Misterioso omicidio a Manhattan

Misterioso omicidio a Manhattan

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Misterioso omicidio a Manhattan, ventiquattresima regia per il cinema di Woody Allen (a oggi il novero di film da lui diretti è arrivato a quarantanove, in attesa di Rifkin’s Festival), è una delle digressioni sul tema del noir tanto care al regista newyorchese, che imbastisce una storia di ricatti e vendette in salsa slapstick, recuperando la partner di un tempo Diane Keaton e omaggiando apertamente La signora di Shanghai di Orson Welles e altri capisaldi del genere.

L’uxoricida

Larry e Carol sono sposati da molti anni, hanno un figlio al college e stanno attraversando una fase di stanca del loro rapporto. Una sera incrociano in ascensore una coppia di vicini di casa, gli House. Quando la sera successiva scoprono che la donna è morta, Carol inizia a ipotizzare che il signor House l’abbia eliminata per rifarsi una vita. Nonostante le rimostranze di Carol le indagini procedono, e coinvolgono anche una coppia di amici… [sinossi]

Ritornare con la mente a Misterioso omicidio a Manhattan al termine della lettura di A proposito di niente, sorta di autobiografia di Woody Allen che tanto scalpore destò negli Stati Uniti d’America – per via soprattutto dell’instancabile e ossessiva persecuzione nei confronti del regista portata avanti da Ronan Farrow, il figlio forse naturale che il regista avrebbe avuto con l’allora compagna Mia Farrow: il condizionale è d’obbligo, visto che la stessa attrice ha poi affermato di averlo avuto da Frank Sinatra, che continuava a frequentare alle spalle di Allen – ed è uscita in Italia grazie a La nave di Teseo, significa inevitabilmente vederlo da una prospettiva completamente diversa. Nonostante rientri tra le opere graziose del regista newyorchese, è infatti uno dei suoi grandi amori, come pressoché tutti gli omaggi al noir portati a termine nel corso della cinquantennale carriera; mentre appare sempre profondamente critico verso le incursioni nel cinema più propriamente “d’autore”, Allen sembra trovare soddisfazione reale solo ed esclusivamente nelle sue regie più dinamiche, se questo aggettivo può avere un benché minimo senso applicato al suo cinema. Com’è come non è Misterioso omicidio a Manhattan riveste senza dubbio un ruolo di primaria importanza all’interno della filmografia allenniana, e per vari e diversificati motivi. In primo luogo è il primo film che il regista dirige dopo lo scandalo che ha mandato all’aria il suo rapporto con Mia Farrow e che segnerà così in profondità la sua vita: l’ex compagna infatti lo accusa di aver violentato sua figlia minorenne Dylan, e nonostante due diverse indagini ufficiali dimostrino al di là di ogni ragionevole dubbio che il fatto non sussiste e Allen non ha mai molestato la sua figlia adottiva, nell’immaginario collettivo – e ahinoi mediatico, a dimostrazione dei danni che può fare una pessima informazione – continuerà ad apparire come un pedofilo. Il risentimento di Farrow è ovviamente legato soprattutto al fatto che Allen ha iniziato una relazione con un’altra delle sue figlie, la ventiduenne Soon-Yi Previn che diverrà di lì a pochi anni sua moglie (e con la quale è sposato ancora oggi). Dopo Mariti e mogli, affascinante esperimento di cinema “liberato” dai vincoli della logica narrativa che analizza proprio una coppia in crisi – interpretata, colmo del masochismo, proprio da Allen e Farrow – ecco dunque un ritorno alla leggerezza in sé e per sé. Si può affermare senza timore di smentita che Misterioso omicidio a Manhattan è la prima commedia comica di Allen dai tempi di Amore e guerra, quasi venti anni prima. Anche Broadway Danny Rose, con cui pure condivide alcune suggestioni, è permeato in realtà da uno spirito umbratile, dimesso, agrodolce.

Al contrario Misterioso omicidio a Manhattan è in tutto e per tutto una farsa, per quanto si sviluppi in mezzo a cadaveri, doppiogiochisti, amanti e turpitudini di vario tipo. Non è certo un caso che per redarre la sceneggiatura Allen sia tornato a confrontarsi con un amico e collega come Marshall Brickamn, con cui aveva già scritto Il dormiglione, Io e Annie, e Manhattan. Tre film in cui appariva un’altra figura qui pronta alla rentrée, Diane Keaton. Nonostante quello che afferma la vulgata popolare, Keaton non fu la grande relazione di Allen: per quanto si legga dappertutto che i due si sarebbero lasciati a ridosso della lavorazione di Manhattan, è invece vero che il loro breve interludio di un paio d’anni si interruppe poco dopo Provaci ancora, Sam, la commedia alleniana diretta da Herbert Ross. La scelta di tornare a lavorare con Keaton in Misterioso omicidio a Manhattan non stava dunque a suggerire chissà quale ripensamento o ritorno di fiamma, ma solo il consolidamento di un rapporto amicale e professionale che d’altro canto era stato rinverdito, negli anni Ottanta, anche dalla partecipazione dell’attrice a Radio Days, forse il film più compiutamente autobiografico del regista. Se c’è una volontà, nella scelta di un copione così fragorosamente ridanciano – ed effettivamente divertente, soprattutto in alcune soluzioni –, non è quella di rinverdire i fasti del passato, ma semmai di scacciare dalla mente le pastoie del presente per immergersi nel tempo-fuori-dal-tempo del cinema, la magia del classico che da sempre affascina Allen. Misterioso omicidio a Manhattan si trasforma dunque fin da subito in un grande omaggio al cinema del passato, tra hitchcockismi e strizzatine d’occhio al Billy Wilder de La fiamma del peccato (e forse pure con una toccata e fuga in territorio polanskiano, in quel Rosemary’s Baby cui fu protagonista Farrow). Si torna poi all’immortale Casablanca già oggetto di culto in Provaci ancora, Sam, giocando sull’impossibilità di ambire all’immagine di Bogart dovendosi accontentare al massimo di quella di Peter Lorre. E il cinema, inteso come spazio, rientra a sua volta nella narrazione, visto che l’anziano House, che secondo la moglie di Allen – Keaton, ovviamente – è un uxoricida che ha ucciso la moglie per spassarsela con un’amante (ricorda qualcosa?), è proprio un esercente. È sfruttando tale location che Allen può togliersi lo sfizio di replicare, dopo averla già fatta vedere in scena, una celeberrima sequenza de La signora di Shanghai di Orson Welles, quasi a ribadire come la verità non possa che andare in frantumi di fronte allo strapotere immaginifico del cinema, unico luogo – in questo senso immateriale – in cui l’umano può trovare reale soddisfazione del suo vivere.

Nella sua postura completamente ludica Misterioso omicidio a Manhattan appare sublime ed effimero a un tempo, incapace di elevarsi al di sopra del proprio scherzo eppure delizioso nei battibecchi familiari tra Keaton e Allen, nelle psicotiche serate a quattro quando si aggiungono Anjelica Huston e Alan Alda, nei tentativi maldestri di incastrare l’uxoricida ricorrendo ai trucchi visti nei film. In tal senso la sequenza della finta telefonata costruita attraverso un taglia e cuci selvaggio del provino di un’aspirante attrice non troppo dotata è un colpo di genio che da solo vale la visione dell’intero film. A questo si aggiungono le classiche freddure alleniane, a partire dall’oramai celebre “Lo sai che non posso ascoltare troppo Wagner… Sento già l’impulso ad occupare la Polonia!” esclamato dall’attore e regista fuori dal teatro dov’era stato condotto – un po’ a forza – da Keaton. Si apre con Misterioso omicidio a Manhattan una fase di cocciuta leggerezza nel cinema di Woody Allen, che di pesantezze doveva provarne fin troppe nella sua quotidianità: il noir, in questo caso d’epoca, tornerà nel successivo Pallottole su Broadway, mentre poi sarà la volta dello spassoso La dea dell’amore e dell’omaggio al musical (stonato) Tutti dicono I Love You. Sarà solo nel 1997 con Harry a pezzi, a cinque anni di distanza da Mariti e mogli, che Allen cercherà davvero di ricominciare a mettere a posto il puzzle della sua esistenza (e a rifletterne all’interno del suo cinema); nel dicembre di quell’anno, a pochi giorni dal Natale, sarà sposato con Soon-Yi da Massimo Cacciari a Venezia.

Info
Misterioso omicidio a Manhattan, il trailer.

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