Non vedo vie di mezzo. Ricordando Ennio Morricone.

Non vedo vie di mezzo. Ricordando Ennio Morricone.

Teho Teardo omaggia sulle pagine di Quinlan Ennio Morricone, scomparso ieri a Roma. Un ricordo in tre atti, che parte da una telefonata e da una voce sconosciuta.

2009, Roma, Via Muratori, interno studio.
Stavo ascoltando un disco, ricevo una telefonata e la voce sconosciuta mi dice: “Ho una notizia importante per lei, è meglio che si sieda”. Resto in piedi, pensavo fosse uno scherzo. Ho amici che fanno scherzi tremendi. “Sono Felice Laudadio, le comunico che lei ha vinto il Premio Morricone per la miglior colonna sonora per Il Divo di Paolo Sorrentino e il premio glielo consegnerà direttamente Ennio Morricone al Bif&st di Bari”.
Mi siedo per terra e resto lì un bel poʼ.
Spesso le buone notizie tirano fuori un poʼ di disagio in me, ad esempio la fatica colossale che si fa per andare avanti con la musica, non è una lagna, è una forma di malessere che probabilmente esce per andarsene definitivamente. Nel farlo ti attraversa e, in quel momento felice, rischia di schiacciarti. Prendo un vecchio cd di Morricone, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, lo riascolto e mi sciolgo nel grottesco e nell’ironia di quella musica. Sorrido e mi sento meglio.
Non so se ho mai ascoltato una colonna sonora più centrata di quella. C’è qualcosa di oggettivo nell’efficacia della musica, di tangibile. Negli anni ’80 e ’90 era difficile trovare quei dischi, la mia copia di quell’album era stampata da un negozio di dischi di Bassano Del Grappa, mica da una major italiana. Quella musica era apprezzata maggiormente fuori dal nostro paese.
Qualche settimana dopo sono su un volo per Bari con Sorrentino.

Bari, interno pomeriggio.
Un teatro, non ricordo quale, ma non è importante. Dietro le quinte ci sono molte persone agitate per la premiazione. Rivedo il Maestro Morricone, era già lì, lui arriva sempre primo, anche ai David, il primo è quasi sempre lui. Ci salutiamo e mi dice: “Mi raccomando, se ci chiedono di suonare un brano al pianoforte noi diremo di no”. Io sono un chitarrista, si figuri se suono il piano in una situazione del genere. “Non importa, le chiederanno lo stesso di suonarlo, per favore dica di no anche lei”. E da lì una raffica di domande su come scrivessi la musica senza il piano, solo con la chitarra. No, non solo con la chitarra, uso molti metodi di composizione e anche di decomposizione. “In che senso decomposizione?” mi chiede incuriosito. Spesso i brani li smonto e vedo cosa rimane. Abbiamo parlato fitti per un bel pezzo e da lui usciva una curiosità straordinaria che registrava qualsiasi parola, la setacciava, capiva, non capiva, prendeva le distanze.
Bellissimo.
Entriamo in scena e dopo pochi istanti arriva la domanda puntuale, lui dice immediatamente di no e mi guarda con gli occhi minacciosi come quelli degli alieni di Mars Attacks! quando dicono “Veniamo in pace” affinché io tenga fede al patto.
Ho aspettato un attimo prima di rispondere, quel breve tempo in cui lʼaria resta sospesa, puoi godere e fare un magnifico scherzetto dicendo, certamente ora suoneremo un brano a quattro mani, eccoci qui. I raggi gamma continuavano ad arrivare da parte del maestro. Ho detto no, non suono il piano, sono un chitarrista. Mi hanno detto che avrebbero procurato immediatamente una chitarra. Ma io suono solo chitarra preparata.
Ne prepariamo una?
No, suono solo strumenti che voi qui non potreste reperire. Si son calmati.
E anche lui era tranquillo, io ridevo dentro e fuori, ma sentivo che sarebbe potuto esplodere un tornado e far volare via le assi del palco. Nella musica ho collaborato frequentemente con persone così impegnative, stratificate e complesse, con la necessaria bellezza della complessità, fondamentale soprattutto nel momento storico attuale in cui assistiamo alla costante semplificazione di qualsiasi comportamento, pratiche artistiche comprese. Non mi ha mai messo in imbarazzo la sua presenza, anzi, mi piaceva sapere che tutto sarebbe potuto esplodere da un momento all’altro.
Si chiama potenziale, carisma? È l’irripetibile personalità di Morricone capace di tutto questo?
Vista in azione direi di sì, ma soprattutto ascoltata in molti suoi lavori coraggiosi e innovativi che ancora oggi raccontano la differenza tra chi inventa e chi può solo seguire una scia altrui.
Non vedo vie di mezzo.

Macro, Roma, 2016.
Forse l’ultima volta che l’ho visto è stato in occasione del concerto dei Demdike Stare, duo inglese che ha rielaborato dal vivo alcuni materiali dello storico Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza di cui Ennio faceva parte.
E quella sera c’era anche lui ad ascoltare questi strepitosi musicisti. Ero seduto proprio dietro di lui e ho visto quando si è addormentato, piegando il collo. Una tenerezza assoluta che allargava tutte le note che lui aveva già realizzato negli anni Sessanta e che ora qualcun altro espandeva lanciandole in aria per quei pochi presenti che han potuto raccoglierle. Mi domando dove fossero quella sera coloro che lo celebrano ora.

Info
Ennio Morricone in concerto all’Arena di Verona nel 2002.

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