Ivana the Terrible

Ivana the Terrible

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Interessante esperimento di autofiction, incentrato su una crisi esistenziale reale resa fertile terreno creativo attraverso la finzione, Ivana the Terrible, nel Concorso Lungometraggi del Trieste Film Festival 2020, è una vitale e stratificata testimonianza d’esistenza.

Confini (in)valicabili

Ivana lavora come attrice in Romania ma, dopo aver avuto alcuni problemi di salute, decide di trascorrere l’estate nella sua piccola città natale serba, vicino al Danubio, circondata dalla famiglia. Le viene chiesto dal sindaco di essere “l’immagine” del festival musicale locale, e lei, con riluttanza, accetta. L’arrivo da Bucarest di alcuni suoi eccentrici amici musicisti e la sua storia d’amore con un ragazzo del luogo, molto più giovane di lei, diventano il pettegolezzo preferito della città. Così Ivana si ritrova sull’orlo di un esaurimento nervoso … [sinossi]

Si può utilizzare un momento di crisi personale per farne l’architrave tematica di una propria opera d’ingegno? Certo che sì, e gli esempi, nella storia del cinema, sono innumerevoli, da Fellini in giù. Ivana Mladenović sbarca nel Concorso Lungometraggi del Trieste Film Festival 2020, dopo l’anteprima a Locarno lo scorso agosto e le partecipazioni a festival internazionali come Sarajevo e Busan, con il suo Ivana the Terrible, interessante (e riuscita) riscrittura, in forma di sceneggiatura, degli eventi di un’estate particolare per l’attrice/regista, quella del 2017. Così il film mette in scena il ritorno a casa nella natìa Kladovo, cittadina serba sulle rive del Danubio, da Bucarest, dove ha studiato e si è affermata, in seguito a una crisi nervosa ed esistenziale molto comune (e sempre sottovalutata, da medici e persone care) dopo i trent’anni e prima dei quaranta per ogni (non più) giovane europeo contemporaneo, quel momento in cui si mette in pausa la vita e ci si rifugia tra le mura amiche, trovandole inevitabilmente diverse da come si ricordava, desiderando immediatamente di scappare via di nuovo.

La piccola società di Kladovo è simile a tante altre, ma ha una sua specificità, quella di essere un territorio di confine appunto, e un confine che, nel corso del Novecento, è stato anche blindato, guardato a vista, reso impermeabile al passaggio umano. Ora, invece, si organizza il festival dell’amicizia serbo/rumena, si sottolinea e ricorda l’incontro tra Tito e Ceaucescu a metà di quel ponte sul Danubio che divide (e al contempo unisce) i due Paesi, in occasione dell’inaugurazione della grande centrale idroelettrica che dona energia ad entrambi. Ma, e il film lo mostra con puntualità e precisione, le differenze sono molte più dei tratti in comune, tra serbi e rumeni

Un’opera, dunque, che lavora egregiamente sul concetto di confine, stratificandolo a dismisura: confini geografici dunque, ma anche psicologici, generazionali, medici, relazionali. Tentando di armonizzare il passato con il presente, di instaurare un dialogo con la vecchia nonna, dispensatrice di perle di saggezza popolare e le cui mani nodose, in uno dei momenti più semplici e teneri, vengono inquadrate in rilievo, sovrapposte a quelle più lisce della nipote, Ivana cerca a tentoni la felicità e la serenità, ricevendo in cambio nuove preoccupazioni. L’apparente bonomia paternalistica dei maggiorenti del luogo è, in realtà, solo un continuo riaffermare una volontà di possesso («Nessuno mi ha mai aiutato, a Bucarest mi sono ritrovata da sola e ce l’ho fatta da sola», urla e riafferma Ivana mentre un amico di famiglia rivendica sedicenti raccomandazioni) dalla quale non bastano quindici anni di allontanamento per liberarsi definitivamente. Un po’ sulle tracce de Il cittadino illustre di Cohn-Duprat, a sottolineare che il nostro luogo d’origine non ci abbandona mai, anche se si diventa celebri, e sbandierati come un vanto: i pettegolezzi su Ivana abbracciano ogni sfera della sua esistenza, dalla relazione con un ragazzo molto più giovane al biasimo per non aver ancora avuto un figlio.

Dalla Romania, a rappresentare il vitale mondo culturale della città, arrivano due musicisti, un’ex fiamma di Ivana (della quale è ancora invaghita) e un’esuberante cantante/performer, nome d’arte Anca Pop. È proprio lei, la sua libertà, il suo ignorare scientemente gli schemi preordinati, a dare una scossa a Ivana, che approfitterà di loro per ritornare a Bucarest. Durante il suo breve soggiorno, Anca fa dirette Facebook, pubblicizza un sedicente festival del clitoride, arriva in ritardo e ubriaca per la sua esibizione, costringendo il suo compagno a un assolo di theremin mal digerito dai paesani. Rappresenta quella libertà anarchica difficile da raggiungere o anche solo a cui tendere, una sorta di autocritica incarnata. Incredibilmente, e tragicamente, Anca Pop non ha mai visto il film terminato: due mesi dopo la fine delle riprese è purtroppo deceduta, scomparendo con la sua automobile proprio tra i flutti del Danubio, una fiamma ardente bruciata troppo in fretta.

Un’opera piccola e personale dunque, e insieme complessa e stratificata, in maniera istintuale, anche un po’ oltre le reali intenzioni. Dopo un anno di prove con parenti e amici, Ivana opera una sorta di re-enactement, traducendo in un copione la quotidianità: è questo particolare processo creativo che rappresenta l’unicità di quest’esperienza artistica. La squillante risata della protagonista, davanti e dietro la macchina da presa, spacca ogni volta le catene della finzione e ci regala squarci di totale sincerità, non facili da reperire nel cinema contemporaneo. Qualche ingenuità, qualche passaggio inessenziale, non possono che essere perdonati. L’autodefinitasi Terribile (non c’è proprio nulla di terribile in lei, e l’approccio ipercritico verso se stessi è cifra fondante in questo caso) è riuscita a farci innamorare della sua famiglia criticandola e della sua terra mettendone in rilievo le problematiche. La chiusura con la consegna delle chiavi della città può essere, finalmente, un punto fermo di ripartenza? Forse no, perché, in chiusura, un poeta rumeno rompe il clima di pacificazione insultando i serbi: la Storia e le storie non compiono un percorso univoco, ma sono (o possono essere) cicliche…

Info
La scheda di Ivana the Terrible sul sito del Trieste Film Festival.

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