L’Île aux oiseaux

L’Île aux oiseaux

di ,

Presentato fuori concorso al 31° FID Marseille, dopo un lungo percorso festivaliero partito l’anno scorso tra i Cineasti del Presente di Locarno, L’Île aux oiseaux, della coppia di filmmaker ginevrini Maya Kosa e Sergio da Costa, perlustra un centro di recupero di uccelli in un film dal respiro esistenziale tanto per gli animali quanto per la società, con le sue contraddizioni, alcune rappresentate in quel microcosmo veterinario.

Of mice and birds

Antonin inizia a lavorare in un piccolo ambulatorio veterinario specializzato in ornitologia a Genthod nel cantone di Ginevra. I servizi sociali lo hanno assegnato in quel centro con l’obiettivo di reinserirlo nel mondo del lavoro dopo una malattia che l’ha portato all’isolamento e alla depressione. Sostituirà Paul, che presto andrà in pensione dopo anni di allevamento di topi da usare come cibo per gli uccelli predatori del centro. Sandrine ed Emily sono entrambi veterinari; si prendono cura degli uccelli, in particolare di un gufo traumatizzato che deve imparare a vivere di nuovo. [sinossi]

A molti di noi sarà capitato di trovare un piccione ferito e di contattare la Lipu in merito. «Ci dispiace ma noi recuperiamo solo rapaci o uccelli di pregio naturalistico». E a molti sarà capitato anche di partecipare alle giornate di liberazione dei rapaci organizzate dalla suddetta organizzazione ambientalista, dove spiccano il volo maestosi falchi, gheppi, poiane. Nulla a che vedere con il modesto centro ornitologico in cui arriva Antonin nel film L’Île aux oiseaux, della coppia di filmmaker ginevrini Maya Kosa e Sergio da Costa, presentato fuori concorso al 31° FID Marseille, dopo un lungo percorso festivaliero partito l’anno scorso tra i Cineasti del Presente di Locarno, per toccare tutti i più importanti festival successivi, San Sebastián, Viennale, Rotterdam.

Il centro di recupero di uccelli raccontato in formato 4/3 da Maya Kosa e Sergio da Costa, appare come un ricettacolo di marginalità, non solo gli uccelli, e qui si curano tutti anche i banali piccioni, ma anche i topi allevati per essere dati in pasto ai volatili, e gli uomini stessi che ci lavorano. Antonin è a sua volta una creatura da recuperare e reinserire nel mondo del lavoro e della società, un portatore di disagio sociale inviato in quel posto dai servizi sociali. Il centro garantisce per lui quello che cerca di garantire a cigni e gufi, un rifugio temporaneo per non soccombere in una situazione di debolezza, per non essere ghermito nelle condizioni di sopravvivenza che accomunano la natura al mondo del lavoro. Quando l’esile ragazzo arriva per la prima volta al centro, chiede a Paul che odore fosse quello che ha percepito appena entrato, si sente rispondere seccamente: «Merda. Ti ci abituerai». Una battuta enunciativa del senso esistenziale di quel microcosmo. Sempre all’inizio si ode un rumore come di aerei.

L’Île aux oiseaux non è mai didattico e, solo al suo dipanarsi, scopriremo che il centro si trova proprio a ridosso di un aeroporto, dove con altoparlanti si emettono versi registrati per scacciare gli uccelli che potrebbero dare problemi agli aerei in decollo o atterraggio. E il centro stesso si presume sia adibito agli uccelli feriti proprio da impatti con velivoli artificiali. «Gli uccelli non sono in grado di adeguarsi a un mondo non fatto per loro», osserva sconsolata la veterinaria mentre esegue l’autopsia a un pennuto. Un mondo dominato dall’uomo che ha invaso tutti gli habitat, compreso il cielo, con i suoi velivoli alati soppiantando i gruppi di esseri viventi che prima li popolavano.

L’Île aux oiseaux è un campionario di tristezze, anche metaforiche. Dal gufo che non potrà mai più tornare in natura perché ormai non più in grado di alimentarsi cacciando le sue prede, a quell’uccello che fa ritorno alla sua vecchia gabbia dopo essere stato liberato. La sicurezza alimentare che si ha in uno stato di cattività è per lui preferibile alla libertà. E poi ci sono gli uccelli che vengono eutanasiati con il gas. Il film è impietoso nel mostrare le eviscerazioni, gli organi interni degli animali aperti, per interventi chirurgici o dissezioni. E così anche per i topini tagliati, affettati come cibo, quando non dati in pasto vivi per riabituare gli uccelli a ghermire la preda. I topi che si spaventano, che hanno la colonna vertebrale che prosegue nella coda, come dice Paul, per cui maneggiandoli con quella li sottopone a stress. Topi visti in fotografie a infrarosso, come il gufo, mostrando una sorta di aura vitale. I ratti sono l’ultimo gradino di una catena gerarchica, semplicemente considerati come un cibo per i pennuti anche i più insulsi e insignificanti. Ma quando Antonin farà la sua cena di addio, ormai avviato al suo rientro nella società, userà per festeggiare proprio una torta a forma di topolino.

Info
La scheda di L’Île aux oiseaux sul sito del FID Marseille.

Articoli correlati

  • FID 2020

    goodbye mister wong recensioneGoodbye Mister Wong

    di Presentato in concorso al 31° FID Marseille, Goodbye Mister Wong rappresenta l'esordio al lungometraggio di fiction per il regista indipendente marsigliese Kiyé Simon Luang che torna alle proprie origini, nel Laos, dove sono ambientate storie tra vecchi e nuovi colonialismi.
  • FID 2020

    C'est Paris aussi RecensioneC’est Paris aussi

    di C’est Paris aussi è l'ultima opera di Lech Kowalski, radicale come nel suo stile, che si fonda sul confronto di marginalità di personaggi apolidi, un nativo americano che incontra gli immigrati dei sobborghi parigini.
  • FID 2020

    Ontem Havia Coisas Estranhas no Céu recensioneOntem Havia Coisas Estranhas no Céu

    di Presentato fuori concorso al 31° FID Marseille, dopo essere passato a Onde del Torino Film Festival e al Cinéma du Réel, Ontem Havia Coisas Estranhas no Céu è un'opera del giovane filmmaker brasiliano Bruno Risas.
  • FID 2020

    The Notes of Anna Azzori / A Mirror that Travels through Time RecensioneThe Notes of Anna Azzori / A Mirror that Travels through Time

    di In concorso al 31° FID Marseille, The Notes of Anna Azzori / A Mirror that Travels through Time è un lavoro sperimentale della filmmaker tedesca Constanze Ruhm, che si innesta su uno dei capolavori del cinema sperimentale, Anna di Alberto Grifi e Massimo Sarchielli.
  • Festival

    FID Marseille 2020 PresentazioneFID Marseille 2020 – Presentazione

    Vive le cinéma vivant! Con questo trionfale annuncio il FID Marseille ha recentemente comunicato la decisione di organizzare l'edizione 2020 della manifestazione dal vivo, di persona, al cinema, dal 22 al 26 luglio.
  • Trieste 2020

    Solothurner Filmtage 2020 - PresentazioneSolothurner Filmtage 2020 – Presentazione

    In corso fino al 29 gennaio il Solothurner Filmtage 2020, giunto alla 55esima edizione. In programma, oltre al concorso principale e a varie altre sezioni e focus, anche un omaggio a tre storiche cineaste della Svizzera romanda, Patricia Moraz, Christine Pascal e Paule Muret.
  • Doclisboa 2019

    Intervista a Luísa HomemIntervista a Luísa Homem

    Regista, montatrice, produttrice, tra i fondatori del collettivo Terratreme Filmes, la portoghese Luísa Homem ha diretto Suzanne Daveau, in cui segue la storia della geografa che dà il titolo al film. Abbiamo incontrato Luísa Homem in occasione del Doclisboa 2019.
  • Festival

    Locarno 2019

    Dal 7 al 17 agosto, la 72esima edizione del Locarno Film Festival, che segna l'esordio alla direzione della quarantaduenne francese Lili Hinstin. Il concorso, la Piazza Grande, la retrospettiva che si focalizza sul cinema "black": tutti i nostri articoli dal Canton Ticino.
  • FID 2020

    Gyres 1-3 RecensioneGyres 1-3

    di Presentato in concorso al 31° Fid Marseille, Gyres 1-3 è un lavoro dell'artista Ellie Ga che si basa sulla suggestione delle grandi correnti circolari oceaniche che trasportano detriti, inventando un movimento filmico di immagini, strutturato esso stesso come un flusso, come un vortice.
  • Festival

    FID Marseille 2020

    Si svolge dal 22 al 26 luglio la 31esima edizione del FID Marseille, Festival International de Cinéma Marseille, che ha scelto con coraggio di sviluppare il proprio programma in presenza, come gesto di resistenza all'incedere del COVID-19.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento