The Wind. A Documentary Thriller

The Wind. A Documentary Thriller

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Coerentemente presentato nella città della Bora fra i documentari in concorso al 31esimo Trieste Film Festival, The Wind. A Documentary Thriller di Michał Bielawski mostra, con immagini e strutture narrative linguisticamente vicine ai topoi dell’horror, il vento Halny che ciclicamente soffia più o meno furibondo sulle montagne polacche, riplasmando la vita, le paure, le azioni e la salute mentale degli abitanti. Forse non tutto a livello narrativo torna alla perfezione, ma con l’arrivo della burrasca inevitabilmente scatta, altrettanto impetuoso, anche il fascino cinematografico.

Fischia il vento, infuria la bufera

Il vento Halny è uno dei fenomeni più imprevedibili che si scatena sulle montagne polacche. Non puoi mai sapere se e quando si trasformerà in un uragano distruttivo. L’Halny colpisce soprattutto la zona di Zakopane, scatenando paure e comportamenti insoliti negli abitanti. I quattro protagonisti sono stati scelti perché la loro vita è condizionata dall’arrivo ciclico del vento: Ewa, un paramedico, Tomek, un meteorologo, Teresa, poetessa e amante della natura, e Staszek, un pastore anziano che deve proteggere la sua famiglia. [sinossi]

Non è semplice filmare il vento. O per lo meno non è semplice filmarlo senza ingabbiarlo nelle immagini e nei suoni, senza renderlo di fatto rappresentazione di un qualcosa che è già passato e che ora, anche nei filmati delle sue raffiche più devastanti, è in qualche modo atteso e controllabile nella sua riproducibilità. Non è semplice renderlo protagonista assoluto fra i protagonisti umani lasciandolo anche sullo schermo, proprio come nella realtà, ancora e sempre libero, vivo, imprevedibile, guizzante, costantemente declinato al presente nell’appropinquarsi della sua forza. Non solo nei suoi effetti più visibili su un territorio di alberi divelti e di impianti di risalita che sembrano quasi sul punto di staccarsi dalle funi e cadere, ma anche e soprattutto nel suo profondissimo legame con l’umanità che attorno al suo impeto plasma le proprie vite, le proprie emozioni, i propri gesti, a volte persino la propria salute mentale.

È in questo senso almeno a tratti prezioso, pur nella sua intermittenza, The Wind. A Documentary Thriller, opera quarta del regista polacco Michał Bielawski coerentemente accolta da una leggera Bora, dopo i primi applausi alle Visions du Réel di Nyon, nel Concorso Documentari del 31esimo Trieste Film Festival – al cui mercato When East Meet West di un paio d’anni fa deve la co-produzione per la quale, prima ancora dell’intervento di HBO, ha potuto vedere la luce. È prezioso per la sua capacità, nei momenti in cui il vento realmente si gonfia e si trasforma in bufera, di mostrarlo e raccontarlo quasi trasportandolo nella valigetta del DCP, rendendolo in qualche modo tattile, fisico, percepibile al pubblico attraverso un aperto gioco, non certo privo di ambizioni teoriche, con le forme cinematografiche e artistiche. Bielawski, come il programmatico titolo suggerisce, trasforma il vento nella pura inquietudine emotiva di immagini mutuate dall’immaginario horror e gotico (le tende che volano, gli alberi che cadono, le radici che smuovono il terreno dal basso quasi fossero zombie, la pioggia orizzontale, i rami inquieti che sembrano vivi, i vestiti gonfi e schiaffeggianti, gli oggetti smossi, resi barcollanti e divelti dalla furia delle folate, gli stessi leggeri tremolii di una macchina da presa fissa eppure in balia del furore che spira a centinaia di chilometri orari), fa sue tanto la minuzia umana nella vastità dell’ambiente di Caspar David Friedrich e le bufere magnifiche e atterrenti di William Turner quanto le più vicine inquadrature sul bosco del Von Trier di Antichrist, sceglie quattro (famiglie di) protagonisti autoctoni che sono più degli altri e per i motivi più disparati condizionati dalla forza del vento, e lambisce i territori del Sublime classico e Romantico indagando, fra istanti di irresistibile fascino cinematografico e momenti meno riusciti di probabilmente eccessiva messa in scena che si finge pura osservazione, la profondità del rapporto fra uomo e natura, la potenza annientatrice già cantata da Kant nella Critica del Giudizio, il sentimento della contemplazione del bello proprio perché distruttivo di Schopenhauer.

Certo, non proprio tutti i tasselli del film alla fine tornano esattamente al loro posto, e nel procedere ondivago, paradigmatico e simbolico della mappatura umana intessuta intorno al fischiare del vento rimane una qualche zona d’ombra (la palestra affollata, l’auto in panne, il mercato, la discarica di rottami ferrosi, o ancora i colpi d’accetta ad abbattere ulteriori alberi prima di spostarne i tronchi) in cui la forma narrativa per cui opta Bielawski, priva di interviste e di qualsivoglia frontalità e/o spiegazione alla ricerca di una macchina da presa il più possibile invisibile che segua dialoghi (più e meno) “significativi” e gesti imposti dalla condizione meteorologica, lascia qualche dubbio sull’effettiva efficacia della scelta linguistica e sul senso dei singoli (anti)episodi. Ma poi, dopo l’attesa e il caricarsi della tempesta, dopo le poesie e i nuovi confini tracciati, tornano le folate, tornano le raffiche, torna il vento al massimo della sua potenza, e insieme a lui, nella capacità di filmarlo e renderlo immagini e suoni, torna anche il cinema, il fascino delle immagini, il pericoloso e seducente ciondolare di un luna park chiuso per motivi di sicurezza mentre la protezione civile prontamente si muove per limitare il più possibile i danni.

Ma facciamo un passo indietro, torniamo all’unico reale protagonista di The Wind. A Documentary Thriller. Soffia sui monti Tatra ai confini fra Polonia e Slovacchia l’Halny, corrente d’aria che sale lentamente fin sulla vetta più alta dei Carpazi per poi scatenarsi in vento di caduta, molto spesso furioso, nella sua discesa sull’altro versante. È un vento imprevedibile, a volte brezza e a volte bufera, a volte carezza e a volte devastazione, a volte vita e a volte morte – anche umana, di vittime casuali sorprese dalla sua foga così come di eroici soccorritori accorsi e disposti a sacrificarsi per tentare di salvarli. Michał Bielawski lo mostra subito all’apice della sua violenza nelle immagini d’archivio, e poi raccorda i notiziari con le telefonate alle ambulanze, le persone letteralmente portate via dalla furia di una raffica e gli alberi caduti, i cavalli impauriti nelle stalle e gli uomini talmente condizionati dalle giornate di Halny e stanchi della sua veemenza da rifugiarsi nell’alcolismo o molto più drasticamente nello squilibrio mentale e nella via del suicidio, mentre un eccellente lavoro di sound design riporta rigoglioso e gelido il feroce fischiare del vento nelle casse e nella sala.

Fra le tempeste di neve e i teli da inchiodare, le riparazioni da eseguire in mezzo alla bufera e le torri meteorologiche, gli oggetti che volano via e le corse di paramedici e pompieri, la devastazione dei luoghi e la cura di chi ancora compra pezzi di foresta mentre quasi tutti la stanno abbandonando, The Wind. A Documentary Thriller racconta una resistenza fisica e poetica, una lotta impari dell’uomo contro la furia ambientale, ma anche e soprattutto una storia di profondissimo amore fra la montagna e i suoi abitanti, fra il vento e chi ci deve coesistere, fra la natura e l’uomo che la vive, la cura, la respira. C’è l’anziano pastore più legato alla tradizione, che dall’alto dei suoi monti e ben al di là delle debolezze del suo cuore malandato è perfettamente conscio di dover proteggere la famiglia e la casa dalla furia del vento, ma è al contempo sufficientemente saggio per sapere che è proprio grazie ai cicli dell’Halny (e agli alberi che la stessa natura decide di abbattere) che gli sarà possibile scaldarsi d’inverno, lavorare il legno e ri-creare dalla devastazione. C’è la giovane paramedico in giro sull’ambulanza fra interventi, rischi, amari fallimenti e falsi allarmi, sempre pronta a scattare e a sfidare le avverse condizioni meteo per tentare di salvare una vita in difficoltà. C’è il meteorologo che misura ogni giorno l’intensità dei venti, eremita nella sua stazione ma costantemente in contatto con la città di Zakopane alla quale lanciare gli eventuali allarmi quando il vento improvvisamente rischia di diventare tempesta. E poi c’è la poetessa Teresa, innamorata di una Madre Natura da cantare in endecasillabi, da ammirare, da proteggere, persino da abbracciare. Figure fisiche eppure sfuggenti proprio come il vento, esseri umani dalla personalità ben definita che si presentano con la propria quotidianità ma al contempo pure idee, anime libere che incarnano ogni uomo di montagna, ogni amante della natura, ogni idilliaco connubio fra gli esseri umani e le loro terre. Ogni lavoro di gruppo per misurare l’intensità dell’aria, ogni figura immersa nella neve e nella pioggia, ogni abitante di ogni piccola comunità al lavoro insieme contro le avversità. Ci sono i torelli che nascono nella notte di bufera quasi a rispondere alla devastazione con un nuovo miracolo della vita, ci sono i tralicci caduti da issare e dotare di una nuova banderuola, ci sono i nuovi ramoscelli da piantare dove il bosco (un po’ come nel nostro Trentino durante l’ondata di maltempo dell’ottobre 2016) non esiste più, ma tornerà. C’è la vita della montagna, fra cibi, abiti, tradizioni, difficoltà, dignità e profondissimo orgoglio. Ci sono le funivie, gli skilift e le seggiovie ora attivi e ora alla mercé della furia dell’Halny, emblemi dell’impotenza di persone e oggetti di fronte allo scatenarsi della natura. Ci sono i danni da calcolare dopo la nottata di furia, ci sono i tronchi da rimuovere dalle strade, ci sono gli effetti, fisici, materiali e psicologici, del vento sulle persone. Ma soprattutto c’è la consapevolezza che la vita normale è sempre destinata a ripartire, che gli alberi sono destinati a ricrescere e a riprendersi la montagna, che il sole è destinato a sorgere ancora illuminando le sue cime, e che gli animali torneranno sereni al loro pascolo. Fino alla prossima giornata di vento, per lo meno. Dopo la quale ricominciare ancora una volta, insieme.

Info
La scheda di The Wind. A Documentary Thriller sul sito del Trieste Film Festival

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