Nuevo orden

Nuevo orden

di

Michel Franco sa come dirigere un film, e la sequenza iniziale di Nuevo orden sembra indirizzare il suo sesto lungometraggio in direzione di un racconto per niente banale sulle diseguaglianze sociali, e il divario crescente tra proletariato ed élite economica. Volendo però poi allargare il discorso alle rivoluzioni (im)possibili il regista messicano finisce per ingarbugliare la matassa, perdendo di vista l’obiettivo e scivolando in una caoticità forse anche cercata ma non gestita. In concorso alla Mostra di Venezia.

La rivoluzione non è un pranzo di gala

Messico. Uno sfarzoso matrimonio dell’alta società viene mandato a monte da una rivolta inaspettata, scaturita dal confitto sociale che dà il via a un violento colpo di stato. Attraverso gli occhi della solidale giovane sposa e dei domestici che lavorano per e contro la sua abbiente famiglia, Nuevo orden descrive a rotta di collo la caduta di un sistema politico e la nascita di uno ancora più angosciante. [sinossi]

Se c’è un elemento centrale che permette di leggere la selezione della settantasettesima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, lo si può rintracciare nella volontà espressa attraverso le immagini da molti dei film presenti di indagare una realtà sociale che a livello mondiale è sempre più disgregata, con le élite politiche ed economiche che si arricchiscono a dismisura e il proletariato cacciato sempre più indietro. Dopotutto il 2020, prima che irrompesse il dramma globale della diffusione del Covid-19, si era aperto con la sorprendente vittoria dell’Oscar per Parasite, che proprio attorno alla lotta di classe ordisce la propria fitta – e finissima – trama. Così era forse lecito aspettarsi che Venezia, dopo il salto inevitabile dell’edizione di Cannes, riprendesse il discorso là dove s’era interrotto. Ecco dunque tra gli altri in concorso, a darsi battaglia per la conquista del Leone d’Oro, Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, disamina della vita (ma anche del pensiero) dell’ultimogenita di Karl Marx, Eleanor, prosecutrice del pensiero paterno – che contribuì ad allargare; Never Gonna Snow Again di Małgorzata Szumowska e Michał Englert, in cui un umile massaggiatore ucraino si intrufola nell’agiata classe dominante di Varsavia; And Tomorrow the Entire World della tedesca Julia von Heinz, che racconta gli scontri tra antifascisti e neonazisti (e anche la polizia) nella Germania contemporanea; e, ultimo solo in ordine di passaggio temporale alla Mostra, Nuevo orden di Michel Franco. Il minimo comun denominatore, che accomuna in particolar modo il film di von Heinz e quello di Franco (uscendo dal concorso si potrebbe aggiungere alla lista il disastroso Mainstream di Gia Coppola), è però quello della confusione, tanto narrativa quanto ideologica. Ma è preferibile procedere per gradi.

Nuevo orden è il primo film che Franco porta alla Mostra di Venezia, e si apre (dopo una serie di immagini tra il subliminale e il metaforico che forse vorrebbero emulare l’indimenticabile incipit di Melancholia di Lars von Trier) con quella che è con ogni probabilità la migliore sequenza della sua filmografia. In una splendida villa in una zona residenziale ed esclusiva di Città del Messico è giorno di festeggiamenti: la figlia di un importante uomo d’affari si sta infatti sposando, e all’evento è accorsa la crème de la crème della società messicana, tra politici, finanzieri e figure di spicco dell’esercito. C’è chi balla, chi allestisce traffici per niente legali, chi si dà bellamente al crack. La servitù, ovviamente, prepara gli spuntini, gestisce le borse e i soprabiti, serve i drink. Alla villa si presenta anche Rolando, un ex dipendente che con la moglie ha servito in casa per molti anni: è lì a chiedere un aiuto economico per permettere alla donna di poter fare una delicata operazione al cuore. Deve rivolgersi al privato perché l’ospedale pubblico è stato quasi letteralmente occupato dai manifestanti feriti in una rappresaglia dell’esercito: protestano per la loro condizione di povertà. Nessuno alla villa è però interessato a dare una mano a quest’uomo, nonostante cifre assai maggiori di denaro circolino senza problemi passando di tasca in tasca. Solo Marianne, la sposa, è intenzionata ad andare a fondo alla questione, al punto da decidere di allontanarsi dalla sua festa per assicurarsi di poter donare la quota necessaria all’intervento chirurgico. Dal momento in cui esce dalla villa in macchina, accompagnato dal figlio della domestica di fiducia, Nuevo orden inizia però a mostrare la corda. La storia si ripartisce in due segmenti: in uno la villa viene presa d’assalto da manifestanti inferociti che ammazzano senza ripensamenti i ricchi, e nell’altro Marianne si trova fuori casa, alla mercé prima di chi occupa la strada per manifestare, e in secondo luogo dell’esercito che dovrebbe riportare l’ordine. Il condizionale, come sempre in questi casi, è d’obbligo.

Se il messaggio di fondo del film arriva chiaro (in Messico c’è una profonda disparità sociale che deve necessariamente essere sanata) a divenire farraginoso è l’intero contesto in cui si muovono i personaggi. Sembra che per Michel tutti sbaglino e siano colpevoli. Sbagliano i privilegiati della società perché sono completamente sordi alle richieste d’aiuto; sbagliano i manifestanti, che con la loro violenza passano dalla parte del torto; sbaglia l’esercito che mette in pratica un colpo di Stato approfittando della situazione. E sbaglia – ed è questo passaggio che più d’ogni altro lascia sconcertati – anche la povera Marianne, che verrà rapita dall’esercito solo per aver scelto di aiutare davvero un povero uomo e una povera donna che servirono nella casa in cui è cresciuta: se fosse rimasta alla villa, suggerisce forse non volendo il film, magari non avrebbe patito nulla di tutto ciò. Anche la lettura di una classe dominante del tutto in balia degli eventi e completamente all’oscuro del disegno criminale dell’esercito appare come una visione tutto sommato ingenua della realtà esistente delle cose – e proprio le dittature militari instauratesi nel corso del tempo nell’America Latina avrebbero dovuto fungere da esempio storico di come si sviluppano certe situazioni. Ma al di là di questo il problema è anche che Nuevo orden si inceppa sotto il profilo tanto della narrazione quanto della messa in scena, che resta pure l’appiglio principale cui Franco si aggrappa nei momenti di difficoltà. Non funzionano molti snodi narrativi, e la perfetta oliatura della prima sequenza lascia spazio a una meccanicità forzosa, a uno schematismo esasperato, come se si cercasse di ingabbiare una creatura che si sta dimenando con troppa forza e non è più controllabile. In questo senso Nuevo orden perde di vista l’obiettivo, o forse si perde nella propria volontà di stratificare un discorso che non ha le basi abbastanza forti per reggere la complessità, finendo solo per tracimare nel caos, logico prima ancora che narrativo.

Info
Nuevo orden sul sito della Biennale.

  • nuevo-orden-2020-michel-franco-01.jpg
  • nuevo-orden-2020-michel-franco-02.jpg
  • nuevo-orden-2020-michel-franco-03.jpg

Articoli correlati

  • Festival

    Venezia 2020

    Primo festival di massa a svolgersi in presenza, Venezia 2020 ha su di sé gli occhi di tutto il mondo cinematografico. In un programma inevitabilmente rivisto può forse trovare spazio, dopo anni, la ricerca di film al di fuori dagli schemi precostituiti e predigeriti.
  • Venezia 2020

    Venezia 2020 – Minuto per minuto

    La Mostra di Venezia 2020 non assomiglierà a nessun'altra, anche se avremmo fatto volentieri a meno di questa unicità. Come che sia non è un buon motivo per rinunciare al Minuto per minuto, cronaca festivaliera dal Lido con aggiornamenti quotidiani, a qualsiasi ora del giorno.
  • Festival

    Venezia 2020 – Presentazione

    Primo festival di massa a svolgersi in presenza, Venezia 2020 aveva su di sé gli occhi di tutto il mondo cinematografico. La conferenza stampa di Alberto Barbera ha svelato un programma inevitabilmente "rivisto". Può un'edizione straordinaria proporre una nuova prassi di lavoro?
  • Cannes 2015

    Chronic

    di Già un habituè della Croisette, Michel Franco debutta stavolta nel concorso ufficiale con Chronic, raggelata fenomenologia lavorativa di un infermiere. Premio per la miglior sceneggiatura al Festival di Cannes.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento