Intervista a Ellie Ga

Intervista a Ellie Ga

Newyorkese trasferitasi a Stoccolma, dove lavora con una borsa di ricerca artistica dello Swedish Research Council, Ellie Ga è una videoartista il cui lavoro si basa sulle geografie umane, sulle mappature della storia, che l’hanno portata alle distese ricoperte di ghiaccio dell’Artico come alle rovine sommerse dell’antico faro di Alessandria. Ha realizzato pubblicazioni quali Square Octagon Circle (Siglio Press, New York) e North Was Here (Ugly Duckling Presse). Il suo lavoro di ricerca avviene nelle collezioni di importanti istituzioni museali quali The Solomon R. Guggenheim Museum, New York; l’Albright-Knox Museum di Buffalo; il FRAC Franche-Comté, Besançon; la Fondation Galeries Lafayette, Parigi; l’Hannebauer Collection, Berlino; l’Hessel Museum of Art, Bard College, New York; e il Whitney Museum of American Art, New York. È cofondatrice della casa editrice Ugly Duckling Presse.
Abbiamo incontrato Ellie Ga durante il 31° Fid Marseille, dove ha presentato la sua opera Gyres 1-3.

Puoi raccontarci la genesi del progetto di Gyres 1-3?

Ellie Ga: Tutti i miei lavori rimandano a un altrove. Per questo progetto sui “gyre”, i vortici oceanici, ho ricevuto una borsa dallo Swedish Research Council e volevo lavorare con l’idea della deriva, sia come metodo artistico sia con una prospettiva storica, con chi misura le correnti e i vortici con cose che vengono lanciate nell’oceano come il classico messaggio in bottiglia. Avevo già partecipato a una spedizione francese di sei mesi al Polo Nord su una nave che è stata storicamente la seconda costruita appositamente per navigare sul ghiaccio. Da quel momento sono stata ossessionata dall’idea di deriva e dalla casualità con cui ci imbattiamo nelle cose. In quella spedizione eravamo immersi nel buio e la prima luce che vedemmo non era il sole bensì la luce di un faro. Mi interessava l’etimologia della parola faro, che deriva dall’isolotto di Faro dove si trovava l’antico Faro di Alessandria. Dopo anni di lavoro e di attesa, per mancanza di finanziamenti, ho studiato l’archeologia sottomarina in Egitto. Con una delle mie guide ho cominciato a parlare di messaggi in bottiglia. Mi misi a studiare questi e a cercare una storia scientifica delle misurazioni negli oceani. Tutto ciò mi portò alle isole greche di Lesmo e Simi, dove sono stata al monastero di San Michele Arcangelo di Panormitis in cui si conservano le preghiere scritte su messaggi in bottiglia. Ho cominciato a seguire un oceanografo che lavora con i “pettinatori della spiaggia” che raccolgono oggetti e cerca di risalire alla loro provenienza. E attraverso queste conoscenze locali è in grado di capire il movimento rotatorio dei gyre in quel momento. È un contesto in cui si incontrano la conoscenza empirica, amatoriale e quella scientifica. In quel periodo, era il 2015, ottenni una borsa di ricerca. Mi imbattei anche nel fenomeno dell’immigrazione attraverso il Mediterraneo che portava moltissima gente in Grecia. Mi dedicai al volontariato e pensai di includere anche questa osservazione nel progetto.

Nel film inserisci anche Bruce Chatwin, grande cantore del nomadismo, come mai?

Ellie Ga: Il libro In Patagonia mi venne regalato da mio fratello al momento del funerale di nostra madre. Rimasi molto legata da quel libro. Lo leggevo proprio quando ero tra i pettinatori di spiaggia dello stato di Washington, e così, come spesso ci capita, cercavo di paragonare le diverse esperienze, cercando connessioni e significati. Una cosa che era interessante su quel libro di Chatwin è la controversia, di cui faccio accenno anche in Gyres 1-3. Si dice che Chatwin, nonostante non fosse un regista, aveva un film in mente. Lui prendeva appunti meticolosamente, annotava tutto, le persone, le conversazioni, nei suoi celebri taccuini. È una tecnica che utilizzo anch’io, ascolto e prendo nota. L’altro legame con Chatwin, di cui pure parlo in Gyres 1-3, riguarda l’idea degli oggetti come qualcosa da collezionare. Chatwin aveva lavorato come perito da Sotheby’s ed era poi stato egli stesso un collezionista. Volevo quindi creare un parallelo tra le persone che collezionano oggetti molto raffinati da museo e la maggioranza di noi, i cui oggetti personali possono essere scartati o portati a un negozio dell’usato. Un discorso che torna spesso nel film. E poi c’è infine questa idea della Patagonia come quel punto di origine dal quale l’uomo si è allontanato peregrinando a piedi, il che non è necessariamente vero, ma l’idea di camminare e di essere in viaggio o in un esilio è importante nel film.

La forma che dai a Gyres 1-3 ripriduce essa stessa un vortice, ma richiama anche le conferenze e presentazioni pre-power point, con i fogli trasparenti su lavagna luminosa. E volendo richiama anche alla moviola del cinema, ancora uno strumento anacronistico, soppiantato dal digitale, per l’accostamento che fai delle immagini come in un’idea di montaggio.

Ellie Ga: La tecnica arriva dalle mie performance dove usavo un retroproiettore o una lavagna luminosa da cui lanciare e togliere immagini. Ha a che vedere con il movimento delle mani e con il carattere effimero delle immagini che passano via e possono essere ricomposte in vari modi. Ormai tutte le fotografie sono fatte in digitale così lo sono molte immagini che ho stampato e filmato. Le immagini provengono quindi ancora da un mondo virtuale dove poi vanno a finire. C’è un’ispirazione a Walter Benjamin che riguarda gli elementi formali del film. Amo quel suo brano in cui dice che un film, o un’opera d’arte, dovrebbe essere un buon rapporto archeologico. Così un archeologo che stila un rapporto non parla solo delle cose che trova sul fondo dello scavo, ma deve riportare tutti gli strati che sono stati attraversati fino a quell’immagine o a quegli oggetti archeologici. Per me è quest’idea di processo per mettere delle cose insieme, o il processo di indagine che è una grande metafora dei gyre, Inoltre cercando un modo di visualizzare i gyre, quando vedi immagini multiple sullo schermo insieme in una composizione complessiva, puoi pensare che siano frammenti di un’esperienza che componiamo in un’immagine.

Info
La scheda di Gyres 1-3 di Ellie Ga sul sito del FID Marseille.

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