La sera della prima

La sera della prima

di

Centro nevralgico della filmografia cassavetesiana, La sera della prima si conforma quale assurdo e geniale paradosso, essendo allo stesso tempo il film più teorico e il più anti-teorico del cineasta di origine greca. In programma domani, mercoledì 19 febbraio, alle 21 a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, per la retrospettiva organizzata da Azienda Speciale Palaexpo, Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e La Farfalla sul Mirino. In 35mm e a ingresso gratuito.

Quando si va in scena, si va in scena soli

In difficoltà con il ruolo che interpreta a teatro, l’attrice Myrtle Gordon vive un momento di profonda crisi esistenziale. [sinossi]

Di primo acchito si potrebbe semplicemente definire La sera della prima, diretto da John Cassavetes nel ’77, come il film più teorico del cineasta. D’altronde in scena vi è sua moglie Gena Rowlands nei panni di un’attrice alle prese con la quasi-impossibilità fisica e mentale, se non addirittura morale, di interpretare il ruolo di una donna che sta invecchiando. Dunque, la recitazione è il centro del film e la maniera disperata e tenerissima in cui questa donna si mette alla prova, rifiutando ogni meccanismo prestabilito che le impongono il regista, la drammaturga e gli altri attori sul palco, è la dimostrazione di come Cassavetes intendesse il mestiere dell’attore, non solo per chi recitava per lui, ma anche per lui stesso, visto che – come è noto – scelse di fare il regista proprio perché non sopportava le modalità superficiali e “tecniche” che normalmente adottano i registi nel lavorare con gli attori.

Così, La sera della prima ci dice che per un attore (e, dunque, per un artista) non esistono mai regole che si possono seguire, anzi non devono e non possono esistere, altrimenti – dal punto di vista emotivo/performativo/etico – si muore. Non può esistere la cosiddetta professionalità che “porta a casa la scena”: quando un attore si trova davanti al pubblico deve essere nudo, senza i mascheramenti di un qualsivoglia metodo (ed è altrettanto proverbiale il fastidio che Cassavetes provava verso le “leggi” di immedesimazione dell’Actors Studio). Dunque, l’essenza stessa della performance – elemento centrale della poetica cassavetesiana – è qui tematizzata più che altrove, come se questo fosse l’ del regista, in cui poter finalmente riversare le ossessioni che si muovono sottotraccia negli altri suoi film e in cui decide di svelare una volta per tutte il gioco, più o meno segreto, che è alla base del suo cinema.

Però, al contempo, Cassavetes rifugge come sempre dalle sovra-interpretazioni e dai simbolismi, e dunque al tempo stesso si può dire che La sera della prima sia il suo film più anti-teorico. È un film sulla vecchiaia e sull’attore che rifiuta il passare del tempo e dunque lo sfaldarsi dei suoi lineamenti? No, perché è la commedia che viene messa in scena nel film ad avere come centro tematico la vecchiaia, non il film. È un film sul fantasma della giovinezza, incarnato dalla ragazza/fan che muore all’inizio, investita sotto gli occhi della sua adorata star Myrtle/Rowlands? No, perché – nonostante la ragazza riappaia sotto forma di spettro – Cassavetes si prende gioco di queste interpretazioni nel momento in cui il problema-fantasma viene verbalizzato ed esorcizzato attraverso quelle ridicole e stralunate sedute medianiche, l’una risolta con uno scatto/stacco improvviso, l’altra con un corpo a corpo crudele in cui il fantasma viene pestato a sangue, andando contro ogni regola del genere, come è tipico in Cassavetes, si pensi ai casi classici di L’assassinio di un allibratore cinese e di Gloria.

La sera della prima è tutto un gioco al rimpiattino con lo spettatore allo scopo di riportarlo sempre allo stesso punto, alla sera della prima, a un’eterna prima volta che è la condanna e la benedizione del vero attore, di chi sa mettersi in discussione, non per apparire banalmente più vero al pubblico, quanto perché ogni volta, di fronte all’enigma del gesto artistico, è necessario disarticolare la propria esistenza, le certezze e i dettami acquisiti nel corso della propria carriera.

Inutili sono le draconiane indicazioni del regista (interpretato da Ben Gazzara che rielabora in versione ottusa il ruolo del metteur en scène interpretato ne L’assassinio di un allibratore cinese), inutili i suggerimenti e gli scetticismi della commediografa, così come vani e vacui sono i materni conforti dell’anziana assistente e le paterne attenzioni del vecchio produttore (l’invecchiato ma signorile Paul Stewart, che fu – tra le altre cose – il leggendario maggiordomo di Charles Foster Kane in Quarto potere). Loro non possono trovare una soluzione, per quanto provino a scervellarsi in ogni modo per rassicurare la loro diva. Infatti, quando si va in scena, si va in scena soli. E, anche se dietro le quinte non si riesce a stare in piedi, perché si è ubriachi marci – e infatti Myrtle/Rowlands si abbandona all’alcol per esorcizzare se stessa e per auto-sabotarsi in maniera definitiva –, alla fine il palco ci chiama, ci attira con la sua forza centripeta, perché il pubblico ci reclama e vuole poterci giudicare. E allora, quando si alza il sipario, la magia si compie – perché si deve compiere – e Mirtle/Rowlands è miracolosamente in piedi, pronta a dare fondo a tutte le sue energie, a tutta la sua forza vitale, che fuori dalla scena non ha e non ha mai avuto, ma che davanti al pubblico avrà sempre.

Info
La scheda de La sera della prima sul sito del Palazzo delle Esposizioni

  • La-sera-della-prima-1977-john-cassavetes-001.jpg
  • La-sera-della-prima-1977-john-cassavetes-002.jpg
  • La-sera-della-prima-1977-john-cassavetes-003.jpg
  • La-sera-della-prima-1977-john-cassavetes-004.jpg
  • La-sera-della-prima-1977-john-cassavetes-005.jpg
  • La-sera-della-prima-1977-john-cassavetes-006.jpg
  • La-sera-della-prima-1977-john-cassavetes-007.jpg

Articoli correlati

  • Cassavetes

    Volti RecensioneVolti

    di Quarto lungometraggio di Cassavetes, concepito come un ritorno alla concezione di Ombre, ma in un contesto da upper class, di personaggi di mezza età, tra cinismo e incomunicabilità.
  • Cassavetes

    Gloria - Una notte d'estate RecensioneGloria – Una notte d’estate

    di Opera su commissione, Gloria è un film di genere in una New York dei bassifondi, che Cassavetes rende nella sua umanità, mentre il gangster film viene decostruito in chiave femminile, con le schermaglie tra i sessi tipiche del regista.
  • Cassavetes

    L'assassinio di un allibratore cinese RecensioneL’assassinio di un allibratore cinese

    di Gangster movie sui generis, acuta riflessione sulla messinscena, L'assassinio di un allibratore cinese è una performance visiva disarticolata, in cui Cassavetes cerca la verità di una prova attoriale, quella di Gazzara, che priva lo spettatore di ogni appiglio logico, di ogni giudizio morale sul suo personaggio.
  • Cassavetes

    Ombre RecensioneOmbre

    di Opera prima di John Cassavetes, Ombre è il manifesto di un cinema indipendente e libero.
  • Rassegne

    Volti – Il cinema di John Cassavetes | Quinlan.itVolti – Il cinema di John Cassavetes

    Dal 13 febbraio al 14 marzo presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma si terrà la retrospettiva Volti – Il cinema di John Cassavetes dedicata all'indimenticabile pioniere e icona del cinema indipendente. Quinlan.it è media partner e autore del catalogo dedicato all'evento.
  • Altre Visioni

    Diamanti grezzi (2019) Ben Safdie, Joshua Safdie - Recensione | Quinlan.itDiamanti grezzi

    di , Nuova seducente pellicola firmata da Benny e Josh Safdie Diamanti grezzi è una riflessione su uomo e capitalismo, cosmo e denaro dove i due autori tornano a indagare quel binomio, irrinunciabile nel loro cinema, tra supporto fisico (la pellicola) e performance attoriale.
  • Cassavetes

    Mariti RecensioneMariti

    di Privo di ogni freno inibitorio e pervicacemente incentrato su una totale perdita di controllo, Mariti di John Cassavetes resta uno dei più alti saggi di recitazione e improvvisazione cinematografica, impossibile da imitare.
  • Cassavetes

    Il grande imbroglio RecensioneIl grande imbroglio

    di Ultimo film firmato da John Cassavetes, opera dalla gestazione complicata e sfortunata, Il grande imbroglio è una moderna screwball comedy che satireggia l'American Way of Life e che si pone anche come parodia del noir classico. Con Peter Falk e Alan Arkin.
  • Cassavetes

    minnie e moskowitz recensioneMinnie e Moskowitz

    di Ennesimo esempio di “filmare la vita” nel cinema di John Cassavetes, Minnie e Moskowitz si distingue per la sua capacità di muoversi con la consueta libertà nel recinto – da molti considerato troppo stretto – della commedia sentimentale.
  • Cassavetes

    Blues di mezzanotte RecensioneBlues di mezzanotte

    di Opera seconda che fu funestata da vari problemi tra John Cassavetes e la Paramount, insuccesso commerciale e critico, Blues di mezzanotte offre in realtà una pregnante metafora della dialettica tra creatività e industria che avrebbe attraversato tutta la carriera del regista.
  • Cassavetes

    Gli esclusi RecensioneGli esclusi

    di Sotto l’ala produttiva della United Artists e di Stanley Kramer, Cassavetes nel 1963, alla terza regia di lungometraggio, realizzava un’opera borderline come il suo protagonista, in bilico tra la Hollywood che fu e il cinema americano che sarà.
  • Cassavetes

    Una moglie RecensioneUna moglie

    di Chiusura dell'ideale tetralogia di Cassavetes sulla solitudine nella coppia e miracolosa performance di una Gena Rowlands alienata e sospesa sul baratro fra frustrazione e follia, Una moglie rappresenta forse il punto più alto nell'evoluzione del “saggio collettivo di recitazione e di regia”.
  • Cassavetes

    love streams recensioneLove Streams – Scia d’amore

    di Ultimo film 'intimo' della carriera di John Cassavetes (due anni dopo arriverà lo spurio Il grande imbroglio, disconosciuto dallo stesso regista) Love Streams – Scia d'amore è un dolente commiato alla vita, e al cinema, che affonda le sue basi nella consolidata poetica dell'autore.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento