Uscite in sala 01 ottobre 2020

Uscite in sala 01 ottobre 2020

È sempre un piacere poter incontrare sul grande schermo il cinema di Arnaud Desplechin, che arriva in sala con Roubaix, une lumière, ingiustamente snobbato un anno fa a Cannes. Con lui questa settimana Aaron Sorkin che rilegge il processo ai “Chicago 7”, Lacci di Daniele Luchetti e Sola al mio matrimonio di Marta Bergman, che Cineclub Internazionale aveva già provato a distribuire il 5 marzo, subito prima della chiusura forzata dei cinema a causa della pandemia.

ROUBAIX, UNE LUMIÈRE
di Arnaud Desplechin

In apparenza Roubaix, une lumière è “solo” (il virgolettato è d’obbligo) un polar, un poliziesco investigativo. Ma la detection di Arnaud Desplechin si spinge molto più in là dell’omicidio di una vecchietta: si indagano i concetti di colpa, perdono, verità, e si cerca di scavare in profondità all’interno di una società in sommovimento. Splendida conferma di uno dei principali autori del cinema europeo, snobbato a Cannes l’anno scorso e incompreso da gran parte della critica.

Roubaix, una notte di Natale. Il commissario Daoud gira per la città che lo ha visto crescere. Auto bruciate, alterchi … Alla stazione di polizia è appena arrivato Louis Coterelle, un neo-laureato. Daoud e Louis affronteranno l’omicidio di una vecchia signora. Due giovani donne sono sotto accusa: Claude e Marie. Povere, alcolizzate, innamorate. [sinossi]

IL PROCESSO AI CHICAGO 7
di Aaron Sorkin

Dopo Molly’s Game (2017) Aaron Sorkin torna alla regia con Il processo ai Chicago 7 (2020), film prodotto dalla Paramount Pictures e ceduto a Netflix causa pandemia, che dunque arriva adesso nelle sale italiane con una distribuzione limitata e in lingua originale, modalità di passaggio in sala al quale Netflix ci ha abituati. Drammaturgo e finissimo sceneggiatore (premio Oscar per The Social Network, David Fincher, 2010), Sorkin riconferma anche qui qualche difficoltà nel passare dietro la macchina da presa, pur facendosi forte di un prestigiosissimo cast corale d’attori (tra i numerosi, anche i due premi Oscar Eddie Redmayne e Mark Rylance) e di una corposa vicenda storica – il processo a carico di un gruppo di attivisti contro la guerra in Vietnam accusati di aver provocato gli scontri avvenuti a Chicago il 28 agosto 1968 tra manifestanti e Guardia Nazionale alla convention del Partito Democratico. Verboso come spesso accade nei film diretti da ex-sceneggiatori (specie americani), il film è un nobile courtroom drama, classico e moderno al contempo, che sconta una messinscena non particolarmente ispirata. Merita comunque una visione.

Vari esponenti della controcultura giovanile di sinistra vengono scelti, letteralmente, come capro espiatorio per la violenta repressione delle proteste avvenute durante la convention democratica di Chicago del 1968. Con loro viene incredibilmente accusato anche Bobby Seale, co-fondatore del movimento delle Pantere Nere, che a Chicago era stato solo per quattro ore quel giorno. Grazie alle testimonianze di un gran numero di infiltrati nella protesta, si cerca di pilotare il processo verso la condanna, ma il giudice è così di parte e propenso a bizzarre decisioni da sollevare sempre più dubbi sulla regolarità del processo. [sinossi]

LACCI
di Daniele Luchetti

Dopo aver aperto, con uno slancio di generosità da parte della direzione, la Mostra di Venezia, arriva in sala il nuovo film che Daniele Luchetti ha tratto dal romanzo omonimo di Domenico Starnone. Uno spaccato famigliare che attraversa oltre trent’anni e cerca di raccontare l’impossibilità di uscire da vincoli sociali, ma resta purtroppo in superficie sia nella messa in scena che nelle interpretazioni ben poco amalgamate tra loro. Resta da annoverare la sequenza finale, ma è un po’ poco.

Napoli, primi anni Ottanta: il giornalista radiofonico Aldo De Simone, che conduce un programma alla RAI dedicato alla letteratura, annuncia alla moglie Vanda che ha una nuova relazione a Roma. Nonostante abbia anche due figli piccoli (Anna e Sandro) lascia la casa e si trasferisce nella capitale con Lidia. Passano gli anni, ma il legame con la propria famiglia è difficile da sciogliere. [sinossi]

SOLA AL MIO MATRIMONIO
di Marta Bergman

Cineclub Distribuzione giustamente non demorde, e dopo averlo annunciato già il 5 marzo (si sa purtroppo come andò a finire, con il lockdown dietro l’angolo) rilancia in sala l’opera prima di Marta Bergman, che seguendo le linee guida espressive che hanno reso celebri i fratelli Dardenne, firma un film asciutto e doloroso. Un esordio alla finzione non privo di spunti, ma forse in fin dei conti ancora acerbo.

Pamela, giovane ragazza rumena, bella e appariscente, vive con la nonna e la figlia in un paese alle porte di Bucarest. Senza lavoro e senza prospettive, ha un solo obiettivo: incontrare uno straniero online e sposarlo. Grazie a un’agenzia matrimoniale conosce così il belga Bruno, e senza dire nulla alla nonna fugge da lui nella speranza poi di tornare a prendere la figlia. Per Pamela la vita in Belgio non è però facile: senza conoscere la lingua, senza una vera intesa con Bruno, senza la sua bambina le giornate passano vuote e infinite. Nel frattempo, a casa, l’anziana nonna muore e il solo amico che Pamela abbia avuto, Marian, si prende cura della sua bambina… [sinossi]

Questa settimana escono anche Paradise Hills (2019) di Alice Waddington, Dio salvi la regina (2020) di Andrés Arce Maldonado, Burraco fatale (2019) di Giuliana Gamba, La ruota del Khadi – L’ordito e la trama dell’India (2019) di Gaia Ceriana Franchetti. Lunedì 5 ottobre spazio ai documentari con La prima donna (2019) di Tony Saccucci, e L’uomo delfino (2017) di Lefteris Charitos. Buone visioni!

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