Monsters
di Marius Olteanu
Selezionato nel concorso lungometraggi della 31esima edizione del Trieste Film Festival, Monsters è il titolo d’esordio del regista rumeno Marius Olteanu: un film dal sapore esistenzialista e quasi antonioniano la cui coppia protagonista non fa figli e viene per questo guardata con sospetto.
Mostri che il mondo ha consumato
Dana e Arthur, moglie e marito, quarantenni, stanno insieme da quasi dieci anni. Apparentemente, sembrano una coppia perfetta. In realtà, sono dei “mostri”. [sinossi]
Già presentato al Forum della scorsa edizione della Berlinale e ora selezionato nel concorso lungometraggi alla 31esima edizione del Trieste Film Festival, Monsters è il film d’esordio di Marius Olteanu, regista rumeno che si innesta nel solco già meticolosamente tracciato dalla nuova onda del cinema nazionale, ormai saldamente classificata come la più interessante e potente del cinema europeo degli ultimi quindici anni, vale a dire, più o meno, da quando Mungiu vinse la Palma d’Oro a Cannes 2007 con 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. E, curiosamente, anche Monsters, come il film di Mungiu, riflette sulla questione della natalità, anche se da un differente punto di vista, centrandola intorno a una coppia che non fa/non vuole/non può fare figli. Sono loro, sostanzialmente, i mostri del titolo, come ci suggerisce esplicitamente il regista facendo apparire il titolo del film nel momento in cui vediamo i due protagonisti per la prima volta all’interno della stessa inquadratura, abbracciati a letto.
Ma quel “mostri” non deve intendersi come una definizione di risiana memoria, dove i mostri Gassman-Tognazzi erano veramente tali, quale frutto deteriore del boom economico, piuttosto va intesa sotto forma di riflessione di ironica e tenera amarezza verso due personaggi che non sanno come procedere oltre nel loro percorso di vita in comune. Nella prima parte lei non vuole tornare a casa dopo un viaggio in treno e si intrattiene a chiacchierare con il tassista; nella seconda, lui se ne va a fare sesso con un uomo, in attesa che lei torni; poi – nel terzo movimento del film, il primo che li vede in scena insieme – i due vanno a un battesimo, quindi pranzano dalla nonna di lui con cui hanno una discussione proprio sul tema figli e infine tornano per un momento nella casa che hanno – simbolicamente – messo in vendita. D’altronde, è chiaro che da quel momento in poi – dal momento dell’acquisita consapevolezza che non faranno mai figli – sta per cominciare per loro una nuova vita.
Olteanu concepisce i tre citati episodi o movimenti con una esplicita presa di posizione stilistica: vale a dire che le prime due parti, quelle che vedono i protagonisti separati, presentano un formato verticale dell’immagine, stretta singolarmente su di loro, che lascia ampio spazio al fuori campo. Nella terza parte, invece, lo schermo si allarga a includere entrambi, fino a tornare alla consueta orizzontalità cinematografica: si tratta di un meccanismo che può far ricordare quello già utilizzato a suo tempo da Xavier Dolan in Mommy, e d’altronde in entrambi i casi l’ampliamento del formato corrisponde a una apertura di natura emotiva. Ma, se vogliamo, nella scelta di questo meccanismo, si può ravvisare per Monsters una necessità precipua, assolutamente personale, ed è quella che sta a testimoniare una precisa presa di posizione da parte del regista: Olteanu è dalla parte dei suoi protagonisti, li vuole insieme, li vuole in coppia, anche se – come loro – non sa bene per quale motivo continuino a stare insieme. Probabilmente i due formano ancora una coppia perché hanno una “speciale” e comune percezione del mondo, tale da distanziarli dall’ottuso comportarsi per schemi imposti tipico dei vari personaggi secondari descritti nel film, dal dirimpettaio rompiballe che parla male dei vicini e fa sempre osservazioni sgradevoli, alla nonna del protagonista maschile che fa una scenata a proposito della mancata figliolanza come per un gesto automatico e imposto dall’alto (perché si deve fare così, perché l’uomo e la donna debbono fare figli). E, invece, i due sono simili al tassista che accompagna lei all’inizio: sono dei solitari che percepiscono chiaramente la mancanza di scopo nell’esistenza e che non sanno bene come andare avanti. E questo fa di Monsters un film che segue sì la linea esistenzialista di buona parte del cinema rumeno contemporaneo, ma che al contempo esplicita la radice antonioniana di questo cinema, dell’Antonioni classico, quello de L’avventura, de La notte, de L’eclissi.
Info
La scheda di Monsters sul sito del Trieste Film Festival.
- Genere: drammatico
- Titolo originale: Monștri
- Paese/Anno: Romania | 2019
- Regia: Marius Olteanu
- Sceneggiatura: Marius Olteanu
- Fotografia: Luchian Ciobanu
- Montaggio: Ion Ioachim Stroe
- Interpreti: Alexandru Potocean, Alina Berzunteanu, Alina Tarbă, Şerban Pavlu, Cristian Popa, Dorina Lazar, Gabriel Răuță, Judith State, Rodica Lazăr, Rolando Matsangos
- Produzione: Parada Film, Romanian Film Center, We Are Basca
- Durata: 116'


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