Driver, l’imprendibile

Driver, l’imprendibile

di

Solido, immediato e archetipico, Driver, l’imprendibile, seconda regia per Walter Hill, è un western urbano notturno e laconico, dalle nobili discendenze e dalle molteplici eredità.

Il cowboy della città silenziosa

La cattura di un autista di rapine diventa l’ossessione di un detective [sinossi].

Walter Hill in fondo ha sempre fatto film western, magari crepuscolari, anche per privilegio di anagrafe (I cavalieri dalle lunghe ombre, lo script per The Getaway che segnò il suo esordio nel cinema), di certo in molti casi urbani, ma in ogni caso incentrati su classiche dinamiche da racconto di frontiera, con cowboy erranti (I guerrieri della notte, Driver l’imprendibile e l’Eroe della strada), strenui difensori di avamposti (I trasgressori, Danko, I guerrieri della palude silenziosa), buddies alle prese con territori dalle verticalità impervie (la San Francisco di 48 ore) o antieroi sopravvissuti al loro stesso mito, persi negli abissi di una memoria a un tempo personale e collettiva (Wild Bill con i suoi flashback sbilenchi e Geronimo, con i suoi onirici flashforward).

Minimo comun denominatore che giace alla radice di ogni suo film, il western innerva in maniera piuttosto evidente la sua seconda regia (dopo l’Eroe della strada, 1975) Driver, l’imprendibile, dove la nobile discendenza dal “genere americano per eccellenza” è più volte denunciata dagli stessi personaggi, e il protagonista è più volte appellato con l’epiteto di “cowboy”.

A ben vedere, poi, questo western-poliziesco urbano con l’automobile quale sostituto del destriero, non prevede nemmeno dei protagonisti a tutto tondo, essi sono piuttosto degli archetipi, svuotati di profondità psicanalitiche, senza un passato alle spalle, senza particolari motivazioni a governarne l’azione, né un reale obiettivo all’orizzonte. E, soprattutto, senza un nome.

Sono proprio queste le caratteristiche del “pilota” incarnato da Ryan O’Neal, un professionista del volante che offre i suoi servigi per agili fughe post rapina, preferibilmente a chi non faccia utilizzo di armi. Come prevede la matrice western, infatti, l’eroe fuorilegge ha qui una sua morale, che infrangerà, insieme al cristallo di un finestrino, solo quando sarà strettamente necessario, e nel dettaglio in uno dei “duelli” più efficaci e sorprendenti del film. Questo anti-eroe di poche parole e dall’abito sempre perfettamente inamidato, viene dal nulla e nel nulla si dirige, come è tipico degli outsider del cinema americano anni ’70, la sua unica appartenenza è all’orizzontalità di Los Angeles, a quel dedalo di strade e viadotti che lui solca senza emozione, come se lo facesse da millenni.

Data l’ambientazione metropolitana, lo strenuo avversario di tale cavaliere motorizzato, è un agguerrito detective, incarnato da Bruce Dern. Non possiede la stella di latta da sceriffo, ma la sua personale applicazione delle legge di certo non fa sconti a nessuno ed è pronta a mescolarsi pericolosamente con l’illecito, perché nella Los Angeles di Driver, l’imprendibile, così come nei territori di frontiera, il confine tra lo sceriffo e il bandito è piuttosto sottile. E l’uno è lo specchio dell’altro.

Tutto è dunque perfettamente predisposto affinché la caccia abbia inizio e per condirla al meglio Walter Hill inserisce anche il personaggio di un’eterea, esangue giocatrice d’azzardo, assegnandolo a un’Isabelle Adjani che pare appena uscita dal Nosferatu di Werner Herzog. Il calendario d’altronde non mente, e l’attrice conserva ancora il vampiresco pallore, lo sguardo cerchiato di nero e una certa predisposizione verso il cinema muto (parla poco e si esprime prevalentemente con il volto). Predisposizione che innerva l’intero film, fatto di silenzi, dinamiche vedute urbane e relativi inseguimenti automobilistici, robusta azione anti-epica e duelli tra personaggi di poche parole. Con la vistosa eccezione rappresentata dal detective di Bruce Dern, al quale certo si perdonerà qualche sproloquio guerresco di troppo – la sua caccia all’uomo raggiunge anche picchi di isteria – se per contro viene bilanciato, e ampiamente, dalla magistrale regia di Walter Hill.

Al pari del suo protagonista, Walter Hill già in questo suo secondo film si dimostra infatti tra i più abili e precisi topografi della messinscena, sia questa incentrata sull’arte cinetica dell’inseguimento (indimenticabili saranno poi i saliscendi per le strade di San Francisco in 48 ore), o sulla balistica dei duelli/sparatorie, o ancora nelle dinamiche ben orchestrate dei corpo a corpo (saranno poi magistrali quelli di Danko).

La predisposizione a momenti di pura regia, che in Walter Hill non possiedono mai un fine meramente esibizionistico, emerge d’altronde fin da subito in Driver, l’imprendibile, con quell’incipit sostanzialmente muto dove, mentre il montaggio alternato ci presenta i personaggi, la macchina da presa ci trascina al fianco dell’imperscrutabile guidatore, pronto a immergersi in un dedalo di strade buie, preda già braccata da numerose volanti della polizia, ma pronta a giocare d’astuzia.

Il suo in fondo è un ruolo postumo, eppure decisivo, e il personaggio sembra esserne consapevole: il guidatore d’altronde entra in gioco quando l’azione vera e propria (la rapina) è terminata, me ne reitera la tensione sparpagliandola in un tracciato urbano potenzialmente infinito, dove anche il gioco (non è casuale che il personaggio femminile sia una giocatrice) perenne tra guardie e ladri può anche non avere mai fine, per il nostro personale piacere audio-visivo. E in questo rientra anche la rielaborazione del plot western realizzata da Hill (autore anche della sceneggiatura), ben intenzionata a riconfermare, ancora una volta, quanto l’eterna lotta tra legge ufficiale e legge morale possa proseguire indenne, ed eternamente rinvigorita, sulle strade di Los Angeles come altrove.

Numerosi sono in Driver, l’imprendibile, i punti di contatto con il cinema di Jean-Pierre Melville, autore molto amato da Walter Hill, e in particolare poi con Le samouraï (Frank Costello faccia d’angelo, 1967), da cui il regista di Long Beach recupera i tratti essenziali del protagonista (lì era Alain Delon), elegante e silente, e il twist narrativo iniziale del mancato riconoscimento alla stazione di polizia da parte dell’unica testimone. Quanto ai discendenti, vale la pena certo citare il ben più barocco Drive di Nicolas Winding Refn (2011) e il giocoso divertissement, condito da ruffiana playlist, di Baby Driver (Edgar Wright, 2017).

Ecco forse il tratto distintivo di Driver, l’imprendibile è proprio quello di un sostanziale candore, del personaggio principale, certo, ma anche del suo allora giovane regista, che pur nella piena padronanza delle sua abilità di metteur en scène, non cede mai all’autocompiacimento o all’esibizionismo, in cui pure tanti suoi coetanei hanno indugiato. Ed è per questo che Driver, l’imprendibile serba e trasmette una sostanziale innocenza di sguardo, che oggi più di ieri appare corroborante, è quella che sa regalare solo un film di genere realizzato da un grande autore.

  • driver-l-imprendibile-1978-walter-hill-01.jpg
  • driver-l-imprendibile-1978-walter-hill-02.jpg
  • driver-l-imprendibile-1978-walter-hill-03.jpg
  • driver-l-imprendibile-1978-walter-hill-04.jpg
  • driver-l-imprendibile-1978-walter-hill-05.jpg
  • driver-l-imprendibile-1978-walter-hill-06.jpg
  • driver-l-imprendibile-1978-walter-hill-07.jpg
  • driver-l-imprendibile-1978-walter-hill-08.jpg
  • driver-l-imprendibile-1978-walter-hill-09.jpg
  • driver-l-imprendibile-1978-walter-hill-10.jpg

Articoli correlati

  • #tuttiacasa

    aliens recenisoneAliens – Scontro finale

    di Fresco del successo internazionale di Terminator James Cameron rimane nel campo della fantascienza riportando in vita la dormiente Ripley e con lei l'horror spaziale per eccellenza. Aliens – Scontro finale non segue però le linee direttrici del capostipite diretto da Ridley Scott.
  • In sala

    Men in Black - International RecensioneMen in Black – International

    di Quarto e tardivo capitolo della saga iniziata negli anni Novanta, Men in Black - International appare molto fiacco sia sul piano action che su quello della commedia, incapace di trovare una sua strada al blockbuster contemporaneo, stretto tra il Marvel Cinematic Universe e un più muscolare Fast & Furious.
  • Classici

    nosferatu, il principe della notte recensioneNosferatu, il principe della notte

    di Nosferatu, il principe della notte non è solo la rilettura che Werner Herzog fa di un capolavoro della cinematografia tedesca. È anche e soprattutto una riflessione sull'ontologica natura predominante del Male, e sull'impossibilità di una sua distruzione da parte dell'uomo.
  • Venezia 2018

    Friedkin Uncut RecensioneFriedkin Uncut

    di Divulgativo e di stampo televisivo, Friedkin Uncut di Francesco Zippel affronta parte della filmografia di William Friedkin senza individuare alcun punto di vista da cui partire e su cui lavorare, a parte la natura indomita del suo protagonista.
  • In sala

    Nemesi

    di Walter Hill torna alla ribalta con Nemesi, marcando una volta di più la distanza tra l'omogeneizzato cinema di genere contemporaneo e la materia purulenta che la sua generazione ha saputo maneggiare con cura. Un film di genere e sul genere, secco e privo di compromessi.
  • In Sala

    Baby Driver – Il genio della fuga

    di Sintesi inedita tra action a quattro ruote e videoclip musicale, Il genio della fuga dimostra tutta la dimestichezza e l'inventiva col cinema di genere di Wright ed è un prodotto perfetto del pop contemporaneo.
  • DVD

    Quella strana ragazza che abita in fondo al viale

    di Conosciuto per thriller e mystery, Quella strana ragazza che abita in fondo al viale è in realtà un cupo melodramma adolescenziale, in cui Jodie Foster, ancora ragazzina, può gigioneggiare da par suo per una delle sue prime volte. In dvd per Pulp e CG.
  • Torino 2014

    Tokyo Tribe RecensioneTokyo Tribe

    di Sion Sono firma un folle musical-rap che rimanda ai "warriors" di Walter Hill, confermandosi come uno dei registi più eretici in circolazione. Al Torino Film Festival 2014.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento