Maresco si rivolge a Rai Cinema: «Riconosca La mafia non è più quella di una volta come suo film».

Maresco si rivolge a Rai Cinema: «Riconosca La mafia non è più quella di una volta come suo film».

Nel corso di una conferenza stampa tenuta in mattinata a Palermo, Franco Maresco ha raccontato le vicissitudini relative a La mafia non è più quella di una volta, rivolgendosi direttamente a Paolo Del Brocco e chiedendogli che la Rai torni a riconoscere il film. Erano presenti anche Letizia Battaglia, tra i protagonisti di La mafia non è più quella di una volta, e Antonio Ingroia, in qualità di avvocato di Maresco, che ha detto: «Franco Maresco non vuole fare la guerra alla Rai, è la Rai che ha fatto la guerra a Franco Maresco».

Franco Maresco si rivolge a Rai Cinema, in particolare nella persona del suo amministratore delegato, Paolo Del Brocco, chiedendo che il suo film La mafia non è più quella di una volta venga riconosciuto quale prodotto Rai. E con l’occasione ha raccontato i retroscena relativi al film che risalgono alla scorsa estate, quando La mafia non è più quella di una volta fu presentato in concorso a Venezia, dove vinse il Premio Speciale della Giuria. «Ma», ha esordito Franco Maresco nel corso della conferenza stampa che ha tenuto in mattinata a Palermo, «alla cerimonia di premiazione di Venezia dello scorso anno, mentre Rai Cinema si congratulava per il premio a Luca Marinelli, protagonista del film Martin Eden di Pietro Marcello, doveva contemporaneamente essere felice per un altro film, che era il nostro. La Rai però non aveva più riconosciuto La mafia non è più quella di una volta già da diverso tempo, da qualche settimana, perché riteneva che il film non fosse rispettoso nei confronti del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Facemmo naturalmente tutto un lavoro tra i legali della Ilapalma [la società di Rean Mazzone, tra i produttori del film, n.d.r.] e quelli della Rai per arrivare a un compromesso. Tra l’altro nessuno di noi poteva pensare che un film di satira e un film che smitizzava la mafia potesse essere censurato. Ma in effetti arrivò questo rifiuto. E allora cercammo un compromesso, provando a eliminare alcune scene che magari potevano dare qualche problema. Togliemmo quelle scene, ma non fu sufficiente perché Rai Cinema non voleva che si parlasse proprio del presidente Mattarella. Tra l’altro, questa è proprio l’occasione per raccontare altri retroscena, perché in realtà ci furono problemi anche con il festival di Venezia, perché il film fu selezionato e il direttore della Mostra, Alberto Barbera, molto dispiaciuto mi telefonò per dirmi: “Franco, mi dispiace, ma dobbiamo sospendere il film, per problemi dall’alto”. Per problemi dall’alto intendeva Paolo Baratta, allora presidente della Biennale, che evidentemente aveva subito pressioni. Ma dopo quei tagli, Barbera mi richiamò dicendomi: “Bene, ora che hai fatto questi tagli, il film può passare”. Avevamo quindi il suo sostegno. Fermo restando che un festival dovrebbe essere un luogo libero e che mai ho sentito di un festival che entra nei contenuti di un film. Comunque, a Rai Cinema questo non andava bene e per questo decise di togliere il logo. E, come sapete, oggi avere il sostegno di Rai Cinema è fondamentale, la maggior parte del cinema italiano vede coinvolta Rai Cinema. E il fatto che la Rai si sia sfilata ha fatto sì che il film venisse danneggiato. Io devo molto alla Rai, faccio questo mestiere da trentacinque anni. E se penso a cosa è successo in questi mesi e ripenso a quello che facevamo in passato in Rai, quando andava in onda la striscia di Cinico TV e alla libertà che avevamo, non c’è paragone. Questa Rai non ha niente a che vedere con quella. Questa Rai è una Rai che si permette di censurare e questa censura è avvenuta per decisione del presidente di Rai Cinema, Paolo Del Brocco. Evidentemente lui è stato più realista del re, perché il film è uscito e non c’è stata una sola nota di protesta da parte della famiglia Mattarella. Semplicemente il 6 di settembre uscì una nota del Quirinale in cui si diceva che le sentenze non si commentano, e si riferiva a un passaggio del film in cui ci domandavamo perché il Presidente non avesse detto nulla sulla sentenza del processo sulla trattativa Stato-mafia. Ecco, a parte questo, nessuno di noi ha ricevuto una qualche lettera da parte del Quirinale. Nessuno ha mai detto che questo film mancasse di rispetto al Presidente della Repubblica, solo Paolo Del Brocco, che rappresenta Rai Cinema, ha deciso che questo film non può passare. Quello che noi chiediamo allora alla Rai è che riconosca questo film, questo suo figlio illegittimo».

Alla conferenza stampa di oggi non era presente Rean Mazzone, produttore di La mafia non è più quella di una volta, e Maresco ha spiegato che Mazzone ha preferito «mantenere una certa neutralità» rispetto alla questione. Era presente però Antonio Ingroia, in veste di avvocato di Franco Maresco, che ha detto che se la Rai continuerà a ignorare le richieste da parte di Maresco di riconoscere il film c’è la possibilità di passare alle vie legali, in quanto «l’opera è stata danneggiata, la Rai non ha comprato soltanto dei diritti, si è assunta anche dei doveri, aveva il dovere di promuovere il film. E rispetto a questo la Rai è inadempiente e il contratto con Franco Maresco è ancora in corso, non c’è stata nessuna rescissione del contratto e sino ad oggi il produttore Rean Mazzone non ha ancora preteso dalla Rai l’ultima tranche di pagamento. Il film è stato censurato, anche perché Rai Cinema, togliendo il logo e disconoscendo il film e non facendo nessun passaggio televisivo, ha danneggiato la sua visibilità». Ingroia ha poi aggiunto che «Franco Maresco non vuole fare guerra alla Rai, è la Rai che ha fatto la guerra a Franco Maresco».

La mafia non è più quella di una volta sarà visibile in streaming, a partire da domani e per un mese, sulla piattaforma Miocinema, e Maresco non ha escluso che possano essere messi online, come contenuto extra, anche le scene tagliate. Il fatto poi che il film sia online da domani ha un valore simbolico, visto che domani ricorreranno i ventotto anni dall’assassinio di Paolo Borsellino da parte della mafia. E, con l’occasione, Franco Maresco si è rivolto anche direttamente al capo dello Stato, chiedendogli due cose: «Una, visto che lui è stato involontariamente la pietra dello scandalo di questo film, se lui – o la sua famiglia – si sia sentito offeso. Due: visto che Mattarella è garante della Costituzione, e dunque anche dell’articolo 21 sulla libertà di stampa e contro la censura, se ritiene che questo fatto sia compatibile con il modo in cui ha agito Rai Cinema nei confronti del mio film. Se, dunque, sia venuto meno da parte dell’azienda il rispetto dell’articolo 21». E Ingroia ha anche aggiunto, in tal senso, che anche la commissione vigilanza Rai si dovrebbe esprimere in proposito. In conclusione, Maresco si è rivolto anche ai suoi colleghi, altri altri registi, scrittori e intellettuali, chiedendo che prendano posizione rispetto a quanto accaduto.

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