La vendetta del cineoperatore

La vendetta del cineoperatore

di

Speciale Senza il cinema. Con il cinema.
Capolavoro dell’animazione a passo uno e punta di diamante della ricca collezione di film del cineasta russo Władysław Starewicz, La vendetta del cineoperatore è anche una brillante e spassosa riflessione sulla rappresentazione del “vero”, sul cinema come elemento di documentazione, di spionaggio privato. Il tutto affidandosi all’interpretazione post-mortem di cervi volanti, coleotteri, cavallette e libellule.

Dal buco della serratura

La signora Zhukov ha tradito suo marito (sono entrambi cervi volanti) con un coleottero. Il coniuge dopo una sfuriata perdona la consorte, e la porta al cinema. Ma il cineoperatore – una cavalletta – ha intenzione di vendicarsi, e dal buco della serratura ha ripreso… [sinossi]

Quando viene nominata Jalta, città della Crimea che si affaccia sul Mar Nero, la mente corre inevitabilmente alla Conferenza del febbraio del 1945, quando vi si incontrarono Stalin, Churchill e Roosevelt per iniziare a delineare lo scenario geopolitico post-bellico. Può essere che altrove torni alla memoria la morte di Palmiro Togliatti, che proprio a Jalta morì, colpito da emorragia cerebrale, nell’agosto del 1964. Eppure un’altra persona da celebrare esalò l’ultimo respiro nella città attraversata dal Derekojka e dall’Učan-Su, e proprio nel fatidico 1945, a guerra però oramai terminata. Quasi nessuno, a settantacinque anni dalla sua dipartita, ricorda Aleksandr Alekseevič Chanžonkov, il primo e il più importante dei pionieri del cinema in territorio russo, dalla storia personale e professionale nobile e tumultuosa a un tempo. Procacciatore di film da mostrare sul mercato russo e da trovare in giro per l’Europa – carica auto-assegnatasi – Chanžonkov diresse anche qualche film, ma fu soprattutto il produttore di punta dell’industria moscovita ancora sotto il dominio zarista, prima della Rivoluzione d’ottobre. Tornò poi in Unione Sovietica nel 1923, e tre anni dopo fu arrestato, accusato di gravi irregolarità finanziarie. Riabilitato solo nel 1937, con una pensione da poter amministrare ma in pessime condizioni di salute, passò gli ultimi anni – come già scritto – in Crimea. Negli anni prima della rivoluzione la sua Torgovyy dom Chanžonkova fu l’epicentro di un cinema già prossimo alla sperimentazione, proteso alla continua e incessante ricerca della novità. Fu lui a produrre le opere di Vasilij Michajlovič Gončarov, e sotto la sua egida si trovò a lavorare anche il primo vero genio – nel significato etimologico del termine – del cinema russo, il figlio di polacchi Władysław Starewicz. Nato a Mosca e cresciuto tra Lituania ed Estonia, Starewicz aveva ventisei anni quando si imbatté in Fantasmagorie di Émile Cohl, rimanendo affascinato dalle potenzialità del disegno animato. È curioso notare come già nel brevissimo film di Cohl sia presente una scena all’interno di una sala cinematografica, durante la visione di un film, come sarà poi nel 1912 ne La vendetta del cineoperatore. Il cinema d’animazione è la prima realtà produttiva a riflettere in maniera seria sul concetto di immaginario, comprendendo come l’atto stesso della creazione sia la base portante della narrazione, e come il fare cinema sia già un racconto di per sé, senza sovrastrutture di qualsivoglia tipo.

Tra i primi sperimentatori del linguaggio perfettamente consapevoli dell’arduo compito, Starewicz è oggi quasi completamente dimenticato, eppure la modernità della messa in scena che traspare dalle sue opere – che possono essere raggruppate in due fasi distinte, una russa pre-rivoluzionaria (come molti appartenenti all’industria cinematografica Starewicz era un menscevico kerenskijano, e dopo la sconfitta dell’Armata Bianca abbandonò l’Unione Sovietica), e l’altra francese – sorprende anche lo sguardo più assuefatto al contemporaneo, e proteso sempre verso il nuovo. Mest’ kinematograficheskogo operatora, vale a dire La vendetta del cineoperatore – il film è conosciuto anche come La vendetta del cameraman, ma si tratta di una traduzione successiva alla data di realizzazione – lo dimostra durante l’arco della sua pur breve realizzazione. Da un punto di vista puramente narrativo il film è una pochade anti-borghese, che prende in giro in modo ghignante le ipocrisie matrimoniali: in una coppia maritata l’uomo è un commesso viaggiatore, e si trova dunque spesso fuori casa. Durante le sue trasferte a San Pietroburgo frequenta il locale “La libellula allegra”, dove intrattiene una relazione con una ballerina, oggetto del desiderio del vendicativo cineoperatore del titolo, che riprende di nascosto le loro effusioni private. Quando il commesso viaggiatore torna a casa scopre che la consorte ha a sua volta per amante un pittore, con cui il marito si azzuffa. Perdonata la moglie si reca con lei al cinema, ma lì scopre che il film proiettato non è altro se non la ripresa rubata del suo amplesso con la ballerina di varietà. Questa trama, che di suo solletica lo sguardo più lascivo, in realtà si tramuta in vera e propria riflessione sul significato del racconto, e della rappresentazione nel momento stesso in cui Starewicz decide di girarla ricorrendo all’animazione a passo uno, e scegliendo per “attori” insetti da lui conservati e ai quali ha applicato dei ferri per consentire dei movimenti fluidi, e in grado di generare senso. Così la coppia protagonista è interpretata da cervi volanti, il cineoperatore è una cavalletta, la ballerina è una libellula, il pittore un coleottero: in scena poi, come figuranti, appaiono molti altri insetti, e perfino una raganella che si esibisce come comico al locale. Visto che il cinema alla base del suo processo produttivo ha il concetto di immortalare (che contiene al proprio interno la radice mortale), e serve a cristallizzare il tempo, Starewicz ricorre ad animali morti, eppur così vivi da assumere pose antropomorfe e comportamenti così consoni alla vita quotidiana da farli risultare perfino espressivi.

Ma è nell’idea che l’intero nido di vespe dell’umano convivere sia destrutturabile attraverso il cinema che La vendetta del cineoperatore raggiunge l’acme del proprio discorso. Preconizzando il cosiddetto revenge-porn Starewicz ragiona sul cinema in due momenti distinti, quello realizzativo e quello della visione condivisa in sala, attribuendo a entrambe le fasi un valore sociale e quindi politico prima ancora che strettamente artistico. Il vero, anche quando si muove nel campo più intimo, può essere ripreso, e quindi cristallizzato a sua volta, e solletica già nel 1912 l’aspetto più puramente voyeuristico – quello su cui si fonderanno capisaldi quali La finestra sul cortile e L’occhio che uccide. Ne La vendetta del cineoperatore si ricorre all’inquadratura dal buco della serratura, che tanta parte avrà nella commedia sexy e scollacciata anche in Italia, quando i veli della censura cadranno portando con loro quelli che coprono i corpi delle attrici, ma Starewicz una volta di più ne problematizza l’utilizzo attraverso il montaggio. Non è l’occhio umano ad abbassarsi sotto la maniglia della porta, ma la macchina da presa, e quindi non c’è una relazione diretta e immediata tra l’atto del vedere e ciò che si osserva. Non c’è dunque una relazione in montaggio tra atto e risultato dell’atto: Starewicz inquadra la cavalletta che con la macchina da presa a manovella riprende ciò che avviene nel segreto della stanza d’albergo tra la libellula e il cervo volante, ma allo spettatore non è dato vedere il risultato se non sul grande schermo, nella visione collettiva in sala, al cinema. Lì si può vedere l’inquadratura del buco della serratura. Lì, quando il cinema è uscito dal momento della ripresa per terminare la fase del montaggio. Lì, quando esiste effettivamente il film. Il cinema, inteso come sala in cui partecipare a una visione collettiva, è anche il luogo in cui può trovare soddisfazione l’animo vendicativo, vale a dire quando il comportamento poco morale del cervo volante può essere documentato attraverso l’immagine, divenendo dunque nella vulgata popolare inevitabilmente vero. Solo attraverso l’atto collettivo della visione condivisa le ipocrisie borghesi possono essere scoperchiate, e i colpevoli messi in ceppi in una cella. Una lezione già rivoluzionaria, e che attraverserà l’intera storia del cinema.

  • la-vendetta-del-cineoperatore-1912-wladislaw-starewicz-04.jpg
  • la-vendetta-del-cineoperatore-1912-wladislaw-starewicz-03.jpg
  • la-vendetta-del-cineoperatore-1912-wladislaw-starewicz-02.jpg
  • la-vendetta-del-cineoperatore-1912-wladislaw-starewicz-01.jpg

Articoli correlati

  • Speciale

    Senza il cinema. Con il cinemaSenza il cinema. Con il cinema.

    Stiamo vivendo da mesi senza il cinema, senza la sala, senza i festival, ormai dominati dalle piattaforme online, dallo streaming. E allora, in attesa di tempi migliori, vogliamo rendere omaggio al grande cinema che fu con uno speciale dedicato ai film che hanno messo in scena la macchina-cinema.

COMMENTI FACEBOOK

Commenti

Lascia un commento