Il dono

Presentato fuori concorso al 31esimo Trieste Film Festival, Il dono è un documentario di Giuliano Fratini sull’ultima parte della vita di Andrej Tarkovskij, nel suo soggiorno, di fatto un esilio, in Italia in un piccolo centro sui monti Prenestini.

Tarkovskij, prima spiaggia… a sinistra

Dopo l’uscita di Nostalghia (1983), Tarkovskij deve tornare in patria. Ma capisce che in Russia lo aspetta una vita ancor più dura rispetto a quella che da sempre gli era riservata. Decide così di rompere con le autorità sovietiche e di rifugiarsi in una località segreta. [sinossi]

«Cuccati Formigoni!», così concludeva Paolo Rossi il suo celebre monologo sulla rivoluzione sessuale, immaginando il leader di Comunione e Liberazione dato in pasto per penitenza a una lasciva Nastassja Kinski. A essersi cuccato Formigoni c’è anche Andrej Tarkovskij, come si può vedere nel documentario Il dono, opera prima di Giuliano Fratini, presentato fuori concorso al 31 Trieste Film Festival. Cosa può centrare l’uomo politico ciellino con il sublime regista autore di non pochi capolavori della storia del cinema? Nel 1985 il cineasta sovietico fu ospite del Meeting di Rimini, presentato sul palco proprio da Formigoni con un intervento che alludeva alla sua sfortunata condizione di fatto di esule, che non poteva ricongiungersi con la propria famiglia. Mentre proprio il regista, nel suo discorso, faceva un richiamo a quel piccolo paese laziale in cui si trovava senza nominarlo, presumibilmente per motivi di privacy di quella piccola comunità. In quel momento Tarkovskij stava vivendo il suo soggiorno in Italia, in cui era stato per girare Nostalghia e da lì non aveva fatto più ritorno in patria per l’ostilità delle autorità sovietiche. Formigoni racconta pure di avere cercato di intervenire interessando della vicenda Giulio Andreotti, all’epoca Ministro degli Esteri. Ma Tarkovskij sosteneva, come raccontato da altri nel film, che Formigoni lo stesse prendendo in giro. Più volte nel documentario, Giuliano Fratini usa questo sistema della smentita, facendo seguire a un’affermazione discutibile di un intervistato un’altra di negazione di un altro intervistato, evidentemente registrata successivamente, cui quell’affermazione era stata riferita. Un’operazione quantomeno discutibile, perché arrivati a quel punto impedisce il diritto di contro-replica.

L’esilio di Tarkovskij nella comunità di San Gregorio da Sassola, sui Monti Prenestini, rappresenta come un limbo della sua vita, una zona come quella di Stalker, in una comunità pur accogliente, ma dove non poteva ritrovare la sua dacia personale come in un’isola del pianeta Solaris. Su quel soggiorno si sapeva molto poco, per gli ovvi motivi di riservatezza di cui sopra. La pagina wikipedia di San Gregorio da Sassola riporta per esempio la frequentazione di quel paese da parte dell’ex-comico Andrea Roncato, del duo Gigi e Andrea, ma non fa nessun riferimento alla presenza del cineasta sovietico.

Il dono nasce dalla passione del regista Giuliano Fratini per il cinema classico sovietico, testimoniato anche dal nome dato alla sua casa di produzione, Infinitas, richiamando al titolo di uno dei capolavori di Marlen Khutsiev, la cui intervista in Il dono, raccolta in occasione del tributo fattogli dal 68 Locarno Film Festival, rappresenta una delle testimonianze centrali. Due cineasti sovietici che non hanno molto in comune ma che hanno usato entrambi Bach e in particolare il corale Ich ruf zu dir, Herr Jesu Christ (BWV 639), dolce accompagnamento di un cinema contemplativo, di Infinitas come di Solaris.

I punti di forza di Il dono consistono nell’aver trovato del materiale di repertorio, raro e inedito, come quei filmati con Tarkovskij nei suoi ritrovi con gli abitanti del villaggio, con la gente umile con cui si trovava a suo agio, alcuni dei quali sono anche intervistati nel film. Il ritratto è affettuoso, ma l’operazione complessiva si rivela superficiale, con una serie per esempio di interviste inutili, a personaggi più folkloristici. Mentre l’esilio forzato degli ultimi anni di vita del grande cineasta in Italia, dovrebbe dare luogo a grandi dibattiti e riflessioni. Perché per esempio, i suoi due ultimi film, realizzati entrambi fuori dall’Unione Sovietica, Nostalghia e Sacrificio, sono indiscutibilmente i suoi film peggiori? Si può discutere sulla qualità ma certamente non sono tra i capolavori del regista. Può essere per aver lavorato con un sistema produttivo e maestranze diverse da quelle con cui era solito lavorare. Può essere perché stanco e minato nella salute oltre che per la sua situazione, traumatica, di esilio. Ma può anche essere per la mancanza di un sistema non finalizzato al profitto, come quello sovietico, che garantiva la possibilità al regista di pensare, stipendiato dallo stato per quello, di potersi prendere anche lunghe pause di riflessione per concepire una nuova opera. E ciò senza nulla togliere alla condanna di un sistema liberticida dal quale Tarkovskij ha fatto benissimo a scappare. Nessuno può dirlo, ma il problema potrebbe essere almeno impostato.

Info
La scheda de Il dono sul sito del Trieste Film Festival

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2 Commenti

  1. Giuliano Fratini 26/10/2021
    Rispondi

    Guardi qui di superficiale c’è solo la sua recensione, con tutto il rispetto. Lei usa wikipedia e non sa di cosa scrive: Chuciev e Tarkovskij hanno in comune solo l’adagio di Bach, ma studi! Studi la storia del cinema sovietico, potrebbe imparare qualcosa, ma bisogna fare un grande lavoro sulle fonti, non scopiazzare qua e là da wikipedia. Lo stesso vale per Tarkovskij e Formigoni, legga il Martirologio! Per quanto riguarda Nostalghia e Sacrificio la informo che l’argomento è stato trattato in fase di riprese ma l’unico che si è voluto sbilanciare sul tema è stato Zanussi, il quale diceva che secondo lui sono i due film migliori di Tarkovskij. Il diritto di contro-replica cui allude è assolutamente ridicolo, tutte le persone hanno espresso liberamente il loro pensiero e le scelte di montaggio sono scelte artistiche, non tendenziose. Per esercitare il diritto di critica bisogna conoscere la materia di cui si scrive. Lei non ha gli strumenti per criticare questo film.

  2. Giuliano Fratini 26/10/2021
    Rispondi

    Aggiungo che l’intervista a Chuciev non è stata presa a Locarno, bensì a Mosca, non so a quali fonti attinge per scrivere queste assurdità. Ma d’altronde il pezzo è talmente pieno di corbellerie che è non è difficile lasciarne indietro qualcuna.

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