Trieste Film Festival 2020 – Presentazione

Trieste Film Festival 2020 – Presentazione

Giunto alla 31esima edizione, il Trieste Film Festival 2020 si terrà dal 17 al 23 gennaio, con l’apertura affidata al Malick di A Hidden Life e la chiusura riservata al Porumboiu di La Gomera. In programma, oltre ai concorsi lungometraggi, documentari e corti, anche un focus dedicato alla Germania della riunificazione post-89.

Dopo i festeggiamenti del trentennale dell’anno scorso, il Trieste Film Festival, diretto da Fabrizio Grosoli e Nicoletta Romeo e giunto alla 31esima edizione, si tuffa nei giorni dal 17 al 23 gennaio in un nuovo decennio. Mai così numerosi come quest’anno, i “maestri” si affacciano sin dall’apertura, affidata all’anteprima italiana del nuovo film di Terrence Malick: girato interamente in Europa, La vita nascosta – A Hidden Life racconta la storia vera di Franz Jägerstätter, un contadino austriaco che – richiamato alle armi durante la Seconda guerra mondiale – rifiutò di giurare fedeltà a Hitler, e per questo fu condannato a morte nell’agosto del 1943. A chiudere il festival sarà invece Corneliu Porumboiu, uno dei nomi più eccentrici emersi dalle file del cosiddetto “nuovo cinema rumeno”: ambientato tra Bucarest e le Canarie – più precisamente La Gomera, l’isola che in originale dà il titolo al film – il suo Fischia! è un noir insolito e sorprendente, che reinventa tutti gli archetipi del genere (il poliziotto corrotto, la femme fatale irresistibile) con un gusto e un umorismo personalissimi.

Nucleo centrale del programma si confermano i tre concorsi internazionali dedicati a lungometraggi, cortometraggi e documentari: a decretare i vincitori, ancora una volta, sarà il pubblico del festival. Undici i film, tutti in anteprima italiana, che compongono il Concorso internazionale lungometraggi. La (im)mobilità sociale dell’Europa di oggi, fatta di migranti economici che attraversano il continente, è tra i temi centrali: dalla Brexit vissuta sulla propria pelle dai protagonisti bulgari di Cat in the Wall di Mina Mileva e Vesela Kazakova, già in concorso a Locarno, a Let There Be Light di Marko Škop, dove un muratore slovacco di ritorno a casa dalla Germania scopre l’affiliazione del figlio ad un gruppo paramilitare; e ancora l’Oleg di Juris Kursietis, macellaio lettone che a Bruxelles cerca un buon salario e trova la criminalità polacca; altrove la prospettiva è più intima, persino “spietatamente” intima, come dimostra Ivana the Terrible in cui la regista e attrice Ivana Mladenović mette in scena – e in gioco – le proprie vere fragilità, e i sentimenti sono al centro anche dell’emozionante trittico amoroso del serbo Asymmetry di Maša Nešković, del viaggio di un padre e un figlio in lutto nel bulgaro The Father di Kristina Grozeva e Petar Valchanov, del matrimonio giunto (forse) al capolinea in Monsters. del rumeno Marius Olteanu, dell’amore clandestino raccontato dalla russa Larisa Sadilova in Once in Trubchevsk, del dolore vissuto da un intero villaggio per la scomparsa di Oroslan, girato dallo sloveno Matjaž Ivanišin. Per finire, due grandi ritratti femminili: Lillian dell’austriaco Andreas Horvath, il lungo viaggio di un’emigrante bloccata a New York per tornare in Russia, un road movie – liberamente ispirato alla straordinaria storia vera di Lillian Alling – che si fa cronaca di una lenta sparizione; e Zana di Antoneta Kastrati, che nel Kosovo di oggi riflette sui traumi della guerra e su una società patriarcale che ancora condiziona pesantemente la libertà delle donne.

Molte anche le proposte Fuori concorso, spesso all’insegna del genere: due “polar”, il crepuscolare Heidi di Cătălin Mitulescu, l’ultimo caso di un agente alla vigilia della pensione che nella periferia di Bucarest deve trovare due prostitute disposte a testimoniare in un caso di mafia, e il corale Rounds di Stephan Komandarev, che intreccia le storie di tre squadre di polizia di pattuglia nella notte di Sofia. Due commedie: l’italiano Paradise una nuova vita di Davide Del Degan, dove un errore burocratico riunisce tra le nevi del Friuli, con esiti inattesi e paradossali, un testimone di giustizia sotto protezione e il killer di mafia contro cui ha testimoniato; e la prima “commedia zombie” balcanica, The Last Serb in Croatia di Predrag Ličina; infine, due opere prime: Stories from the Chestnut Woods di Gregor Božič, che mescola suggestioni letterarie (Cechov e le fiabe della Slavia veneta) e fascinazione per luoghi dimenticati (le Valli del Natisone, al confine tra l’Italia e l’odierna Slovenia), e My Thoughts Are Silent dell’ucraino Antonio Lukič, che si muove tra dramma e commedia per raccontare l’ultima chance del giovane Vadym di lasciarsi alle spalle tutto e trasferirsi in Canada.

Tre gli omaggi inseriti tra gli eventi speciali: la proiezione di The Cremator ci permette di mostrare il capolavoro di Juraj Herz, tratto dal romanzo di Ladislav Fuks e restaurato dalla Cineteca di Praga. Un mix di horror, thriller, studio psicologico e dark comedy che non lasciò indifferenti le autorità filosovietiche, tanto da guadagnarsi una messa al bando durata dal 1969 al 1989. E con un altro film a lungo proibito in patria, W.R.: Mysteries of the Organism, ricordiamo a un anno dalla scomparsa Dušan Makavejev, tra i più influenti cineasti della cosiddetta “Onda nera” jugoslava. Mentre con La notte di San Lorenzo di Paolo e Vittorio Taviani (nella versione restaurata nel 2018 in collaborazione tra CSC-Cineteca Nazionale e Istituto Luce-Cinecittà) vogliamo salutare Omero Antonutti, uno straordinario interprete che ha accompagnato tante stagioni del cinema italiano.

Il Concorso internazionale Documentari propone nove titoli, tra anteprime italiane e internazionali. La memoria della Shoah rivive in due film: The Euphoria of Being dell’ungherese Réka Szabó, sulla straordinaria figura di Éva Fahidi, unica della sua famiglia ad aver fatto ritorno dal campo di sterminio di Auschwitz Birkenau, e oggi – settant’anni dopo – protagonista di una performance teatrale sulla sua vita; e Marek Edelman …and There Was Love in the Ghetto girato da Jolanta Dylewska con la collaborazione – per alcune scene di fiction – del grande Andrzej Wajda, e dedicato a Marek Edelman, combattente della Resistenza e unico leader della rivolta del ghetto di Varsavia ancora in vita nel 2009, quando fu intervistato dalla regista. Gli altri titoli del concorso documentari sono: Mother and Son di Hilal Baydarov, dove una madre e un figlio si ritrovano dopo 8 anni; BATAstories di Peter Kerekes che ripercorre la storia del colosso calzaturiero nato dalla genialità di Tomáš Baťa; Exemplary Behaviour di Audrius Mickevičius e Nerijus Milerius che riflette sul significato di “buona condotta” attraverso la storia di due ergastolani in un carcere di massima sicurezza lituano; Heat Singers di Nadia Parfan che ci porta nell’Ucraina occidentale, tra i termosifoni freddi dei cittadini infuriati e il calore dei canti popolari intonati dal coro della IvanoFrankivskTeploKomunEnergo, la municipalizzata incaricata del riscaldamento del Paese; Immortal di Ksenia Okhapkina, ritratto inquietante della città di Apatity, nella Russia nord-occidentale, e di una nuova generazione di “eroi della patria” cresciuta – o meglio rieducata – dallo Stato; Transnistra di Anna Eborn che esplora i sogni e le speranze di Tanya e dei suoi amici, adolescenti in quella lingua di terra autoproclamatasi Repubblica indipendente; e The Wind. A Documentary Thriller di Michał Bielawski che racconta attraverso le storie di un paramedico, un meteorologo, una poetessa e un pastore, gli effetti del vento Halny, uno dei fenomeni più imprevedibili che si scatenano sulle montagne polacche.

Promossa in collaborazione con Sky Arte, che premierà uno dei film della sezione attraverso l’acquisizione e la diffusione sul canale, Art&Sound propone quest’anno quattro titoli in anteprima (più un evento speciale) che esplorano i più diversi ambiti artistici: il georgiano And Then We Danced di Levan Akin fa pulsare su uno sfondo rigido e conservatore il desiderio del danzatore Merab per il collega Irakli; Forman vs. Forman di Helena Třeštíková e Jakub Hejna è un doppio ritratto di Miloš Forman, l’artista che arrivò all’Oscar e l’uomo che non smise mai di cercare un posto dove sentirsi libero; Il caso Makavejev di Goran Radovanović approfondisce – attraverso la figura di Dušan Makavejev – quello che il regista legge come uno dei grandi equivoci della Jugoslavia socialista, il tentativo di fondare una democrazia senza vera libertà o di “istituire” la libertà senza una vera democrazia; Tusta di Andrej Korovljev riscopre Branko Črnac-Tusta, icona punk rock (con la sua band “KUD Idijoti” di Pola) ma anche eroe della classe operaia.

Confermata anche quest’anno la formula del Premio Corso Salani 2020, che presenta cinque film italiani completati nel corso del 2019 e ancora in attesa di distribuzione: la dotazione del Premio (2mila euro) va intesa quindi come incentivo alla diffusione nelle sale del film vincitore. Immutato il profilo della selezione: opere indipendenti, non inquadrabili facilmente in generi o formati e per questo innovative, nello spirito del cinema di Corso Salani. Questi i titoli: #387 di Madeleine Leroyer, La bufera. Cronache di ordinaria corruzione di Marco Ferrari, Maternal di Maura Delpero, Padrone dove sei di Carlo Michele Schirinzi, La strada per le montagne di Micol Roubini.

Nel decennale della scomparsa, inoltre, il Trieste Film Festival vuole dedicare un ricordo speciale a Corso Salani, riproponendo, nella versione restaurata per l’occasione dalla Cinémathèque Suisse di Losanna a trent’anni dall’uscita, due tra le sue prime opere da regista, Voci d’Europa e Eugen si Ramona.

Con Fellini EastWest il TsFF partecipa alle celebrazioni di FELLINI 100 promosse dal Mibact. E lo fa – non poteva essere altrimenti – con una prospettiva che guarda “da est” al genio di Federico Fellini. A cominciare da uno dei film meno rivisti, eppure più attuali, del cineasta riminese, E la nave va (1983), di cui a Trieste si vedrà, in anteprima assoluta e in collaborazione con Cineteca Nazionale – Centro Sperimentale di Cinematografia la copia restaurata da CSC-Cineteca Nazionale con Istituto Luce-Cinecittà. Se l’influenza di Fellini sui cineasti e gli intellettuali (spesso esuli, o destinati a diventarlo) è ben nota, da Polanski a Kundera, meno lo sono i rapporti con la critica, le istituzioni, il “potere”. A questo proposito, il catalogo del TsFF offrirà la lettura di un testo inedito di Naum Kleiman, di prossima pubblicazione negli Stati Uniti nel volume “A Companion to Federico Fellini” (John Wiley & Sons): storico del cinema tra i più insigni, non solo in Russia (dove ha creato il Centro Ėjzenštejn), Kleiman ci guida – tra censure, proiezioni clandestine, dibattiti infuocati – alla scoperta di aneddoti inattesi e spesso irresistibili sulle relazioni non sempre facili tra Mosca e Fellini. Prosaicamente intitolati INTERVISTA AL MAESTRO FEDERICO FELLINI, i 14 minuti raccolti da Matej Mináč nel gennaio del 1989 sono un breve documento d’eccezione, e insieme una prova della grande generosità di Fellini: complice il comune amico Juraj Jakubisko, il maestro accettò di incontrare a Roma quel giovane regista della Cecoslovacchia comunista, che a sua volta ebbe non pochi problemi con le autorità del suo Paese per riuscire a non mancare all’appuntamento… La conversazione doveva essere il primo tassello di un ritratto cinematografico più lungo, che Mináč ha inseguito per anni. Finché, di fronte all’impossibilità di finirlo, ha deciso di realizzare una commedia, Never Give Up, attualmente in produzione, liberamente ispirata al suo viaggio per intervistare Fellini.

Dopo l’edizione dello scorso anno dedicata alla Caduta del Muro, ci è sembrato importante proseguire una riflessione sulla storia di quegli anni (e sulle conseguenze sulla realtà – sociale, politica, economica – contemporanea): nasce così l’idea di Time Will Tell, la sezione curata da Cornelia Reichel e Bernd Buder del Cottbus Film Festival e da Nicoletta Romeo, e dedicata al cinema tedesco che racconta o ha raccontato la riunificazione della Germania. Questi i titoli in programma: The German Chainsaw Massacre di Christoph Schlingensief, Time Will Tell di Andreas Voigt, Gundermann di Andreas Dresen, Progress in the Valley of the People Who Don’t Know di Florian Kunert, Coal-Country Song. Gundermann di Grit Lemke, Heimat is a Space in Time di Thomas Heise.

Info
Il sito del Trieste Film Festival 2020

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    Trieste Film Festival 2020

    Compie trentuno anni il Trieste Film Festival, il primo e più importante appuntamento in Italia dedicato al cinema dell'Europa centro-orientale. Il Trieste Film Festival 2020 si tiene dal 17 al 23 gennaio, aprendo con Terrence Malick e chiudendo con Corneliu Porumboiu.

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