Kinuyo Tanaka è la protagonista della retrospettiva di Locarno 2020

Kinuyo Tanaka è la protagonista della retrospettiva di Locarno 2020

La retrospettiva della settantatreesima edizione del Festival di Locarno sarà dedicata a Kinuyo Tanaka, figura centrale dell’epoca d’oro del cinema giapponese. Attrice tra gli altri per Kenji Mizoguchi, Yasujirō Ozu, Keisuke Kinoshita, Mikio Naruse, e Kaneto Shindō, Tanaka è stata anche una eccellente regista, autrice di sei lungometraggi. A Locarno saranno proiettati tutti, insieme a una ricca selezione delle pellicole in cui ha recitato.

Kinuyo Tanaka è un nome che con ogni probabilità dirà poco, e in alcuni casi nulla, ai cinefili contemporanei: i suoi film non sono oggetti di dispute sui social network, le principali riviste di critica non danno segni di vita nel ricordarla. I film da lei diretti, dopotutto, sono solo sei, diretti in meno di un decennio: tra 恋文 (Koibumi, in Italia Lettere d’amore) e お吟さま (Ogin sama, conosciuto con il titolo internazionale Love Under the Crucifix) intercorrono infatti appena nove anni, dal 1953 al 1962. L’oblio in cui è progressivamente scivoltato il nome di Tanaka rende ancor più meritoria la scelta del Festival di Locarno di dedicarle una retrospettiva durante la settantatreesima edizione, che si terrà dal 5 al 15 agosto prossimi. Non è certo la prima volta che la kermesse svizzera apre le proprie porte al cinema nipponico. Nel 1957 venne omaggiato Akira Kurosawa, fresco di notorietà a livello mondiale dopo il Leone d’Oro a Rashomon (1951) e quello d’Argento a I sette samurai (1954); Yasujirō Ozu fu il protagonista della retrospettiva nel 1979, stesso riconoscimento ottenuto da Mikio Naruse nel 1983 e Keisuke Kinoshita nel 1986. Se si esclude il viaggio nell’universo manga compiuto dal festival nel 2009 erano dunque oltre trent’anni che lo sguardo di Locarno non si posava in modo monografico sul Giappone. Significativo è il fatto che si riparta non solo da una donna, ma addirittura dalla seconda regista della storia del cinema giapponese. Prima di lei infatti la sola Tazuko Sakane era riuscita a posizionarsi dietro la macchina da presa, dirigendo nel 1936, durante il regime militare, 初姿 (Hatsu Sugata, titolo internazionale New Clothing). Un modo per rivendicare il ruolo femminile all’interno della Settima Arte anche in Giappone, dove l’industria – anche più che altrove – è sempre stata fortemente maschile. In qualche modo Kinuyo Tanaka è da considerare la progenitrice ideale delle varie Kei Fujiwara, Sachiko Hidari (che nel 1977, anno della scomparsa di Tanaka, diresse il suo unico film da regista, 遠い一本の道, Toi ippon no michi, conosciuto come The Far Road), e ovviamente Naomi Kawase.

La retrospettiva, curata da Roberto Turigliatto, permetterà al pubblico di incontrare con lo sguardo sul grande schermo tutte e sei le regie di Tanaka, ma anche di confrontarsi con una corposa selezione dei film da lei interpretati. Sì, perché il volto di Tanaka è uno dei più iconici e fondamentali dell’intera storia del cinema nella Terra di Yamato. A vent’anni, nel 1929, era già famosa in patria quando interpretò Mi sono laureato, ma… di Ozu, e venne scelta nel 1931 per il cast del primo film giapponese sonoro della storia, マダムと女房 (Madamu to nyōbō, The Neighbor’s Wife and Mine) di Heinosuke Gosho. Sotto contratto con la Shochiku, svolse un ruolo di primaria importanza nel racconto del Giappone negli anni più bui della sua storia novecentesca, quelli che vanno dal grande terremoto del Kantō del 1923 al dominio delle truppe statunitensi nel secondo dopoguerra, con il Paese in ginocchio dopo la dittatura militare e il conflitto concluso con il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki. Se il suo nome per il popolo cinefilo è indissolubilmente legato all’esperienza autoriale di Kenji Mizoguchi, per il quale fu straordinaria protagonista in ben quindici film (tra questi I racconti della luna pallida d’agosto, L’intendente Sansho, e ovviamente Vita di O-Haru, donna galante, praticamente costruito interamente su di lei), va ricordato come fu interprete sensibile in molti capolavori della produzioni nipponica, da Una gallina nel vento di Ozu a La leggenda di Narayama di Keisuke Kinoshita, da Mother di Mikio Naruse a Barbarossa di Kurosawa.

Ma è ancor più significativo e dirompente da un punto di vista critico che si abbia finalmente la possibilità di mostrare al pubblico – e a una critica sempre disattenta e confusionaria per tutto ciò che non ha i contorni confortanti dell’immagine occidentale – la figura di Kinuyo Tanaka come quella di un’autrice, dallo sguardo mai banale e sempre in grado di approfondire e stratificare la lettura della propria nazione, mostrandone le distonie nella rappresentazione – e nella codificazione – del femminile, ma anche sottolineando il progresso e l’emancipazione della donna nel Giappone frastornato del dopoguerra. Ha ragione il Festival di Locarno a mettere in relazione Kinuyo Tanaka con la più celebre (ma altrettanto dimenticata, e ben poco nota ai giovani cinefili) Ida Lupino, anche se Tanaka ebbe modo di confrontarsi con produzioni meno “indipendenti”, visto che Lettere d’amore fu prodotto dalla Shintoho e The Wandering Princess – per portare un altro esempio – dalla Daiei. Per concludere, in attesa di poter godere sul grande schermo e magari in copie in 35mm della maestosità del cinema giapponese e dello splendore – poetico e attoriale – di Tanaka, si riportano le parole della direttrice di Locarno Lili Hinstin: “È la prima volta in 73 anni che il Festival dedica la sua retrospettiva al lavoro di una regista. È indubbiamente un segno della straordinaria consapevolezza collettiva che si sta manifestando negli ultimi due anni – la questione della rappresentazione delle donne ha assunto ormai un valore economico e culturale – ma è soprattutto un’occasione per chiedersi perché un’opera così originale e appassionante come quella di Tanaka sia stata finora mostrata e studiata così poco. Sulla base dei sei film realizzati da Kinuyo Tanaka come regista, l’obiettivo è quello di approfondire l’esperienza di un altro sguardo, sia esso femminile, femminista o semplicemente personale”.

Info
La retrospettiva dedicata a Kinuyo Tanaka sul sito di Locarno.

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