Heidi

Già in concorso a Sarajevo, e proiettato in anteprima nazionale, fuori competizione, al Trieste Film Festival 2020, Heidi di Cătălin Mitulescu è un poliziesco che lascia la “detection” sullo sfondo, per concentrarsi sull’ambiguità (troppo) umana dei suoi protagonisti. Molto felici le scelte di casting.

Accipicchia, qui c’è un mondo senza alcuna speranza

L’agente di polizia Visoiu, quasi sessantenne e in procinto di andare in pensione, viene incaricato di cercare alla periferia di Bucarest, in una zona che conosce da tutta una vita, due prostitute disposte a testimoniare in un processo contro un caso di crimine organizzato. Ma trovarle si rivela più facile che convincerle a testimoniare. [sinossi]

Tra i fedelissimi del Trieste Film Festival, dove ha presentato negli anni lunghi e corti in ogni sezione, Cătălin Mitulescu mostra, per la prima volta sul territorio nazionale, ancora una volta la sua nuova opera, Heidi, in terra giuliana, portando sul grande schermo del Politeama Rossetti i suoi poliziotti di periferia, le strade fangose, il ritratto di una Romania rappresentata allo sbando da ogni punto di vista, su tutti quello morale. Un film che sposta di qualche grado la lente d’ingrandimento che la fertilissima cinematografia rumena di questi ultimi tempi (tempi che hanno una precisa data d’inizio, Cannes 2007 e la Palma d’Oro al Cristian Mungiu di 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, quantomeno per la rinnovata attenzione dei festival e della stampa di settore che fece seguito a quell’affermazione) punta e ha puntato sulle contraddizioni e lo sfacelo di una nazione lasciata dalla caduta del Muro come un cadavere pronto per essere spolpato dagli avvoltoi (del capitalismo), osservando la società con un occhio cinico, disincantato, che a sporadici sprazzi di tenerezza fa sempre seguire deflagrazioni d’insensata anaffettività. Insensata per noi spettatori “al sicuro” sulla poltrona, non per questi uomini e donne che navigano a vista, che si affidano al puro istinto di sopravvivenza: quando arriverà il funzionario di polizia mandato dalla sede centrale a sovrintendere le indagini su un caso di doppio omicidio, le sua analisi e conclusioni saranno le nostre, e districare la matassa di tossiche relazioni umane e criminali si rivelerà possibile solo per uno sguardo esterno, non (troppo) coinvolto. Perché Mitulescu – ed è questa l’idea più interessante del suo film – raggela la messa in scena, sceglie di puntare sull’anticlimax, mostrandoci il prima e il dopo degli eventi importanti, almeno sino al sanguinoso finale; lo scopo è (anche) quello di lasciarci lucidi e distanti, a ricostruire un puzzle di cui Heidi non rivela la soluzione, almeno non direttamente.

Scritto dallo stesso regista a quattro mani con Radu Aldulescu, non accreditato come sceneggiatore dai tempi di Terminus Paradis di Lucian Pintilie (1998), trova un punto di forza aggiuntivo nelle scelte di casting, specie dei due ruoli principali. Molto bravi Gheorghe Visu e Catalina Mihai, lui poliziotto di strada sull’orlo della pensione, lei, la Heidi del titolo, giovane prostituta educata a pensare alla mercificazione del suo corpo come all’unica risorsa economica possibile, nata in una Romania già “libera”, che scherza lei per prima con il suo nome dichiarando di “venire dai monti”. Il continuo compromesso con le piccole malavite locali è cifra irrinunciabile per consentire l’esercizio di una pur minima forma di tutela dell’ordine e della legalità, e il disincanto del vecchio agente è il medesimo dell’istanza narrante: lo sforzo più grande sembra essere quello del mantenimento della dignità personale, per riuscire a vivere con se stessi un giorno dopo l’altro, senza chiedere alla vita alcun traguardo, senza più osare sperare. Il classico ultimo caso prima della pensione che coinvolge più del dovuto, un cliché del genere poliziesco innestato da Mitulescu su una rappresentazione tesa a dare un marchio di assoluta realtà al contesto, con la fotografia di Marius Panduru (collaboratore nel passato anche recente di tanti cineasti del cinema rumeno contemporaneo, Corneliu Porumboiu e Radu Jude su tutti) che uniforma la luce naturale su toni plumbei e lattiginosi, da rigido inverno. All’intricata rete criminale basta un recinto di lamiera per celare loschi traffici, mentre Heidi, vittima e complice, cerca di giocare la sua vita perigliosa su troppi tavoli: è proprio per avere accesso a un documento difficile da ottenere che si avvicinerà al vecchio poliziotto, innescando una serie di accadimenti che è bene non svelare, anche perché poco aggiungerebbero a questa analisi.

Gelosia, ambiguità morale, un angelo/diavolo biondo che gioca con il fuoco, l’evento tragico in un vagone abbandonato: echi twinpeaksiani evidenti, che confermano il gusto dell’autore rumeno per tanto cinema d’oltreoceano, citato e preso a prestito per confezionare un pastiche che nasconde i suoi riferimenti dietro le giacche zuppe di pioggia, le magliette sporche indossate da tre giorni, le distese di ghiaccio e neve. L’indubbia originalità del cocktail non è esente da falle e difetti: incertezza di tono, omogeneità che a volte tracima in monotonia, la scelta del finale aperto, quella (a quel punto) più facile. Ma nessun difetto può cancellare l’indubbio valore di quest’ulteriore tassello di una cinematografia in gran spolvero, con le conferme e con le nuove leve: Miculescu, 48 anni, tre lungometraggi e tanti corti e produzioni alle spalle, può ormai considerarsi tra le prime.

Info
La scheda di Heidi sul sito del Trieste Film Festival

Articoli correlati

  • Trieste 2020

    Monsters RecensioneMonsters

    di Selezionato nel concorso lungometraggi della 31esima edizione del Trieste Film Festival, Monsters è il titolo d'esordio del regista rumeno Marius Olteanu: un film dal sapore esistenzialista e quasi antonioniano la cui coppia protagonista non fa figli e viene per questo guardata con sospetto.
  • Cannes 2019

    La Gomera recensioneLa Gomera – L’isola dei fischi

    di La Gomera è un'isola delle Canarie, ed è lì che il poliziotto Cristi si reca per imparare il linguaggio parlato a “fischi”. Lo scopo è portare a termine un complicato colpo criminale. Corneliu Porumboiu torna alla regia con un'opera avvincente e profondamente teorica.
  • TFF 2018

    I do not care if we go down in history as barbarians RecensioneI Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians

    di La Storia è sempre questione di messa in scena: Radu Jude firma con I Do Not Care If We Go Down in History as Barbarians una potente riflessione sulla necessità di fare politicamente il cinema e sulla sua sostanziale condanna a non essere capito. Presentato in Onde al Torino Film Festival.
  • In sala

    Fixeur RecensioneFixeur

    di Fixeur, che raggiunge le sale con Lab80 insieme a un altro film di Adrian Sitaru (Illegittimo), conferma il talento del regista rumeno e allo stesso tempo la capacità dell'industria cinematografica di Bucarest di riflettere sul reale in modo mai prono, scavando in profondità nelle contraddizioni della nazione, e dell'Unione Europea.
  • Locarno 2017

    The Dead Nation RecensioneThe Dead Nation

    di Presentato nella sezione Signs of Life del Locarno Festival, The Dead Nation (Țara moartă), ultimo tassello della storia della Romania del regista Radu Jude, abbina il racconto delle persecuzioni antisemite con delle fotografie d'epoca.
  • Trieste 2017

    Intervista a Cristi Puiu

    Cristi Puiu è fra gli autori di punta del cinema rumeno. Lo abbiamo incontrato in occasione del 28esimo Trieste Film Festival, dove è stato ospite d'onore e ha presentato in anteprima italiana Sieranevada, già in concorso a Cannes.
  • Trieste 2017

    By the Rails

    di La fine di una relazione di coppia, condannata dalle contingenze e dalla necessità di espatriare per trovare lavoro. By the Rails del regista rumeno Cătălin Mitulescu segue il filo della New Wave nazionale, sia pur aderendovi in maniera un po' scolastica.
  • Archivio

    Un padre, una figlia

    di Cristian Mungiu è un regista indispensabile per capire l'Europa contemporanea, le sue derive, il suo tentativo di "ripulirsi" dalla corruzione del tempo. Un padre, una figlia lo conferma ancora una volta.
  • Cannes 2015

    One Floor Below

    di Il nuovo film di Radu Muntean, il ritratto di un uomo che diventa anche inevitabile fermo immagine su una Romania che è ancora alla ricerca di una propria "normalità". In Un certain regard a Cannes 2015.
  • Cannes 2012

    Oltre le colline RecensioneOltre le colline

    di Con Oltre le colline Cristian Mungiu, tra i principali cantori del nuovo cinema rumeno, firma una requisitoria contro l'ortodossia religiosa.
  • Festival

    Trieste Film Festival 2020

    Compie trentuno anni il Trieste Film Festival, il primo e più importante appuntamento in Italia dedicato al cinema dell'Europa centro-orientale. Il Trieste Film Festival 2020 si tiene dal 17 al 23 gennaio, aprendo con Terrence Malick e chiudendo con Corneliu Porumboiu.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento