Dark Red

Dark Red

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Opera seconda della filmmaker afghana Diana Saqeb, Dark Red è una fotografia istantanea della condizione femminile del paese, dove un’emancipazione è possibile con furbizia e sotterfugi, come per la protagonista, abile a decidere il proprio destino. Dark Red sarà visibile nella piattaforma di Locarno Short Weeks 2020, disponibile dal 16 febbraio.

Sotto il burqa niente

Una giovane donna sposata si innamora di un commerciante di tessuti suo coetaneo. Lui le propone di fuggire via insieme, ma il destino ha deciso diversamente. [sinossi]
Per vedere Dark Red vai a questo link.

L’energia femminile e la determinazione della donna di decidere della propria vita, pur in un mondo dove comandano gli uomini, è il soggetto del cortometraggio della filmmaker afghana Diana Saqeb. Dark Red – questo è il titolo internazionale del film mentre quello originale è Sorkhe tirah – è stato presentato nel programma Open Doors shorts 2018 del Locarno Film Festival, e verrà ora riproposto in streaming al Locarno Short Weeks 2020, dal 16 febbraio. Nel frattempo la regista sta lavorando al suo primo lungometraggio di fiction, Shirin Gol, the Woman of Kabul, mentre il suo esordio è avvenuto nel 2012 con il documentario Mohtarama sulle proteste delle attiviste femministe per la parità di genere.

Dark Red, in una manciata di minuti, sa dare un quadro della condizione femminile del paese, e sa fare un ritratto di una donna forte, che cerca la sua emancipazione, la sua strada, i suoi amori. Vediamo un paese dove nei luoghi pubblici sopravvive il burqa integrale quanto il velo sui capelli, ma per la protagonista il burqa diventa un nascondiglio, un modo per poter nascondere il suo volto carico di trucco, le sue labbra con rossetto, da preservare per il suo amante, che incontra in un’alcova ricavata in un magazzino del negozio dell’uomo che commercia tessuti. La separazione netta, comune nei paesi musulmani, tra il privato e il pubblico, tra le regole di decoro mentre si è in strada e l’intimità nel chiuso della propria abitazione, è enfatizzata dalla regista che mostra i momenti a letto della donna con marito e amante, nonché il suo spazio privatissimo a casa dove si trucca, per poi coprirsi con il burqa, quasi un costume di supereroe per celare la propria identità. Il contrasto è anche simboleggiato in una scena nel suq, dove una donna velata esamina un reggiseno rosso fiammante. Il colore, nel film, rappresenta un simbolo di libertà e vitalità. La stessa donna, nel talamo nuziale con il marito, e con il volto decisamente triste, è irriconoscibile quando porta il rossetto e si tinge le unghie. E i colori la esaltano anche in un contesto di abitazioni squallide, scialbe e monocrome. Portatore di colori è anche l’amante, commerciante di tessuti. Ma l’assenza di colore sembra essere una prerogativa maschile, il simbolo di una visione grigia del mondo. Così vediamo subito il negoziante che propone un tessuto nero mentre la cliente preferisce quelli a pois o con disegni floreali. E così anche la protagonista che sta realizzando un patchwork con i frammenti di diversi, e colorati, tessuti.

Diana Saqeb conduce una narrazione pressoché senza dialoghi nella prima parte. E conclude il film con l’ulteriore ribellione della protagonista, stavolta contro l’amante con cui potrebbe fuggire. Il motivo è chiaro, lei si ribella nel momento in cui lui le espone il suo progetto di trasferimento, nel quale però tutto è già deciso, senza alcun margine di libertà per la donna. E il finale è in teoria aperto. Cosa farà la protagonista? Tornare col marito con relativo squallore annesso, o rimanere aperta a nuove situazioni? Nel film non lo si dice esplicitamente, ma è facile capire quale scelta farà la donna per la propria vita.

Info
Il link per vedere Dark Red

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