Merry Christmas, Yiwu

Merry Christmas, Yiwu

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Presentato nel Bright Future Main Programme del 49 International Film Festival Rotterdam, Merry Christmas, Yiwu, del regista serbo Mladen Kovacevic, è un documentario a carattere osservazionale sugli operai in Cina che producono addobbi natalizi per tutto il mondo dove si celebra il Natale. Cade ogni stereotipo sul mondo del lavoro in Cina.

Stiamo lavorando per voi

Documentario sulla vita quotidiana degli operai cinesi, sospesi tra la tradizione comunista e il nuovo sogno, di arricchimento e benessere. Siamo a Yiwu, una città con 600 fabbriche di addobbi natalizi, che decorano il Natale in tutto il mondo. [sinossi]

«È meglio vendere un gran numero di autovetture con un basso margine ragionevole che venderne meno con un ampio margine di profitto… Questo consente a un numero maggiore di persone di comprare e godersi (l’autovettura) e dà ad un numero maggiore di persone impiego ad un buon salario.» L’operaio deve essere felice, non deve pensare e avere un reddito sufficiente per potersi permettere un’automobile, per far circolare le merci e il flusso di denaro. Il pensiero di Henry Ford, che è cardine del modello capitalista, assume forme diverse in un contesto ormai pienamente globalizzato come quello attuale e in una società in rapidissima trasformazione come quella cinese. Ne costituisce un interessante esempio il film Merry Christmas, Yiwu, documentario del regista serbo Mladen Kovacevic. Non sono infatti gli operai, come nel modello fordiano, gli utilizzatori dei loro prodotti.

Yiwu, città-contea nella provincia cinese dello Zhejiang, è il più grande mercato del mondo di merci all’ingrosso e il principale centro mondiale di produzione di decorazioni natalizie. Ci sono almeno 600 fabbriche che sfornano questo tipo di prodotto. La maggior parte di questi oggetti che abbelliscono e allietano le nostre festività, è prodotta in questo angolo del mondo dove il Natale è un qualcosa di culturalmente estraneo. Dimentichiamoci ogni stereotipo sui lavoratori cinesi schiavi, che lavorano notte e giorno stipati in spazi angusti, che vivono e dormono nello stesso ambiente di lavoro. Gli operai seguiti da Mladen Kovacevic, che confezionano artigianalmente, a mano, stelle, palle e alberi natalizi, vestiti di Babbo Natale, hanno tempo libero a disposizione, i ragazzi giocano a biliardo, le famiglie aiutano i figli a fare i compiti, usano il cellulare al lavoro tanto non disturba quel tipo di attività. Non vedono l’ora di fare le vacanze di capodanno che, com’è noto, si festeggia in Cina dopo che in occidente, secondo un calendario lunare, diverso da quello gregoriano.

Proprio questo sfasamento dei capodanni permette la grande produttività cinese: gli operai lavorano sodo per noi, per le nostre festività e assolto il loro compito possono godersi le loro. Si fa riferimento al lavoro minorile ma, pur in una chiacchierata da bar, ridendo, questo viene considerato quale un abuso sanzionabile. La situazione non è nemmeno idilliaca, certo. Hanno contratti a tempo determinato, vivono in dormitori, e arrivano da lontano, separandosi dalla famiglia come è testimoniato dal fatto che sono spesso al telefono, in contatto con i congiunti. Ma comunque le condizioni di vita non sono quelle di stenti di cui sopra. Una visione edulcorata del regista che contrasta con tanti reportage e servizi giornalistici sulle condizioni del lavoro in Cina come pure con tanto cinema di Wang Bing?

In realtà la vastità della Cina può contenere tutto e il contrario di tutto, ma quello che ha fotografato Mladen Kovacevic è proprio un nuovo stadio evolutivo del capitalismo cinese, in senso fordiano. Gli operai devono diventare consumatori, devono avere il tempo per spendere, acquistare, godere dei beni di consumo, spendere la loro busta paga, ancora in contanti nonostante la Cina sia molto avanzata con i pagamenti elettronici e i protagonisti del film acquistano la frutta al mercato pagando con la popolare app WeChat. Alcuni di questi aprono dei negozi o dei nuovi stabilimenti, diventano imprenditori. La trasformazione, il senso del divenire della società, è testimoniato dal testo di una canzone, una delle tante intonate nel film, che parla di un padre che ha lavorato molto, durante la sua vita, per la sua famiglia. Buona parte delle nuove generazioni di cinesi non è più questa cosa, e non vuole esserlo. Sono della generazione dei millenial al pari tanti loro coetanei in tutto il mondo.

Una celebre scena del film La salamandra di Alain Tanner vede un’operaia, addetta all’insaccamento di salsicce con budelli che riempe della carne macinata che esce automaticamente da una macchina, interrompere bruscamente quell’azione che compie in automatico tutto il giorno, facendo così fuoriuscire la carne. È un atto di ribellione contro la catena di montaggio, il sistema. Non si può non pensare a quella scena, di quell’operaia, vedendo all’opera i lavoratori di Merry Christmas, Yiwu, in una simile operazione per confezionare i prodotti natalizi. Ma senza mai interrompere la loro routine. Mladen Kovacevic è interessato a indagare il passaggio all’economia di mercato come quello che è avvenuto nella ex-Juguslavia. Usa un approccio osservazionale, pure con solo poche didascalie scritte in cinese, come a essere il più possibile organico al materiale trattato. Usa immagini della natura, già a partire dal mare increspato che apre il film, e poi paesaggi e foreste di bambù, ma anche grandi statue di Buddha. Non possiamo comunque prescindere dal contesto culturale ma, figurativamente, tutte queste immagini vengono inghiottite da quella lunga carrellata finale sulla spianata di container che sembra non finire mai. Il nuovo paesaggio industriale e umano del capitalismo 2.0.

Info
La scheda di Merry Christmas, Yiwu sul sito dell’International Film Festival Rotterdam

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