Relic

Opera prima della regista e sceneggiatrice australiana Natalie Erika James, Relic è un horror che segue coordinate ben precise, dichiarate dalla stessa autrice, legata alla dimensione intima e minimalista di pellicole come The Orphanage di Bayona e alla forza visionaria di Cronenberg. Tra i titoli di punta del Trieste Science+Fiction Festival 2020, Relic è un horror psicologico doloroso, emotivamente densissimo, claustrofobico e disperato.

La cura

Quando Edna scompare misteriosamente dalla cittadina di Creswick, la figlia Kay e la nipote Sam arrivano per cercarla. Kay trova sempre più indizi che indicano che la madre soffre di demenza e i suoi timori si trasformano in vero e proprio panico. Ma all’improvviso, così inspiegabilmente come quando era scomparsa, Edna ritorna: non ricorda nulla dei giorni passati, o perlomeno non ne vuole parlare. Edna mostra sempre più segni di instabilità e Kay e Sam cominciano a percepire un’infida presenza nella casa che ne sta forse prendendo il controllo… [sinossi]
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d’umore
Dalle ossessioni delle tue manie
Supererò le correnti gravitazionali
Lo spazio e la luce per non farti invecchiare…
La cura – Franco Battiato

Numerose suggestioni prendono forza durante la visione di Relic, opera prima sapientemente calibrata, venata di un dolore fisico e psicologico – e psichiatrico – che nulla può contro i demoni del tempo. Si pensa chiaramente a The Orphanage di Juan Antonio Bayona, evocato dalla stessa regista\sceneggiatrice; alla dimensione familiare di Babadook di Jennifer Kent; ad alcune pietre miliari del J-Horror, in primis Dark Water di Hideo Nakata.
Impreziosito dalle performance delle tre protagoniste Robyn Nevin (Edna), Emily Mortimer (Kay) e Bella Heathcote (Sam), Relic si inserisce nella felice stagione del cinema aussie, non solo orrorifico: un cinema inclusivo, socio-politico e umanista che utilizza il genere come lente d’ingrandimento della condizione individuale e collettiva – senza andare troppo lontano, pensiamo alle pellicole australiane passate nelle ultime edizioni della Mostra del Cinema di Venezia, come The Furnace e The Nightingale.

Impeccabile nella messa in scena, l’opera prima di Natalie Erika James non insegue facili jump scare e si tiene altresì lontana da effetti in computer grafica: una scelta che non riflette solo le inclinazioni estetiche della regista\sceneggiatrice e l’aura d’antan che trasuda già dall’eloquente incipit, ma che si sposa perfettamente con l’inesorabile deriva della pellicola, con lo slittamento dall’horror al dramma. Sequenza dopo sequenza, Relic lascia infatti emergere la vera disperazione senza via d’uscita, quell’orrore quotidiano che si abbatte su persone e famiglie e che molto spesso ricade esclusivamente sulle donne, ancelle sacrificali della cura dell’altro.
Rappresentazione visibile e tangibile della malattia degenerativa (anche in questo senso, la scelta dei trucchi prospettici è congeniale), Relic funziona su entrambi i piani: da un lato, l’inquietudine che si insinua fin dal primo fotogramma, declinando l’horror secondo parametri psicologici ed estetici, senza facili concessioni spettacolari; dall’altra, la chiave di lettura orrorifica, la metafora del decadimento fisico e mentale, dello smarrimento del malato e dei suoi congiunti – emblematica la lunga sequenza nei meandri della casa, un labirinto inatteso tratteggiato in un crescendo claustrofobico, soffocante, forse un’eco fertile del cronenberghiano Spider.

Cinema necessariamente al femminile, Relic non può che escludere la componente maschile dal suo discorso, così legato a una prassi che è culturale, economica, politica. Una prassi che è anche una duplice condanna, un tragico passaggio di consegne. L’ereditarietà, prima di essere genetica, è sociale, di genere. Natalie Erika James e il cosceneggiatore Christian White dosano con estrema cura horror e dramma, trovano un finale perfetto e aggiungono un altro prezioso tassello alla messa in scena dei terribili abissi del decadimento mentale e fisico. Come Amour di Haneke, The Visit di Shyamalan o Midsommar di Ari Aster, Relic si confronta a viso aperto con un tema che solitamente è sottaciuto o rimosso dal cinema e, più in generale, dalla nostra quotidianità.

Info
La scheda di Relic sul sito del Trieste Science+Fiction Festival.
Il trailer originale di Relic.

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