Rosa Pietra Stella

Rosa Pietra Stella

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Presentato a vari festival, Rotterdam, Giffoni e Pesaro al Cinema in Piazza, prima dell’uscita in sala, Rosa Pietra Stella è il ritratto di una donna che lotta per la sua vita in un contesto difficile, quello di Portici nella città metropolitana di Napoli. Esordio al lungometraggio per Marcello Sannino che riesce a evitare tutti, o quasi, i cliché in cui sarebbe facile cadere.

Tira a campare

Carmela è una giovane donna che tira a campare giorno per giorno con lavori precari e vane ambizioni, finché non le capita, per conto di un avvocato, di fare affari con gli immigrati clandestini che popolano i vicoli del centro antico di Napoli. È stata una madre poco presente di una bambina di undici anni, Maria, ma ora vuole rimediare, assumersi le proprie responsabilità e vivere la sua maternità. Conosce Tarek, un quarantenne algerino, e lo travolge nella sua lotta per trovare un equilibrio, una vita. [sinossi]

Carmela sta posando nuda per degli allievi di un’accademia delle belle arti. Nel controcampo vediamo il suo volto fiero, quasi di sfida ai ritrattisti. Bevendo poi con l’amica barista ammette di essersi un po’ vergognata solo all’inizio, ma poi ha superato l’imbarazzo pensando agli affari suoi. Così è l’incipit di Rosa Pietra Stella, esordio alla regia di un lungometraggio per Marcello Sannino, film che sta facendo un percorso festivaliero, Rotterdam, Giffoni, Pesaro, per poi uscire nelle sale italiane. Un incipit quanto mai enunciativo della protagonista, con quel suo sguardo di sfida anche agli spettatori, una sfida alla vita e alle condizioni precarie in cui naviga. La nudità rappresenta la sua condizione di debolezza sociale, la sua esposizione alle tante insidie di quell’ambiente, la sua estrema vulnerabilità, ma lei riesce sempre a tirare dritto, a pensare agli affari suoi.

Fare la modella di nudo è solo uno dei tanti lavori che vedremo fare a Carmela nel corso del film, come la hostess ai congressi, non troppo a suo agio in realtà, o la finta testimone ai processi, pagata da un avvocato in tal senso. Tra gli impieghi estemporanei anche quello di procurare permessi di soggiorno ai tanti immigrati clandestini del posto, prima lavorando per un, altro, losco avvocato, che si dilegua, e poi cercando di mettersi in proprio proponendo una collaborazione in tal senso con l’imam della moschea, che pullula di questi abusivi. Un’attività illecita peraltro fortemente esecrabile dai più nel clima politico italiano di questi anni, così come appare condannabile l’occupazione di una casa. Rosa Pietra Stella è una storia di chi vive in stato di necessità, una storia di sopravvivenza, che non può permettersi il lusso di valutazioni etiche e legali. Punto forte del film è quello di ribaltare una posizione morale diffusa tra i benpensanti, quello di stare dalla parte, e fare stare dalla parte, di qualcosa che normalmente inquadreremmo, e condanneremmo, come piccola delinquenza o comunque illegalità. Carmela è l’equivalente in ciò dei taccheggiatori di Un affare di famiglia di Kore-eda. In Rosa Pietra Stella escono male tanto le istituzioni pubbliche, quali la scuola, i servizi sociali che arriveranno a togliere la figlia a Carmela proprio in virtù di queste sue trasgressioni alla legge, quanto le autorità religiose, rappresentate dal prete insensibile e anche dall’imam, considerate come autorità morali nelle rispettive comunità tant’è che Tarek pensa sempre di rivolgersi alla sua guida spirituale musulmana quando è in difficoltà. Non si può vivere felici nell’illegalità: è il preconcetto dell’assistente sociale per la quale occupare una casa diventa la goccia che fa traboccare il vaso e togliere la potestà a Carmela.

In mancanza delle istituzioni si deve tirare a campare, come cantava Edoardo Bennato. Protagonista del film è anche Portici, Rosa Pietra Stella è un omaggio del regista alla sua cittadina natale, alle pendici del Vesuvio, parte della città metropolitana di Napoli, il secondo comune italiano per densità abitativa. Un territorio solare sul golfo, aperto al mare, con la sua reggia borbonica (ripresa nella classica inquadratura da film commission), con grandi parchi, in cui vige una mentalità piccolo-borghese dove la vita di Carmela è considerata deviante, più di quanto non lo sarebbe a Napoli dove di storie come la sua ce ne sono tante. Un coacervo etnico, dove si incontrano due personaggi marginali come Carmela e l’immigrato Tarek. Quando la bambina gli chiede se l’Algeria si trovi in Africa, risponde: «Purtroppo sì» per poi aggiungere, alla successiva domanda se sia diversa da qui «Purtroppo no», in una scena molto bella cui segue un ballo, improvvisato, catartico, di Tarek con la bimba.

Rosa Pietra Stella è un affare di donne, un delicato ritratto di maternità nelle tre generazioni rappresentate da Carmela, sua madre e sua figlia. La protagonista è ispirata, sostiene il regista, a grandi personaggi femminili del cinema, Rosetta, Adua e le compagne, Mouchette, Vivre sa vie, Gloria di Cassavetes, Senza tetto né legge, Mamma Roma. Ma ci ricorda un po’ anche la Adriana di Io la conoscevo bene, per il suo modo di arrabattarsi, ma con una grinta maggiore. Dovrà anche lei andare a letto con un uomo per necessità, ottenere un affitto regolare, in una scena che il regista copre con un nero, dopo che lei torna nell’ufficio dell’uomo, cedendo così alle sue profferte dopo l’iniziale diniego. Un pudore che non riguarda tanto la scena di sesso quanto l’umiliazione per la donna.

Il limite di Rosa Pietra Stella sta in una tendenza a edulcorare la vicenda e un contesto in cui ci si aspetterebbe un maggiore stato di degrado, e di imbruttimento anche fisico di personaggi così segnati dalla vita. Anche gli arredi, le coperte colorate, i vestitini sempre ben curati della bambina, diversi in ogni scena un po’ come quelli di Danny di Shining confezionati da Milena Canonero, ma in un contesto sociale diversissimo. Sembra un po’ rispondere a quella condizione di cinegenia, di abbellimento cinematografico della realtà, che pure ha da sempre rappresentato uno degli ingredienti della sospensione dell’incredulità del cinema. Ma ormai, dopo tutto il filone di Gomorra e La paranza dei bambini si poteva osare di più.

Info
Il trailer di Rosa Pietra Stella.

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