraggio infatti, di appena un quarto d’ora di durata, è uno dei segmenti che compone Musica maestro (Make Mine Music è il titolo originale), ottavo lungometraggio animato prodotto dalla Disney e il primo a uscire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il 20 aprile del 1946. I film collettivi, in qualche modo fratelli minori dello sfarzo creativo di Fantasia – uno dei progetti produttivi più ambiziosi di ogni tempo, nonché l’opera animata più coraggiosa tra quelle pensate per la grande macchina industriale e commerciale –, rappresentavano anche l’unico modo per la casa di produzione di sopperire alla perdita umana ed economica che fece seguito allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, con molti dipendenti chiamati sotto le armi e la richiesta da parte del governo di Washington di concentrare l’attenzione sui filmati di propaganda bellica. È così che nacquero, in ordine di realizzazione, i “sudamericani” Saludos amigos e I tre caballeros, e quindi Musica maestro, Bongo e i tre avventurieri, Lo scrigno delle sette perle e Le avventure di Ichabod e Mr. Toad; con quest’ultimo, che già si divideva in solo due segmenti (uno dedicato a Il vento tra i salici di Kenneth Grahame e l’altro a La leggenda di Sleepy Hollow di Washington Irving), la Disney accantonerà i lungometraggi composti di vari racconti brevi per quasi trent’anni, fino a Le avventure di Winnie the Pooh. Il 15 febbraio del 1950 vedrà infatti la luce Cenerentola, inaugurando un decennio dorato che vedrà realizzati alcuni dei grandi sogni di Disney, a partire da Alice nel paese delle meraviglie. Ma questa è un’altra storia.
Tornare con la mente al difficile – economicamente parlando – periodo a cavallo della guerra permette anche di riflettere da vicino su un nome ignoto ai più, quello di Clyde Geronimi. Nato a Chiavenna, una sessantina di chilometri da Sondrio, come Clito Enrico Geronimi, ed emigrato da bambino negli Stati Uniti insieme ai genitori, Geronimi venne assunto da Disney a trent’anni, nel 1931. La sua mansione era quella di animatore, e il passaggio alla regia fu molto graduale, ma nel 1942 vinse l’Oscar per il miglior cortometraggio animato con un lavoro con protagonista Pluto, Porgimi la zampa, quasi un remake di Pluto, l’amico di Topolino, diretto da Burt Gillett nel 1933. Geronimi è il regista Disney con il maggior numero di “classici” all’attivo, in un periodo comunque in cui i team di regia erano numerosi nello Studio: lavorò per lo più con Hamilton Luske, Jack Kinney, Wilfred Jackson e Wolfgang Reitherman, il regista cui sarebbero stati assegnati i film della transizione, a cavallo della morte di Disney, e che fu sotto le dirette dipendenze di Geronimi durante la lavorazione de La bella addormentata nel bosco.

La regia di Geronimi, dominata da un grande gusto dell’armonia, e da un raffinato lavoro pittorico sui fondali, ha modo di esprimersi con particolare forza in Pierino e il lupo, già a partire dall’incipit (con l’escamotage del libro che si apre sulla fiaba, tipico della produzione disneyana dell’epoca) per poi proseguire con la presentazione dei personaggi, a ciascuno dei quali è assegnato una classe di strumenti musicali. Perché, e questo è il secondo aspetto fondamentale per approcciarsi al cortometraggio, nonostante qualche inevitabile accomodamento per avvicinarlo al gusto dei bambini – la papera qui non solo è ancora viva alla fine, come dopotutto nel testo originale (con il narratore che afferma “E se qualcuno avesse ascoltato con attenzione, avrebbe sentito l’anatra che faceva “qua qua” nella pancia del lupo, giacché questo, per la fretta, l’aveva inghiottita viva”) ma addirittura non è mai stata mangiata – il testo scritto di proprio pugno da Sergej Prokof’ev è rispettato alla lettera. Compresa, ovviamente, la duplice narrazione sonora e vocale. Un aspetto che potrà apparire come un dettaglio, ma che in realtà merita un approfondimento a parte.
Pierino e il lupo è uno dei capolavori conclamati di Prokof’ev, che il compositore portò a termine nel 1936 in Unione Sovietica, dove era tornato a vivere dopo un decennio trascorso in Europa e Stati Uniti – dove le sue opere non vennero però mai accolte in modo particolarmente entusiasta. Dopo una prima accusa di formalismo da parte della burocrazia stalinista Prokof’ev riuscì a lavorare con una certa continuità, da principio occupandosi di musica per bambini. In questo contesto nasce la storia musicata del piccolo Pierino e della sua lotta contro un grande lupo – nel testo originario il bambino non va a caccia dell’animale, ma vi si trova coinvolto suo malgrado: altra piccola concessione data alla spettacolarizzazione da parte della Disney –; un modo divertito e avvincente per avvicinare i più piccoli alle classi di strumenti, visto che a ognuna di queste è attribuito il carattere di un personaggio. Pierino è “suonato” da tutti gli archi, l’uccellino dal flauto traverso, l’anatra dall’oboe, il gatto dal clarinetto, il nonno dal fagotto, il lupo dai tre corni. Perfino i cacciatori hanno una loro raffigurazione sonora, data dai legni, e gli spari dei fucili sono inscenati dai timpani. Questo lavoro, che univa una forte componente didattica al concetto di fiaba, e legava entrambi facendo ricorso a un uso sperimentale del linguaggio, colpì in profondità Walt Disney fin dal primo ascolto dell’opera, nel 1938 (durante una tournée statunitense di Prokof’ev, che pare tenesse particolarmente a rappresentarla davanti al “creatore di Topolino”), tanto che pensò di inserirla all’interno di Fantasia, già in lavorazione. Non che ci si debba stupire di un simile entusiasmo. Walt Disney era un avanguardista, uno dei pochi a saper trasformare la propria spinta all’innovazione in un puro veicolo commerciale. La sua relazione con il côté culturale sovietico è ben rappresentato dal rapporto di profonda stima e di amicizia con Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, che arrivò a dedicargli uno dei suoi più noti saggi.

Quando Pierino e il lupo vede la luce, quasi un decennio dopo il primo ascolto dell’opera, la situazione politica è completamente diversa. Quelle che erano state due nazioni alleate nel corso della Seconda Guerra Mondiale si trovavano ora agli estremi, avendo diviso il mondo nelle due zone d’interesse che sarebbero resistite fino al crollo dell’Unione Sovietica, oltre quarant’anni più tardi. Con la Cortina di Ferro già idealmente innalzata è probabile che Prokof’ev non sia stato neanche avvertito della realizzazione dell’adattamento. Quel che è certo è che la politica dei blocchi contrapposti finirà per impoverire anche l’immaginario, per quanto sia per ragioni fin troppo facili da comprendere un aspetto di cui si parla assai poco. Al di là di queste riflessione ciò che resta è la sfavillante gamma espressiva del cortometraggio diretto da Clyde Geronimi, in cui tutto concorre a delineare forme anche là dove sembrano più nette ed evidenti: si pensi alla neve, che nasconde sotto il suo manto bianco la vita (l’alberello), o alle ombre del camino, o ancora alle canne che nascondono il gatto in un giocoso attacco che anticipa quello assai più ferale del lupo. Geronimi firma un lavoro all’apparenza semplice – la già citata neve, con il suo candore, permette di risparmiare sui dettagli naturalistici e scenografici – ma in realtà non privo di onirismi (il sogno in dissolvenza di Pierino, la papera santificata alle porte del Paradiso). Senza mai abbandonare né la funzione didattica – come Fantasia anche questo cortometraggio contribuì ad avvicinare molti bambini occidentali all’ascolto e allo studio della musica classica – né l’amore per il racconto, né le tensioni più avanguardiste. Come da dettame sovietico, in qualche modo. Paradossi dell’arte.

Info
Pierino e il lupo su Youtube.

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