Materiale resistente

Materiale resistente

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Documentario che parte da un concerto del 25 aprile 1995 nei campi vicino a Correggio, Materiale resistente è un’opera congiunta di Davide Ferrario e Guido Chiesa, agli inizi della propria carriera. Tra memoria e presente, un termometro della presenza dei valori antifascisti in una società dove il fascismo può riemergere assumendo diverse sembianze. Per Ferrario il primo capitolo della sua trilogia sulla Resistenza.

Una mattina mi son svegliato

Il 25 aprile del 1995, nel cinquantenario della Liberazione, nelle campagne attorno a Correggio, che furono teatro della guerra partigiana, viene organizzato un concerto, dove si esibiscono CSI, Marlene Kuntz, Mao Mao, Officine Schwartz, Africa Unite, Lou Dalfin. Alle riprese della manifestazione si alternano interviste a partigiani, agli operatori dello spazio popolare autogestito “La ludoteca” di Roma, e a quelli dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, riprese di altre manifestazioni, materiale di repertorio. [sinossi]
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«Il fascismo non è morto ancora. Esso non è nato in Italia nel 1919 ma ha radici lunghe e difficili da troncarsi in un giorno. Esse si stendono tenaci e talvolta invisibili nel nostro carattere, si avvolgono al dannunzianesimo, al demagogismo, al governo pontificio, austriaco, borbonico, al gesuitismo, alla controriforma. Si sono rafforzate in secoli di servilismo e d’abitudine alla menzogna, di ignoranza, di disonestà divenuta sistema, di retorica e di scetticismo, di egoismo e di insipienza governativa, di classismo gretto e di assenteismo stupidamente aristocratico degli intellettuali, di accademismo e di pigrizia. Il fascismo è stato l’erede di questo ammasso di tare e ha dominato per vent’anni perché gli italiani nel complesso avevano già dentro di loro la disposizione a quel regime. Bisogna epurarsi, ma radicalmente, interiormente, perché il nemico della libertà è ancora dentro di noi.» Così si esprimeva Raffaello Ramat, letterato e partigiano, dando voce a quel punto di vista che vuole il fascismo come connaturato nel popolo italiano, fascismo che potrebbe sempre tornare a manifestarsi in forme diverse da quello storico. Umberto Eco in tal senso parlava di fascismo eterno.

Individuare le forme contemporanee di fascismo è uno dei punti di forza del documentario Materiale resistente, opera del 1995 dei registi, allora alle prime armi, Davide Ferrario e Guido Chiesa. Materiale resistente è un’operazione che segue prima la pubblicazione, sempre nel 1995, di un album di canti partigiani rivisitati da gruppi rock della scena antagonista dell’epoca (come Officine Schwartz, Mau Mau, Modena City Ramblers, Marlene Kuntz, Africa Unite), un progetto del Consorzio Produttori Indipendenti su commissione del Comune di Correggio; e poi il concerto del 25 aprile di quell’anno, il cinquantenario della Liberazione, allestito nelle campagne attorno a Correggio, nei luoghi delle battaglie partigiane. Davide Ferrario e Guido Chiesa organizzano il film alternando brani dal concerto e materiali diversi, interviste e altro, comprendendo materiale d’archivio del ventennio, fornendo così una radiografia dello stato dell’antifascismo e del fascismo dell’epoca, tanto più significativa se vista oggi con il senno di poi.

Dove si annidava il fascismo 25 anni fa? Da un lato c’era quello ufficiale di Gianfranco Fini, nell’anno della svolta di Fiuggi e dopo la vittoria alle elezioni politiche dell’anno precedente, che si rendeva presentabile nei salotti buoni tanto da essere accolto con tutti gli onori, come mostrato nel film, da Walter Veltroni a un congresso del PDS. Ci sono poi i nostalgici del duce a Predappio, e ancora il ricordo delle stragi fasciste del dopoguerra, come Piazza Fontana e Piazza della Loggia. Ma i registi ci ricordano anche di quanto sia pericolosa l’indifferenza e la perdita della memoria storica, rappresentate da Bruno Vespa che dal TG1 parla del 25 aprile come occasione gradita per un ponte di vacanza. E poi il consumismo frenetico, con le scene al supermercato accostate a immagini del ventennio, mentre qualcuno lamenta con preoccupazione il processo di privatizzazione della sanità.

L’antifascismo nel 1995 è rappresentato invece dai tanti, ragazzi, anziani, che portano avanti una resistenza nella pratica quotidiana, un 25 aprile interiore come viene definito. Ci sono quelli che vogliono preservare la memoria, come gli operatori dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e quei tanti giovani impegnati in circoli autogestiti di attività sociale, come La ludoteca, nel quartiere romano di Pietralata. In mezzo ci sono i tanti giovani, intervistati, molti tra gli spettatori del concerto, confusi, qualunquisti ma comunque saldamente antifascisti. Non ce ne importa nulla della politica, ma non siamo fascisti: è una delle loro tante risposte. Può contare anche il luogo, Correggio, nel pieno della rossa Emilia Romagna, ma queste espressioni indicano la persistenza di un tabù, quello del fascismo, di un sentimento antifascista comunque vivo, intrinseco, come un assioma dell’esistenza. E possiamo tranquillamente dire che ora, a distanza di 25 anni, questo tabù sia ormai saltato.

Materiale resistente comunica molto attraverso il montaggio, nelle sapienti mani di Luca Gasparini, che da subito associa l’immagine di repertorio dell’Istituto Luce, di un’adunanza fascista, con quella dei partecipanti al concerto. Un accostamento interpretabile, anche come antitesi o anche alla luce di quell’ignoranza, comunque relativa vista col senno di poi, dei giovani presenti. Ci sono poi le riprese del concerto, che non prendono mai il sopravvento per quanto siano ottimi pezzi e ottime esibizioni, con le varie rielaborazioni di Bella ciao per esempio. Ma i registi evitano saggiamente il concerto filmato. Anche le scene delle esibizioni musicali sono rese con un montaggio nervoso, frenetico, con tanti stacchi tra angolazioni diverse sui performer sul palco. Tutto ciò nello stile del montatore spesso a fianco a Davide Ferrario nella sua carriera successiva.

Per il regista di Tutti giù per terra, Materiale resistente ha rappresentato il primo capitolo della sua trilogia sulla Resistenza, seguito poi da Partigiani, nel 1997, con Guido Chiesa, Antonio Leotti, Marco S. Puccioni e Daniele Vicari, e da Comunisti, nel 1998, con Daniele Vicari. Il film rappresenta inoltre uno dei tanti punti di incontro di Ferrario con i CSI – Consorzio Suonatori Indipendenti, il gruppo che ha firmato la colonna sonora di Tutti giù per terra, dove pure i suoi componenti partecipano come attori, e protagonista anche in Sul 45º parallelo (1999) e Linea di confine (2000). Vedere oggi Materiale resistente evoca sentimenti di inquietudine, nella consapevolezza di come si siano sviluppate certe istanze politiche e di come si sia affievolito al contempo lo spauracchio del fascismo. Rimangono di quel film alcuni momenti toccanti. Il ritorno al campo di concentramento dei partigiani che furono lì prigionieri, gli anziani partigiani tra la folla di ragazzi del concerto, e quelli che snocciolano l’età in cui imbracciarono le armi. Il commovente discorso sul palco di Germano Nicolini, il comandante Diavolo, protagonista della lotta partigiana in Emilia ed ex-sindaco di Correggio, vittima di un errore giudiziario sciagurato che lo portò a scontare dieci anni di carcere. E poi quella partigiana che conclude il film con un nostalgico «come ci volevamo bene».

Info
La scheda di Materiale resistente sul sito di Lab80.

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