Film Festival Diritti Umani Lugano 2020 – Presentazione

Film Festival Diritti Umani Lugano 2020 – Presentazione

Iniziato in Canton Ticino il Film Festival Diritti Umani Lugano (FFDUL), in corso fino al 18 ottobre. Giunta alla settima edizione, la manifestazione si occupa di raccontare attraverso il cinema, quelli che sono i punti nevralgici del pianeta.

Il Film Festival Diritti Umani Lugano, che si svolge dal 14 al 18 ottobre 2020, è promosso dalla ticinese Fondazione Diritti Umani e vede la direzione artistica di Antonio Prata. Il festival di Lugano è parte della Rete dei Festival, ad analogo tema, con il FIFDH di Ginevra, l’Human Rights Film Festival Zurich e il Film Festival Diritti Umani Milano. Sarà un’edizione più contenuta, per numero di opere proposte, 17, ma al tempo stesso diffusa nel territorio cantonale con giornate in località diverse. A Lugano l’apertura e la chiusura, quest’ultima nella storica sede del Cinema Corso, una sala bellissima e dall’ardita architettura purtroppo ormai chiusa alla programmazione, che riapre appositamente per il festival.

Il festival sarà poi a Locarno (16 e 18 ottobre), Mendrisio (17 ottobre) e Bellinzona (15 ottobre). L’apertura del festival è stata rappresentata da Welcome to Chechnya, documentario HBO di David France sulla disastrosa situazione dei diritti LGTB in Cecenia. Il festival non può non trattare il tema della disastrosa pandemia che si è diffusa nel pianeta, e lo fa con il documentario Ritorno in apnea di Anna Maria Selini che si occupa dei mesi più difficili vissuti in provincia di Bergamo, la zona più martoriata d’Italia. Sul tema cinema e giornalismo il film Bellingcat: Truth in a Post-Truth World, documentario di produzione olandese di Hans Pool, sul sito di giornalismo investigativo d’assalto Bellingcat. Sul Sahara occidentale e sulle traversie delle popolazioni che vi abitano, ci saranno due film, Fucili o murales di Jordi Oriola Folch e Il muro di Gilberto Mastromatteo e Fiorella Bendoni.

Sul tema della disabilità il toccante When We Walk di Jason DaSilva, che sarà insignito del Premio Diritti Umani per l’autore del FFDUL, opera auto-osservazionale del regista affetto da sclerosi multipla dall’età di 15 anni. Su uno dei punti più caldi del pianeta in questo momento, Hong Kong con la repressione dei manifestanti, è We Have Boots di Evans Chan che racconta la nascita dei primi movimenti di protesta. Dopo il bellissimo Gaza Surf Club un altro film si occupa degli sport praticati come risposta all’esistenza di desolazione e reclusione territoriale nella Striscia di Gaza. Si tratta di One More Jump, di Emanuele Gerosa, che narra la storia di Abdallah e Jehad, praticanti del parkour.

Sulle popolazioni dell’Amazzonia Amazonian Cosmos di Daniel Schweizer, ultimo film prodotto dalla grande Tiziana Soudani, che racconta la storia di alcuni nativi Macuxi e Yanomami che accettano l’invito di una ONG ad andare a Ginevra, all’ONU, per difendere i loro diritti e i loro territori in pericolo. Sul tema dell’Olocausto il bizzarro The Pageant di Eytan Ipeker, su una casa di riposo per i sopravvissuti alla Shoah che organizza ogni anno un concorso di bellezza riservato alle ospiti.

Sul fronte della fiction il FFDUL propone il film tunisino Bik Eneich – Un fils di Mehdi M. Barsaoui, una fotografia del paese dopo la sua primavera araba; l’iraniano Yalda, a Night for Forgiveness di Massoud Bakhshi, Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival 2020, sulla pena di morte nella teocrazia; Im Feuer della regista greco-tedesca Daphne Charizani che racconta le storie parallele di due sorelle curde, una trasferitasi in Germania, arruolata nell’esercito tedesco, l’altra miliziana contro l’Isis. La chiusura del festival è affidata al documentario I Am Greta di Nathan Grossman, sulla ragazzina che ha mosso le coscienze del mondo intero con le sue proteste contro il cambiamento climatico.

Info
Il sito del Film Festival Diritti Umani Lugano 2020

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