Gyres 1-3

Gyres 1-3

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Presentato in concorso al 31° Fid Marseille, Gyres 1-3 è un lavoro dell’artista Ellie Ga che si basa sulla suggestione delle grandi correnti circolari oceaniche che trasportano detriti, inventando un movimento filmico di immagini, strutturato esso stesso come un flusso, come un vortice.

Message in a bottle

Negli oceani ci sono cinque giganteschi sistemi di correnti circolanti come nastri trasportatori acquatici che portano vari tipi di detriti. Quando questi oggetti lasciano l’orbita, di uno di questi vortici, possono arenarsi sulle spiagge dove vengono raccolti da studiosi che cercano di risalire al loro itinerario. Da una spiaggia sulla costa occidentale a un’isola nel Mar Egeo, dalla morte di sua madre a quella di Bruce Chatwin, dalle preghiere in una bottiglia alla deriva verso l’isola di Simi ai giubbotti di salvataggio arenati sulle spiagge di Lesbo, il flusso di immagini e parole di Ellie Ga crea una propria cartografia intima e globale di disastri e speranze. [sinossi]

Presentato come film in sala al 31° Fid Marseille, Gyres 1-3 è un’opera che può funzionare parimenti come videoinstallazione, come tale concepito inizialmente per il Whitney Museum of American Art. Frutto di un’arte nomade, “geografica” come quella che porta avanti l’artista e performer statunitense, ma residente a Stoccolma, Ellie Ga. La genesi del progetto parte da una borsa di studio vinta dall’artista per lo Swedish Research Council mirante proprio allo studio dei grandi vortici oceanici attraverso gli oggetti spiaggiati, progetto che l’ha portata a fare ricerche nell’arcipelago greco. Non esiste forse un termine specifico in italiano per indicare il vocabolo “ocean gyre” usato in oceanografia, derivante dal greco gyros.

L’arte di Ellie Ga parte dalla geografia, dall’oceanografia, dall’esplorazione: nella sua opera Square Octagon Circle si era occupata del leggendario Faro di Alessandria, mentre The Fortunetellers nasce da una navigazione nel Mar Glaciale Artico. Uno degli oggetti che circolano in Gyres 1-3 è proprio il romanzo In Patagonia, in un vecchio libro consumato, di Bruce Chatwin, grande cantore del nomadismo umano, dell’esplorazione e dei viaggi. Il dispositivo che l’artista ha concepito per illustrare il concetto di gyre riproduce la struttura del vortice stesso, la sua circolarità. Un’unica inquadratura di 42 minuti dove in una parte bassa rettangolare giacciono una serie di fogli lucidi, come quelli usati una volta per conferenze su lavagna luminosa. La mano di Ellie Ga li sceglie e li posiziona nella parte centrale dello schermo, rendendoli visibili, a volte con accostamenti o sovrapposizioni di due di questi fogli trasparenti. Una volta esibito, il lucido viene rimesso sotto, ammassato con gli altri.

Un ulteriore riquadro, in questo caso con un filmato, conferisce una nuova dimensione agli oggetti che vengono via via esposti, mentre la voce off, della stessa regista, in un flusso verbale, espone le storie di questi oggetti che sono stati a lungo alla deriva come i messaggi in bottiglia dei naufragi dei racconti d’avventure, o nel film Le parole che non ti ho detto, con Kevin Costner, espressamente citato da Ellie Ga. La parte rettangolare in basso è la spiaggia, il luogo del ritrovamento, il luogo del disordine che deve essere ordinato, catalogato, studiato nei riquadri centrali dello schermo, per poi tornare ancora in quello stato indistinto. Un movimento rotatorio in sé che prevede degli ulteriori ritorni, delle immagini riprese in più movimenti.

Il dispositivo può rimandare quindi alle vecchie conferenze, di epoca pre-power point, ma anche a una moviola, altro strumento reso obsoleto dalla tecnologia digitale. Il lavoro di Ellie Ga, che parrebbe superare il cinema nella videoinstallazione, si rivela in realtà intimamente connesso a uno dei principi cardine della settima arte, quello del montaggio come nella concezione di Eisenstein, il principio unificatore di tutte le arti. Nella sua narrazione/flusso di coscienza, la regista sceglie le immagini, le accosta con significato dialettico, le sovrappone. Anche se Gyres 1-3 è un film digitale, Ellie Ga riesce a farne un’opera dallo spessore materico, dalla consistenza degli oggetti che passano nel film. Raccontando così di tragedie private e collettive, della morte della madre, dello tsunami giapponese, della tragedia degli immigrati.

Info
La scheda di Gyres 1-3 sul sito del FID Marseille.

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