Doppio sospetto

Doppio sospetto

di

Opera terza del belga Olivier Masset-Depasse, Doppio sospetto è un thriller di puro consumo che riecheggia scopertamente modelli del mainstream americano anni Ottanta e Novanta. Molte le debolezze espressive in mezzo a un generale gusto anonimo, sia pure all’interno di una struttura globalmente efficace. Eccessivo trionfo ai premi Magritte, con 9 premi raccolti su 10 candidature.

La mano sulla culla

Ispirato a un romanzo di Barbara Abel. Anni Sessanta. Alice e Céline vivono con le rispettive famiglie da perfette vicine di casa in un’elegante bifamiliare. Entrambe sposate e con un figlio in età scolare, si considerano la migliore amica una per l’altra. A seguito di un incidente al quale assiste Alice dal proprio giardino, perde la vita Maxime, il figlio di Céline. Sulle prime Céline, sconvolta dall’indicibile lutto, accusa Alice di non aver fatto abbastanza per salvare Maxime. Poi le due donne s’impegnano più volte a ripristinare un normale e affettuoso rapporto d’amicizia, ma Alice nota con crescente preoccupazione che Céline si sta affezionando eccessivamente a suo figlio Théo. A poco a poco, Alice inizia a temere che Céline voglia vendicarsi su suo figlio, ritenendola in qualche modo responsabile della morte di Maxime… [sinossi]

Doppio sospetto di Olivier Masset-Depasse è un film di consumo e di puro intrattenimento. Viene dal Belgio, in coproduzione con la Francia, ma fa di tutto per somigliare a un oggetto disceso direttamente dalla tradizione del thriller americano anni Ottanta e Novanta, genere, in fin dei conti, non più popolare come un tempo nelle terre d’oltreoceano. Prendendo le mosse dall’epocale Attrazione fatale (Adrian Lyne, 1987), dominò infatti per qualche stagione nel cinema mainstream hollywoodiano l’idea narrativa, sfruttata massivamente fino al suo più completo esaurimento, dell’invasione di un personaggio psicopatico nella vita privata di qualche malcapitato protagonista. Ossessione da isterica difesa del proprio territorio o registrazione di nuove forme persecutorie in veste moderna, la violenta invasione del privato con tentativi di sostituzione di persona caratterizzò opere più o meno efficaci, dirette da buoni o ottimi autori, come Uno sconosciuto alla porta (John Schlesinger, 1990), Inserzione pericolosa (Barbet Schroeder, 1992), Abuso di potere (Jonathan Kaplan, 1992), e chi più ne ha più ne metta.

In tale nutrita schiera di film che puntualmente rimpinguavano le casse dei botteghini internazionali con esiti talvolta anche clamorosi, per il film di Masset-Depasse è possibile rintracciare un archetipo diretto (non si sa ovviamente quanto voluto e consapevole), quel La mano sulla culla che nel 1992 contribuì a far conoscere il talento di Curtis Hanson a una platea internazionale, contrapponendo le due fiere madri (vere o mancate) Annabella Sciorra e Rebecca DeMornay. Con il film di Hanson Doppio sospetto condivide una premessa fondamentale, il confronto via via più aspro e violento tra due madri in competizione per la difesa del proprio territorio o la conquista di territori nuovi. Tiene insieme i due film anche la premessa traumatica, poiché in entrambi i casi il racconto si apre con una tragedia (la morte del bambino di una delle due protagoniste) pronta a tramutarsi in occasione di rivalsa, recriminazioni e sensi di colpa.

Rispetto all’evidente modello del thriller americano anni Ottanta e Novanta, Masset-Depasse compie però una prima trasgressione. Se nel “thriller dell’invasione del privato” la psicopatia del personaggio centrale è più o meno dichiarata fin dalle prime battute, pronta a deflagrare al minimo sussulto, nel caso di Doppio sospetto il racconto sposa una decisiva ambiguità, sospendendo fino allo scioglimento il giudizio sullo stato mentale delle due protagoniste. In pratica, come sottolineato in modo fin troppo didascalico dal titolo italiano, fino all’ultimo la dimensione progressivamente paranoica del racconto non permette di distinguere tra realtà e delirio, delineando le paure di Alice come frutto della sua mente sconvolta. Così, l’evidente modello del thriller moderno a stelle e strisce si abbina a dinamiche più classiche, in cui la funzione della struttura whodunit è sostituita dallo “whoismad” (chi è pazzo?).

Gatte depredate della propria prole o terrorizzate all’idea di perderla, Alice e Céline si avventurano in un confronto piuttosto avvincente di reciproco risentimento e diffidenza, che senza dubbio trascina rapidamente chi vede verso il finale sull’onda della pura curiosità narrativa. D’altra parte, vi è una seconda trasgressione al modello americano (di cui non diciamo troppo per evitare di fare spoiler) che vorrebbe rendere l’opera di Masset-Depasse più cinica e meno rassicurante di quanto accadeva nei thriller d’oltreoceano. In pratica, il regista rifiuta la redenzione conclusiva, non vi è spazio per la ricomposizione familiare, e dunque non è concessa al pubblico alcuna ricompensa per i tuffi al cuore e le inquietudini che si è trovato ad attraversare (cosa che accadeva puntualmente, invece, al di là dell’Atlantico). Se tale scarto rispetto al modello potrebbe costituire oggetto di merito, in realtà esso introduce alle molte debolezze del film, che sul finale richiede un ulteriore sforzo di sospensione dell’incredulità ai limiti dell’irricevibile. È un difetto, del resto, che si può riscontrare lungo tutto il racconto, e che trova il suo apice proprio alle ultime battute.

Se tutto il genere thriller (americano compreso) richiede quasi per sua natura di godersi lo spettacolo e l’intrattenimento, di stare al gioco accantonando il dubbio razionale, d’altra parte il film deve porre lo spettatore in condizione di “crederci”. È una sorta di accordo sottaciuto e implicito: io ci credo finché tu mi permetti di crederci, e ciò è spesso garantito dagli strumenti fortemente illusori e affabulatori del dispositivo cinematografico. A varie gradazioni, il thriller americano garantisce quasi sempre questo accordo. Nel caso di Doppio sospetto, la richiesta è invece troppo alta, con nettissima alzata della posta proprio nel finale ambiziosamente perturbante.

Del resto, il problema della credibilità inficia un po’ anche l’ambientazione anni Sessanta, che non trova mai né una reale spiegazione né una profonda motivazione, senza brillare peraltro per particolare accuratezza. Inseguendo modelli americani, Masset-Depasse ne sposa anche in modo non necessario e poco efficace uno degli stilemi più tipici, ossia il riempimento totale del tappeto sonoro, dove troneggia con modalità eccessive e invadenti un incessante commento musicale evocante ambiguità da noir. Infine, il modello del thriller americano non si caratterizza certo per sottigliezze e delicatezze espressive, ma nell’ordine degli effetti e dei colpi bassi Doppio sospetto non si risparmia nulla, senza lasciare niente all’implicito e all’immaginazione, che spesso in altre occasioni cinematografiche si rivelano invece per effettiva ed efficace fonte di inquietudine.

Malgrado tali e tante debolezze, l’opera terza di Olivier Masset-Depasse resta comunque un consueto prodotto industriale perfettamente consumabile, dove alle diverse falle mette spesso una pezza la buona prova delle due attrici protagoniste, con particolare menzione per Veerle Baetens, nota ai più per la sua partecipazione ad Alabama Monroe – Una storia d’amore (Felix Van Groeningen, 2012). Certo non si capisce il clamoroso entusiasmo in patria per questo thriller di gusto piuttosto anonimo, dal momento che in Belgio il film ha trionfato ai premi Magritte (gli Oscar locali) con 9 assegnazioni su 10 candidature, battendo i fratelli Dardenne di L’età giovane e stabilendo il record di riconoscimenti raccolti da un solo film dacché esiste il premio. E già si parla di un remake americano, per la regia dello stesso Masset-Depasse, con Jessica Chastain e Anne Hathaway come protagoniste. Troppa grazia. Ma con il pubblico può funzionare alla grande, specie nella strana e allarmata Italia di questi giorni, che lascia uscire in sala solo questo film e poco altro. L’intrattenimento è quasi assicurato. Basta staccare il cervello e credere un po’ a tutto, indiscriminatamente.

Info:
Il trailer di Doppio sospetto.
La scheda di Doppio Sospetto sul sito di Teodora Film.

  • doppio-sospetto-2018-Olivier-Masset-1.jpg
  • doppio-sospetto-2018-Olivier-Masset-2.jpg
  • doppio-sospetto-2018-Olivier-Masset-3.jpg
  • doppio-sospetto-2018-Olivier-Masset-4.jpg
  • doppio-sospetto-2018-Olivier-Masset-5.jpg
  • doppio-sospetto-2018-Olivier-Masset-6.jpg
  • doppio-sospetto-2018-Olivier-Masset-7.jpg
  • doppio-sospetto-2018-Olivier-Masset-8.jpg
  • doppio-sospetto-2018-Olivier-Masset-9.jpg
  • doppio-sospetto-2018-Olivier-Masset-10.jpg

Articoli correlati

  • Cannes 2019

    Le jeune Ahmed RecensioneL’età giovane

    di , I Dardenne portano in concorso al Festival di Cannes il loro nuovo film, L'età giovane, un bildungsroman su un tredicenne musulmano radicalizzato. Ma, di fronte a un tema così importante e delicato, i due fratelli si lasciano andare alla superficialità, allo schematismo e anche all'incertezza di toni.
  • Roma 2018

    Beautiful Boy RecensioneBeautiful Boy

    di Melodramma familiare sul tema della tossicodipendenza, Beautiful Boy di Felix Van Goeningen non ha in realtà molto da aggiungere oltre al suo monito contro la droga, con buona pace dell’ottimo cast, delle musiche “giuste” e di una ricercata eleganza formale. Alla Festa del Cinema di Roma.
  • Cannes 2016

    La ragazza senza nome

    di , Troppo sicuri della giustezza della loro indagine etica, i Dardenne con La ragazza senza nome dimenticano di oliare i meccanismi del racconto e scivolano nella maniera di se stessi. In concorso a Cannes 2016.
  • Archivio

    Alabama Monroe

    di Arriva nelle sale nostrane grazie alla lungimiranza della Satine Film l’intenso e straziante dramma familiare diretto dal belga Van Groeningen, candidato agli Oscar come miglior film straniero.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento