Preparations to Be Together for an Unknonw Period of Time

Preparations to Be Together for an Unknonw Period of Time

di

Preparations to Be Together for an Unknonw Period of Time, opera seconda della regista ungherese Lili Horvát, è il racconto di un conflitto interiore e della donna (Marta) che vi si deve confrontare, imparando a conoscerlo e quindi a conviverci per superarlo. Rigoroso nella messa in scena, il film può richiamare alla mente il cinema di Christian Petzold e Ildikó Enyedi. In concorso alle Giornate degli Autori.

Memoria, coscienza, libertà

Marta, neurochirurga, si lascia alle spalle una brillante carriera intrapresa negli Stati Uniti e torna a Budapest, la sua città d’origine, per iniziare una nuova vita: Marta infatti si è innamorata ma l’uomo con cui pensa di aver intrecciato un solido legame non si presenta all’appuntamento che si erano dati. La donna va a cercarlo nell’ospedale cittadino in cui lui lavora: quando finalmente lo trova, l’uomo le risponde di non averla mai vista prima. [sinossi]

Il secondo lungometraggio della regista ungherese Lili Horvát, presentato alle Giornate degli Autori, si apre con alcuni versi di Sylvia Plath (da Mad Girl’s Love Song) in cui la poetessa scrive “Sono convinta di averti inventato” (“I think I made you up inside my head”), che è esattamente il conflitto interiore che la protagonista Marta dovrà attraversare nel film. Ma una tonalità espressiva da poesia confessionale serpeggia in tutto Preparations to Be Together for an Unknonw Period of Time, racconto sussurrato sul crinale che separa ciò che la protagonista desidera e ciò che accade, ciò che proietta di sé all’esterno e ciò che diventa o è (già) reale, memoria e materia. Marta (Natasa Stork) è una neurochirurga con un’avviata carriera negli Stati Uniti, dove vive da vent’anni, che decide di tornare nel suo paese d’origine dopo che, a un congresso internazionale negli Usa, ha incontrato il collega ungherese Janos (Viktor Bodó). I due, stando al ricordo di Marta, si sono subito innamorati e si sono dati appuntamento a Budapest per rivedersi e, ragionevolmente, cominciare una vita assieme. Solo che Janos non si presenta all’appuntamento e, quando Marta lo raggiunge all’ospedale in cui lavora, le risponde di non conoscerla minimamente. Cos’è successo veramente? Preoccupata per il suo stesso equilibrio mentale, Marta si rivolge a uno psicologo cui dice che le era già capitato di proiettare nella realtà qualcosa che era solo nella sua immaginazione. Marta ha quindi sognato tutto? Ha solamente dato ascolto a un’allucinazione psicotica?

Pregevoli qualità di Preparations to Be Together for an Unknonw Period of Time sono una buona sceneggiatura (sempre della Horvát) in grado di gestire le ambiguità fino alla fine e una regia che riesce a mostrare naturalisticamente mantenendo sempre reticenza e vaghezza, indispensabili per il senso del film. Lavoro squisitamente autoriale, che ricorda le atmosfere di Christian Petzold e richiama alla mente anche Corpo e anima di Ildikó Enyedi, Preparations to Be Together for an Unknonw Period of Time mette in gioco una serie stimolante di domande e il suo principale punto di forza è di tenerle sempre vive grazie a un intelligente uso dello spazio e del tempo, e a un’organizzazione della narrazione lineare quanto frammentata, capace di restituire la percezione spaesata della protagonista, una donna decisa e forte che, pertanto, tende a soverchiare la realtà con la propria immaginazione ponendosi così in una posizione di fragilità rispetto al mondo. Nonostante sia una scienziata e si occupi a livello chirurgico – quindi molto materiale – del cervello umano, Marta dice di tenere in alta considerazione l’intuizione, facoltà talvolta considerata “regina” ma forse non nel nostro tempo, improntato a una lettura razionale dei fenomeni. Per Spinoza l’intuizione è la forma più alta della conoscenza, per Bergson è una facoltà in grado di cogliere le virtualità del reale, ciò che è inespresso ma è potenzialmente vero, per il costruttivista Jung è una delle funzioni psichiche fondamentali mentre verrebbe da pensare che nel contemporaneo l’intuizione sia relegata al campo della psichiatria o del pensiero magico. Ma le storie d’amore esordiscono sempre con intuizioni e proiezioni, sono sempre una risposta a domande interiori o desideri inevasi e il cervello amoroso lavora naturalmente nello spazio del virtuale, perciò la trama fondamentale del film di Lili Horvát è una sorta di detection sulle richieste latenti della mente che si arricchisce via via di altre sottotrame (lo spaccato dell’ospedale ungherese in cui Marta finirà a lavorare, le attenzioni che le destina un giovane studente di medicina) capaci di non schiacciare Preparations to Be Together for an Unknonw Period of Time su un’unica nota e donanrgli anzi maggiore armonia, pur restando il film focalizzato sulla scoperta di una verità che Marta da sola non è in grado di ricostruire. Il film risulta solido, preciso, ben calibrato e probabilmente il suo unico “limite” è la scelta di non portare l’interessante riflessione su un terreno più vasto, ragionando ad ampio raggio su come la sottovalutazione di funzioni mentali preziose impoverisca le vite anziché migliorarle o, d’altro canto, sulla relazione profonda tra cinema, temporalità e memoria.

In ogni caso lo spazio che separa la triste fine di Sylvia Plath da un happy ending è più sottile di quanto pensiamo e per venirne a capo sani e salvi è fondamentale avere al proprio fianco un aiutante o abitare in un contesto che renda utili le “invenzioni” della mente. In questo senso il personaggio di Janos è non solo cruciale per lo svolgimento del racconto ma ben disegnato nel linguaggio di una ragionevolezza morbida e disposta ad aprirsi agli altri. Capelli scuri come l’ebano, la pelle bianca come la neve e le labbra rosse come il sangue, Marta è protagonista spaesata di una fiaba in cui la realtà si schiude al desiderio e la virtualità fa breccia nella solidità del mondo in un equilibrio difficile, in bilico sul vuoto, per un periodo di tempo sconosciuto.

Info
Preparations to Be Together for an Unknonw Period of Time sul sito delle Giornate degli Autori.

  • preparations-to-be-together-for-an-unknown-period-of-time-2020-lili-horvat-05.jpg
  • preparations-to-be-together-for-an-unknown-period-of-time-2020-lili-horvat-04.jpg
  • preparations-to-be-together-for-an-unknown-period-of-time-2020-lili-horvat-03.jpg
  • preparations-to-be-together-for-an-unknown-period-of-time-2020-lili-horvat-02.jpg
  • preparations-to-be-together-for-an-unknown-period-of-time-2020-lili-horvat-01.jpg

Articoli correlati

  • Venezia 2020

    Das Neue Evangelium RecensioneDas Neue Evangelium

    di Presentato come evento speciale alle Giornate degli Autori, Das Neue Evangelium è l'ultima opera per lo schermo dello scandaloso regista teatrale svizzero Milo Rau che usa il suo approccio detto di reenactment per contestualizzare ai giorni nostri la parabola di Cristo.
  • Venezia 2020

    cigare au miel recensioneCigare au miel

    di All'interno del frequentato e affollato genere dei racconti di formazione, il debutto di Kamir Aïnouz (francese, di origine algerina, sorella del più noto Karim) Cigare au miel si caratterizza per una regia iper-sensibile come gli umori di un'adolescente. Alle Giornate degli Autori.
  • Festival

    Venezia 2020

    Primo festival di massa a svolgersi in presenza, Venezia 2020 ha su di sé gli occhi di tutto il mondo cinematografico. In un programma inevitabilmente rivisto può forse trovare spazio, dopo anni, la ricerca di film al di fuori dagli schemi precostituiti e predigeriti.
  • Venezia 2020

    Venezia 2020 – Minuto per minuto

    La Mostra di Venezia 2020 non assomiglierà a nessun'altra, anche se avremmo fatto volentieri a meno di questa unicità. Come che sia non è un buon motivo per rinunciare al Minuto per minuto, cronaca festivaliera dal Lido con aggiornamenti quotidiani, a qualsiasi ora del giorno.
  • Berlinale 2020

    undine recensioneUndine – Un amore per sempre

    di Con Undine Christian Petzold torna in concorso alla Berlinale per raccontare una storia d'amore pronta a sfociare nel soprannaturale, in una rilettura del dramma sentimentale che si tinteggia di folklore germanico.
  • Berlinale 2018

    La donna dello scrittore RecensioneLa donna dello scrittore

    di In concorso alla Berlinale 2018, La donna dello scrittore trascina lo spettatore in un dedalo di suggestioni, di piani narrativi, di connessioni tra lo scenario della Seconda guerra mondiale e il panorama politico e morale odierno.
  • Berlinale 2017

    Corpo e anima

    di Fra cervi e mattatoi, commedia e strazio, la cineasta ungherese Ildikó Enyedi in Corpo e anima mette in scena con straordinarie sensibilità e poetica il bisogno disperato d'amore di fronte alle difficoltà nel dichiararlo. Orso d'Oro alla Berlinale 2017.
  • Trieste 2016

    The Wednesday Child

    di Opera prima dell'ungherese Lili Horváth, The Wednesday Child mette in scena il drammatico percorso di redenzione di una ragazza-madre. Toccante e tenero, anche se girato in modo ancora molto acerbo. Premio del pubblico al Trieste Film Festival 2016.
  • In Sala

    Il segreto del suo volto

    di Con un passo jazz e sincopato fra sfoggio e discrezione, Petzold con Il segreto del suo volto gira un racconto rispettoso e raffinato sul peso della memoria e dell’amore che tende a sussurrare più che a parlare.
  • Archivio

    La scelta di Barbara RecensioneLa scelta di Barbara

    di Peztold racconta nuovamente i dissidi irrisolti tra l'Est e l'Ovest teutonico, ma con La scelta di Barbara lascia ancora una volta per strada la profondità di scrittura e di messa in scena.
  • AltreVisioni

    Jerichow

    di Ennesimo adattamento da Il postino suona sempre due volte di James Cain, Jerichow si perde presto in un mare di cliché, facendo dimenticare anche alcuni illuminanti squarci visivi, che pure vi sono nel film di Petzold.
  • Venezia 2020

    Conference

    di Conference, il quarto lungometraggio da regista di Ivan I. Tverdovsky si confronta con una ferita ancora sanguinante della recente storia russa, la strage del 26 ottobre 2002 al Teatro della zona Dubrovka. Lo fa muovendosi su un crinale pericoloso, ma evita cadute maldestre.
  • Venezia 2020

    the whaler boy recensioneThe Whaler Boy

    di L'american dream declinato in un villaggio di balenieri nell'estremo oriente russo, in realtà fisicamente non lontano dagli USA affacciandosi sullo stretto di Bering. È il soggetto di Kitoboy (The Whaler Boy) di Philipp Yuryev, presentato alla 17a edizione delle veneziane Giornate degli Autori.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento