Cenote

Cenote

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Presentato in concorso alla alla 56a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, dopo le proiezioni all’IFFR e alla FICUNAM, Cenote è un lavoro della filmmaker giapponese Kaori Oda che ci porta in immersione nei cenote messicani, luoghi gravidi di storia, tradizioni e significati trascendentali.

Chiare, fresche e dolci acque

Nello Yucatan settentrionale, in Messico, si trovano delle cavità carsiche chiamate “cenote” che rappresentavano l’unica riserva idrica per quelle popolazioni Maya che non vivevano vicino a un’altra fonte d’acqua. Alcuni cenote erano usati per sacrifici rituali e i Maya credevano che queste sorgenti sacre collegassero questo mondo all’aldilà. Il passato e il presente di coloro che vivono intorno ai cenote si fondono in questo luogo misterioso. Ricordi da tempo perduti riecheggiano nelle allucinatorie riprese subacquee nell’acqua turchese. Nuotando in queste doline, la regista Kaori Oda si imbatte in forme e fasci di luce intriganti, l’acqua si solleva, le gocce precipitano come lame di rasoio. [sinossi]

L’antico teatro Noh giapponese è quella forma artistica in grado di mettere in contatto il mondo dei vivi con quello dei morti. Lo dicono gli spettatori a una di queste rappresentazioni, fatta in un contesto rurale, semplice, alla fine del film Sleeping Man di Kōhei Oguri, che accompagna la fine della vita dell’uomo in coma. La filmmaker giapponese Kaori Oda, nel suo film Ts’onot / Cenote, ritrova un simile spazio metafisico nei cenote, quegli sprofondamenti carsici molto diffusi nello Yucatan che contengono pozze di acqua cristallina, acqua che percola sulle pareti di queste cave come piccole cascatelle, acqua che rappresenta un habitat liquido turchese di limpida purezza, in cui filtrano sottili raggi di sole. Anche la collega Naomi Kawase, cineasta giapponese incline a una dimensione ancestrale contemplativa, ha più volte, per esempio in Still the Water, perseguito una dimensione ascetica nell’immersione del mezzo fluido, come una sospensione amniotica.

La fascinazione per queste formazioni naturali non poteva non creare suggestioni mistiche tant’è che il Popol Vuh, la racconta di miti e leggende dei Maya, li vede anche come un centro cosmogonico, legato alla creazione stessa dell’antico popolo. I cenote erano usati come luogo per i sacrifici umani, considerati quali un ponte tra la vita terrena e quella ultraterrena, oltre che popolati da divinità quali il dio della pioggia Chaac. Tutt’ora, come da alcune testimonianze raccolte da Kaori Oda, fioriscono leggende su quei luoghi con la loro aurea misteriosa, qualcuno parla di sparizioni inspiegabili di persone che vi si sono avventurate. E anche la scienza è arrivata a collegare quelle formazioni come frutto di un cedimento geologico conseguente all’impatto di un corpo celeste, probabilmente una cometa, che ha generato il cratere di Chicxulub. Quindi proprio quella collisione che, secondo alcune teorie in voga, avrebbe causato l’estinzione di massa del Cretaceo-Paleocene, quella dei dinosauri per intenderci. I cenote assumono così il significato di luoghi di morte e di sterminio (considerando il ruolo dei sacrifici umani nella civiltà Maya e poi il genocidio della conquista spagnola) e di rinascita, di genesi stessa della vita, di ponti in grado di collegare la vita con l’aldilà.

Cenote, presentato in concorso alla alla 56a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, dopo le proiezioni all’IFFR e alla FICUNAM, è un viaggio immersivo, in tutti i sensi, in questa dimensione fluida, subacquea. È un trip allucinatorio audiovisivo che sfrutta la rifrazione della luce, i riverberi luminosi sul pelo dell’acqua, gli spiragli abbaglianti, la sospensione di un pulviscolo nel mezzo fluido, le bollicine e i rumori dissonanti e inquietanti. Kaori Oda riprende con la pellicola Super 8 e con l’iPhone X, usa le sovraesposizioni, in un percorso verso l’astrazione cromatica che alla fine si avvicina a Brakhage. E contemporaneamente raccoglie in chiave antropologica la vita, i costumi nei villaggi che vivono accanto a questi. Coglie i volti autentici di quella gente contadina. Le feste, le orchestrine, i fuochi d’artificio, la corrida colorata e modesta, nulla a che vedere con quelle raffinate e crudeli spagnole. E anche le esumazioni al cimitero, di quei mucchietti di ossa che vengono ripuliti e spazzolati con cura, e con gioia, dai famigliari, per dare serenità alle anime dei defunti. Ossa che fanno il paio con le ossa umane ritrovate sul fondo dei cenote, ritrovamenti degli antichi sacrifici. Al flusso di immagini si accompagna la lettura di antichi poemi e testi sacri Maya, da una voce off, a tratti sussurante a tratti intonata come un sermone della messa cristiana in segno di un sincretismo subacqueo, già richiamato da un grande crocifisso in una di quelle cavità, che va oltre il ruolo storico dei conquisatadores cristiani. Con Cenote Kaori Oda scopre nuovi colori, arcobaleni, aurore boreali.

Info
Cenote sul sito della Mostra di Pesaro.

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