Shadows

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A cinque anni di distanza dall’esordio Arianna Carlo Lavagna torna alla regia con Shadows, ambizioso racconto post-apocalittico che si pone in linea (in modo anche bizzarro) con Buio di Emanuela Rossi. Il risultato purtroppo è qui meno convincente, troppo programmatico e privo di una reale e propria forza espressiva, anche se le suggestioni non mancano. Tutto però si risolve sempre nel modo più facile, come se al regista mancasse davvero il coraggio di osare fino in fondo. Curiosa coproduzione italo-irlandese Shadows viene presentato in Alice nella Città alla Festa del Cinema di Roma.

In the Woods

Alma e Alex sono due sorelle adolescenti che vivono nascoste nell’oscurità dei boschi, in un vecchio hotel abbandonato, con la loro Madre, una donna severa che le protegge dalle misteriose insidie del mondo esterno. Ma con il passare del tempo inizia a farsi spazio nelle due ragazze una nuova consapevolezza che le porterà a infrangere le regole, spezzando l’apparente equilibrio delle loro vite e portando alla luce un inquietante segreto. [sinossi]

Non c’è dubbio che il romano Carlo Lavagna metta in mostra in queste sue prime incursioni cinematografiche uno sguardo che vorrebbe non essere allineato alla prammatica della produzione italiana. In questo senso aveva già stupito Arianna, presentato nel 2015 alle Giornate degli Autori di Venezia (e da non confondere con il film omonimo diretto pochi anni prima da Alessandro Scippa), che aveva il coraggio di confrontarsi con un tema di cui non particolarmente battuto nei film italiani – quello dell’identità sessuale – e per farlo sceglieva un’ambientazione quasi fuori dal tempo, un casolare dalle parti del lago di Bolsena. Rincara dunque la dose Shadows, che dopo essere stato presentato ad Alice nella Città, sezione autonoma della Festa del Cinema di Roma, otterrà anche un breve passaggio in sala, come evento speciale di tre giorni verso la metà di novembre. Ambientato nel bel mezzo di un bosco, e contando come location in pratica solo ed esclusivamente su un albergo abbandonato e dimesso, Shadows è un racconto post-apocalittico che non ha timori reverenziali e si confronta direttamente con un immaginario fuori dai canoni, lavorando per di più su tre soli personaggi in scena, tutti femminili, due sorelle adolescenti e la loro genitrice. La minaccia, ça va sans dire, è tanto esterna quanto interna. A voler essere capziosi non si fermano qui i possibili rimandi tra Arianna e questa seconda regia di Lavagna: torna infatti preponderante la traccia del romanzo di formazione, quel coming-of-age che anno dopo anno sta trovando sempre più riscontri nel giovane cinema italiano. Certo, di italiano in senso stretto non c’è granché in Shadows: interamente recitato in inglese, affidato a tre interpreti britanniche (le londinesi Mia Threapleton e Saskia Reeves, e la nordirlandese Lola Petticrew), il film è il risultato di una curiosa co-produzione italo-irlandese. Anche i rimandi ideali sembrano guardare a un cinema distante dalle abitudini dell’Italia di oggi, riprendendo semmai spunti di Debra Granik (Senza lasciare traccia) e ancor più Casey Affleck (Light of My Life). Il tema dopotutto è quello già sviscerato nelle opere citate, vale a dire l’insegnamento non più a vivere ma semmai a sopravvivere, imparando a muoversi in un mondo ferale, selvaggio, barbarico e fuori dal moderno. Un racconto rintracciabile (con deviazioni in territori alieni) anche nel sublime The Screwfly Solution, episodio diretto da Joe Dante per la seconda stagione del televisivo Masters of Horror.

Volendo rimanere all’attualità italiana è interessante notare come Shadows si muova nella stessa trincea dell’immaginario scavata da Emanuela Rossi nel suo Buio – anch’esso presentato, nel 2019, all’interno della selezione di Alice nella Città. I punti in comune sono davvero molti, a partire dalla necessità di ambientare il proprio film nell’oscurità, visto che il sole è divenuto un nemico mortale, e i suoi raggi possono uccidere. C’è poi l’idea della reclusione, valida in entrambi i casi, e la scelta di declinare il proprio racconto quasi esclusivamente al femminile, ragionando sulla pubertà come momento di (ri)nascita alla vita, e di eterna ribellione contro le regole, siano essere naturali o create ad arte dagli esseri umani. Un modo anche intelligente per affrontare le endemiche debolezze strutturali delle produzioni che non hanno modo di accedere a finanziamenti troppo ingenti: un cast ridotto all’osso, così come le scenografie, permette di sopperire alla povertà di mezzi senza contraccolpi eccessivamente frustranti. Pur rinunciando al realismo lirico che contrappuntava Arianna, Lavagna non riesce però a far evolvere in modo del tutto convincente il proprio percorso autoriale, e in più di un’occasione Shadows pare girare a vuoto, come se tolta l’intuizione e sottolineato il duplice conflitto delle sue due giovani protagoniste (contro un mondo esterno nel quale rischiano quotidianamente di morire, ma anche e forse soprattutto contro una madre-matrigna-matrona istruttrice e dittatrice che impedisce loro di crescere davvero, e di diventare donne), non rimanesse poi davvero molto da approfondire o scandagliare.

Pur ricorrendo a ben quattro collaborazioni in fase di sceneggiatura (tra questi anche Fabio Mollo, già regista de Il padre d’Italia e del documentario Vincenzo da Crosia) Lavagna sembra restio a cercare soluzioni innovative a uno schema fin troppo visto nel corso degli ultimi anni. In fin dei conti la risposta alla domanda “cosa c’è davvero al di là del bosco?” trova da subito, prima ancora dell’inizio della visione, due risposte possibili, e il giovane regista non si danna in nessun modo per trovarne di nuove, o di inusuali. Si rimane così nel campo del consueto, e pur apprezzando la pervicace volontà di non accettare in modo prono le sclerosi del cinema italiano contemporaneo – il film possiede anche non pochi rimandi più o meno subliminali all’età dell’oro del genere italiano, quasi a voler testimoniare un’appartenenza altra rispetto alla media – non si può non lamentare un dispiacere per l’occasione evidentemente sprecata, per lo meno in parte. Resta la solidità (un po’ timida invero) della regia di Lavagna, la professionalità della resa fotografica e del montaggio e la sentita recitazione delle protagoniste, ma minuto dopo minuto si fa sentire la stanchezza di un progetto che non sa mai davvero quale strada intraprendere che non sia un sentiero già battuto. Perdendosi, dunque, inesorabilmente nel bosco dell’immaginario, dove la luce dell’intuizione fa fatica a filtrare tra le folte fronde.

Info
Shadows sul sito di Vision Distribution.

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