Prima di mezzanotte

Prima di mezzanotte

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Perfetto esempio di buddy movie che ruota attorno a un poliziotto e alla sua “preda” Prima di mezzanotte si cala nel suo tempo – l’America reaganiana degli anni Ottanta – mescolando al ritmo picaresco dell’avventura il tentativo di approfondire la psicologia e soprattutto il sentimento dei suoi protagonisti, gli eccellenti Robert De Niro e Charles Grodin. Martin Brest, oramai da quasi un ventennio ai margini dell’industria, firma nel 1988 la sua opera più compiuta.

Planes, Trains and Automobiles

Da quando è stato radiato dalla polizia di Chicago con una falsa accusa di corruzione, Jack Walsh si è trasferito a Los Angeles dove svolge senza entusiasmo il lavoro di cacciatore di taglie. Un giorno viene convocato da Eddy Mascone, titolare di un’agenzia che garantisce il pagamento della cauzione per conto degli imputati in attesa di giudizio. Uno dei suoi clienti, Jonathan Mardukas, detto Il Duca, accusato di riciclaggio di denaro sporco, dopo l’udienza preliminare è diventato irreperibile. Se Il Duca non si presenterà alla polizia di Los Angeles entro la mezzanotte del venerdì successivo, Eddy Mascone dovrà sborsare al tribunale ben 450.000 dollari, il che lo porterebbe alla bancarotta. Walsh accetta l’incarico di riportare a Eddy il fuggitivo. Però ci sono altri che vogliono Mardukas… [sinossi]

In pochi oggi hanno memoria di Martin Brest. È probabile che il suo nome non dica granché alla stragrande maggioranza dei giovani cinefili, e chi ne serba un ricordo lo lega quasi sicuramente ad Amore estremo – Gigli, velleitaria e disastrosa commedia sentimentale con protagonisti Ben Affleck e Jennifer Lopez, che all’epoca facevano coppia fissa anche fuori dal set. Travagliato da problemi produttivi enormi, con ingerenze continue che di fatto esautorarono Brest dalle decisioni finali tanto sulla messa in scena quanto sul tono e il senso del film, Amore estremo è passato alla storia – se così si può dire – come uno dei peggiori film mai realizzati. Il risultato al botteghino, con appena sette milioni di dollari raggranellati a fronte di una spesa prossima agli ottanta, fu la mazzata finale. Revolution Studios, principale responsabile della Caporetto produttiva fece in modo che le colpe ricadessero sulle spalle dell’allora cinquantaduenne Brest, con il risultato che quello è al momento l’ultimo film direttto dal cineasta. E sono trascorsi già diciassette anni… Sì, è davvero probabile che quasi nessuno ricordi il nome di Martin Brest, uno di quei registi che hanno davvero ballato per una sola stagione. Infatti già gli anni Novanta avevano sottolineato una malcelata crisi d’ispirazione, riscontrabile in due remake tanto ambiziosi quanto poco riusciti: prima Scent of Woman, che riprendeva Profumo di donna di Dino Risi sostituendo Vittorio Gassman con Al Pacino, e quindi Vi presento Joe Black, rifacimento de La morte in vacanza con Brad Pitt nel ruolo che fu nel 1934 di Fredric March. Regista secco, puntuto, ammaliato dai bassifondi ma teso a una costruzione della sequenza che non si privi mai dell’aspetto rocambolesco, Martin Brest incarna perfettamente l’ideale dell’industria hollywoodiana nel cuore pulsante dell’epopea reaganiana. Tra il 1977, quando esordisce con Hot Tomorrows, e il 1988, anno dell’uscita in sala di Prima di mezzanotte, Brest dirige quattro film, tutti grondanti umori metropolitani, tutti prossimi alla commedia ma pronti a smentirla, a muoversi in direzione del genere.

Il tentativo è quello di ritrovare ritmi e timbriche del cinema medio della Hollywood del tempo che fu, spazzata via dal ciclone degli anni Sessanta e Settanta e nuovamente in auge in un sistema in cui gli studi stanno cercando una nuova centralità all’interno della filiera. Brest non è dimentico però dell’esperienza “new”, e lo testimonia in ogni singola scelta d’inquadratura – si veda ad esempio il movimento di macchina che panoramica dall’alto in basso partendo dall’insegna sporgente di un negozio per arrivare al totale di Jack Walsh (il personaggio interpretato da Robert De Niro) che cammina, mani nelle tasche. Un’inquadratura che da sola genera un corto circuito cinefilo molto evidente, anche perché Jack è un uomo dell’ordine che non fa più parte di chi ha davvero diritto di dispensare ordine – è stato radiato dalla polizia per delle accuse montate ad arte da un boss della mala, per via delle quali è stato considerato colluso con la criminalità di Chicago. Brest inscena l’intero film giocando su registri espressivi apparentemente in disaccordo tra loro ma abilmente armonizzati in un percorso che fa dell’avventura picaresca il suo punto focale. Perché se è vero che Prima di mezzanotte appartiene in tutto e per tutto a quel sottogenere che negli Stati Uniti è definito buddy cop movie (anche se Roger Ebert lo chiamava Wunza Movie), e che prevede un classico schema di conflitto tra due personaggi che hanno a che fare con il crimine – di solito per sventarlo –, è altrettanto vero che la sua unicità il film la trova nel momento in cui si discosta con maggiore forza dall’apparentamento con opere preesistenti. È ovvio che sarebbe impensabile immaginare Prima di mezzanotte se non si prendesse in considerazione la produzione hollywoodiana del periodo, da 48 ore di Walter Hill a Una perfetta coppia di svitati di Peter Hyams, per arrivare ovviamente ad Arma letale di Richard Donner (tutti ideali fratellini di Una strana coppia di sbirri di Richard Rush e, spingendosi ancora più in là, de La calda notte dell’ispettore Tibbs di Norman Jewison), ma la sceneggiatura di George Gallo sembra guardare con insistenza a un grande successo di pubblico e critica dell’anno precedente, Un biglietto in due di John Hughes.

Come nel caso del film di Hughes anche in Prima di mezzanotte Jack e la sua preda, Jonathan Mardukas detto Il Duca (eccezionale l’interpretazione di Charles Grodin, all’apice della sua carriera hollywoodiana: nel 1990 sarà in Filofax, un’agenda che vale un tesoro di Arthur Hiller, e nel 1992 nella commedia cagnesca Beethoven, diretta da Brian Levant), devono attraversare l’America ricorrendo di volta in volta a un mezzo di locomozione diverso: aereo, treno, pullman, macchina, pick-up – magari come passeggeri sul cassone. Sempre come nel film di Hughes il loro percorso è scandito dal tempo: in Un biglietto in due l’obiettivo è non perdere i festeggiamenti del Ringraziamento, nel film di Brest arrivare più in là della mezzanotte di venerdì a Los Angeles significherebbe perdere una cifra consistente di denaro per colui che ha ingaggiato Jack, il truffaldino Eddie Mascone cui dona carattere un ispirato Joe Pantoliano. Per quanto non rinunci al côté più strettamente poliziesco della vicenda – e Brest dimostra di saper gestire la tensione con grande acume registico: si veda in tal senso la sequenza all’aeroporto di Los Angeles, dove dovrebbe avvenire lo scambio con Il Duca, in un segmento del film che occhieggia anche al John Landis di Tutto in una notte – il film si muove con estrema disinvoltura sul tracciato della commedia, permettendo a De Niro di uscire dall’immaginario cui era stato fino a quel momento più legato. Era dal 1971, dai tempi del dimenticato La gang che non sapeva sparare di James Goldstone, che l’attore feticcio di Martin Scorsese non recitava in una commedia. Sorprende anche la naturalezza con cui Brest passa dalle secchezze tipiche del poliziesco all’ironia sardonica della commedia senza dimenticare la psicologia dei personaggi, e soprattutto i loro sentimenti: il ritorno a casa dall’ex moglie di Jack, per chiedere soldi che gli permettano di portare a termine la sua missione, e l’incontro con la figlia oramai cresciuta, è un momento di cinema così dolorosamente compiuto e trattenuto (non c’è spazio per smancerie nel film) da sorprendere anche lo spettatore più bendisposto. Prima di mezzanotte è un film che a Hollywood in pochi oggi avrebbero il coraggio, e l’intelligenza di produrre: una macchina solo all’apparenza spettacolare, ma in realtà molto più interessata al lato romantico dell’esistere, e del fallimento dell’esistere (di nuovo: come in Hughes), costruita su un gruppo di interpreti di prim’ordine e in grado di spaziare tra i generi in totale libertà. Oggi solo un Autore, di quelli con la a maiuscola, potrebbe sperare di convincere qualcuno a investire denaro in un progetto simile, trent’anni fa all’interno del processo industriale era considerato un prodotto medio. I tempi cambiano. Purtroppo, verrebbe da dire.

Info
Prima di mezzanotte, il trailer.

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