Um Fio de Baba Escarlate

Um Fio de Baba Escarlate

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Presentato al Seville European Film Festival, Um Fio de Baba Escarlate è l’ultima opera di Carlos Conceição. Un film che attinge al cinema di genere creando le atmosfere di una Lisbona dark, dove si muovono personaggi sospesi tra erotismo, misticismo e morte.

Kiss me deadly

Candide, un imperturbabile e seducente serial killer, percorre le strade notturne di Lisbona con la sua decapottabile in cerca di prede: belle ragazze che adesca e strangola di sorpresa mentre si apparta con loro in macchina. Una notte si imbatte in una donna che sta morendo, dopo essersi suicidata buttandosi da un palazzo. Rantolando gli chiede l’ultimo bacio prima di morire. Quella scena è ripresa dai cellulari di alcune persone, e la condividono sui vari social trasformando Candice in una star. [sinossi]

Una Lisbona notturna, spettrale, al chiaro di una luna piena dei licantropi, con le luci della città che si specchiano sul Tago, o illuminata sul far del crepuscolo. È una dimensione da noir, sfondo del secondo lungometraggio di Carlos Conceição, Um Fio de Baba Escarlate (il titolo internazionale è Name Above Title), vincitore del premio speciale per la miglior regia al Seville European Film Festival. Sulle strade perdute della capitale portoghese si aggira un angelo del male, un giovane che cela, dietro la sua conturbante bellezza, un’attività da serial killer. Rimorchia le sue vittime, delle belle ragazze, che uccide di sorpresa strangolandole mentre stanno amoreggiando sulla sua macchina decapottabile. Il personaggio, come suggerito da una citazione all’inizio del film, è ispirato alla figura reale di Ted Bundy, l’omicida seriale autore di una trentina di omicidi, con la stessa dinamica, nell’America degli anni Settanta. Quanto cinema di genere scorre in questo film di appena un’ora, con aspect ratio 4:3, senza dialoghi. Quanti noir, e quanti american graffiti in quei baci sulla decapottabile. I B-movie horror sono richiamati da quella grafica gotico-kitsch dei titoli di testa e allo stesso tempo aleggia un’atmosfera, e dei colori, anni Ottanta, da videoclip, da Vivere e morire a Los Angeles con Lisbona al posto della città californiana. La capitale portoghese è colta in location anomale, il party in quella terrazza sul Tago della scena iniziale, o il villaggio di palafitte di pescatori dove il protagonista di notte va a smaltire i cadaveri. Eppure un film saldamente ancorato nel contemporaneo, ambientato in un contesto glamour di fotografi, social manager, cocktail party, dove diventa perverso quel video girato del bacio con la ragazza morente. Una scena madre in un contesto dove aumentano le riprese interne e dove il fotografo impugna la sua macchina fotografica, la sua arma, contro la pistola dell’assassino.

Anche la colonna sonora spazia tra contemporaneo e vintage, comprendendo anche un brano di quella di un classico film slasher di Jesús Franco, Profonde tenebre. Ma tutto il film funziona con una dimensione da videoclip, laddove la partitura sonora è costituita anche da rumori, stridori, come per esempio quello della ragazza che mastica il chewing gum. I rumori assumono un ruolo narrativo quando la stessa ragazza, inseguita dal serial killer, si nasconde ma viene individuata dai rumori dei passi, con gli stivaletti sulle passerelle di legno. Come potrebbe non esserlo in un film dai suoni amplificati, dove non c’è silenzio? Un film che non ha bisogno di spiegazioni narrative, di introdurre e inquadrare i personaggi. Tutto scorre in quei 60 minuti, dove seguiamo la scansione dei fatti che all’inizio procedono in parallelo ricongiungendosi alla caduta del corpo della ragazza. Tutto il resto è indeterminato. Chi è davvero il serial killer? Perché la ragazza si butta in quell’attimo in cui semplicemente svanisce, nella sequenza iniziale, come inghiottita dall’ombra di un uomo che occulta il suo salto nel vuoto? Parte della narrazione visiva è anche quella breve parte di notiziari internazionali che annunciano la cattura del mostro. Un montaggio velocissimo che ingloba anche una sequenza quasi subliminale di classici cartoon, secondo uno stile già sperimentato nel precedente film di Carlos Conceição, Serpentário.

Scena madre del film, e dei film nel film dove viene spettacolarizzata, è quel bacio sensuale alla ragazza agonizzante, i fluidi che si scambiano, un filo di bava che unisce la vita alla morte. Tutto il film palpita della tensione erotica che si crea tra i corpi dell’attore Matthieu Charneau, il serial killer Candide, personaggio che evoca Ted Bundy, che verrà martirizzato come un nuovo Gesù Cristo, e la pure bellissima Joana Ribeiro, che interpreta quasi tutti i ruoli femminili e che, in questo stesso anno, è anche interprete del film Fatima, sulla nota apparizione mariana, proprio nelle vesti della Vergine Maria. Con Um Fio de Baba Escarlate, Carlos Conceição sviluppa il suo cortometraggio Carne, creando un corto circuito, al di fuori della morale, dove convergono gli opposti, bene e male, Cristo e Ted Bundy, erotismo e morte. In un paese cattolico, come il Portogallo, dove la Chiesa ha rappresentato un’appendice di propaganda della dittatura, il regista si occupa di resettare un’iconografia religiosa, di desacralizzarla, di conferirle una sacralità apocrifa. La scena finale della crocefissione si gioca figurativamente tra Rosso Fiorentino e David LaChapelle, o Dolce & Gabbana. Con gli slip con la scritta «INRI» che verranno presto tolti da una mano di una delle suore, lasciando all’immaginazione la figura finale del sesso di Candide/Ted Bundy/Gesù Cristo.

Carlos Conceição si avvicina così al lavoro di João Pedro Rodrigues per O Ornitólogo sulla figura di Sant’Antonio. Tra i due registi il legame è rappresentato dal compagno e collaboratore di quest’ultimo, João Rui Guerra da Mata, anche art director dei corti di Conceição. E nella conoscenza carnale come pertinenza mistica, si avvicina a Teorema, a quell’angelo che visitava la famiglia del film, dove si congiunge con ogni suo membro. Opera che, in versione romanzo, Pasolini chiudeva con questa citazione dal Libro di Geremia: «Mi hai sedotto, Dio, e io mi sono lasciato sedurre, mi hai violentato [anche nel senso fisico] e hai prevalso».

Info
La scheda di Um Fio de Baba Escarlate sul sito del Sevilla European Film Festival.

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