Rotterdam 2020 – Presentazione

Rotterdam 2020 – Presentazione

In corso a Rotterdam, fino al 2 febbraio, la 49a edizione dell’International Film Festival Rotterdam, la quinta e ultima sotto la direzione artistica di Bero Beyer che consegna così il testimone a Vanja Kaludjercic.

Rotterdam 2020, la quarantanovesima edizione del festival olandese, quest’anno presenta la nuova opera di Beth B, la storica militante e filmmaker underground, dal titolo Lydia Lunch – The War Is Never Over, e anche una retrospettiva, curata dalla stessa regista, che gravita proprio attorno al ritratto da lei fatto alla sua attrice e cantante Lydia Lunch. Omaggiata anche Marion Hänsel, figura di primo piano nel cinema belga francofono, produttrice tra gli altri dei fratelli Dardenne, di Jaco Van Dormael e Sébastien Lifshitz, e regista che si è fatta conoscere a Cannes con Between the Devil and the Deep Blue Sea. Di lei sarà proposta una personale completa nonché il nuovo film, Il était un petit navire, sorta di atlante sentimentale della sua vita, concepito durante una degenza ospedaliera. Tra gli ospiti anche il direttore della fotografia messicano Diego Garcia, cui si devono opere quali Nuestro tiempo, Cemetery of Splendour e Neon Bull, cui verrà assegnato un nuovo riconoscimento, il Robby Müller Award. Presenza di spicco anche quella dei Quay Brothers, i fautori di un cinema d’animazione surreale, che presenteranno la videoinstallazione Dream Pools & Collecting Holes. Altri grandi nomi portati in palmo di mano in questa edizione dell’IFFR, mostrano in realtà una stanchezza della manifestazione che è sempre stata anticipatrice e scopritrice di talenti. Così Pedro Costa e Bong Joon-ho, di cui sarà proiettata una versione in bianco e nero di Parasite, arrivano dopo percorsi festivalieri ormai lunghi ed esausti. Così anche il compositore Howard Shore è già stato omaggiato da Locarno, anche se a Rotterdam si esibirà nella direzione di un concerto filarmonico di accompagnamento al film Crash per il quale scrisse una colonna sonora tra le più disturbanti di sempre.

Il festival di Rotterdam di quest’anno si rivela ancora, nella sua dimensione elefantiaca, carico di opere di grande interesse, bisogna solo spulciare un po’ tra le varie sezioni e sottosezioni. E bisogna andare a una retrospettiva per trovare le cose più di pregio almeno sulla carta, quella intitolata “Modern But Not Modish”, curata da Olaf Möller e Gerwin Tamsma, dedicata alle ultime opere di grandi maestri. Tra questi spiccano i giapponesi con l’ultimo film del grande documentarista corrosivo Kazuo Hara, Reiwa Uprising, con l’ultimo film di Yōji Yamada che torna alla sua storica serie di Tora-san con Tora-san, Wish You Were Here, e poi Nobuhiko Ōbayashi, il grande regista surreale, con Labyrinth of Cinema, e con Sadao Nakajima, storico autore di chambara e yakuza eiga, con Love’s Twisting Path. Presentate anche le ultime opere di Ruy Guerra, In Pieces, e Arturo Ripstein, El Diablo entre las Piernas, e ancora Communism and the Net or the End of Representative Democracy, opera di sei ore su Jan Palach, opera di Karel Vachek, autore della Nová vlna purgato con la repressione della Primavera di Praga. Ancora cercando nel marasma delle tante opere presentate, troviamo il nuovo film di Fabrizio Ferraro, Checkpoint Berlin, presentato in Bright Future Mid-Lenght, Special Actors, attesissimo film di Shinichiro Ueda che sconvolse il pubblico del Far East con il suo Zombie contro zombie. Rotterdam rimane il crocevia del cinema indipendente di tutto il mondo, il festival di grandi dimensioni che rifiuta i red carpet e dove pure il cinema di Hollywood non spadroneggia. Un’eredità che va assolutamente preservata.

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Il sito di Rotterdam 2020.

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