Al largo

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Dopo aver presentato Al di là dell’uno in concorso nella sezione Italiana.doc al Torino Film Festival 2017, Anna Marziano raccoglie con Al largo il Premio Speciale della Giuria nella medesima sezione della kermesse torinese 2020. Il nuovo film si propone come un’ulteriore riflessione audiovisiva sui temi evocati nell’opera precedente, stavolta centrata intorno al corpo umano come strumento di lettura del reale.

Nature morte (eterne)

Un intarsio di suggestioni audiovisive intorno ai temi della forma e dell’informe, della continuità della vita, della conoscenza e del rapporto tra individuo e mondo attraverso incessanti trasmigrazioni identitarie. Una riflessione sul corpo umano, sulla sua rappresentazione, sul rapporto tra organico e inorganico, condotta tramite una molteplicità di canali d’espressione messi in interconnessione produttiva. [sinossi]

Seguendo coerentemente il percorso inaugurato con Al di là dell’uno (2017), il nuovo film di Anna Marziano, Al largo, presentato con successo all’ultimo Festival di Torino dove ha raccolto il Premio Speciale della Giuria nella sezione Italiana.doc, prosegue sulla strada della riflessione intorno all’esistenza umana come processo di connessione e interrelazione, così come conduce una parallela (e interconnessa, non potrebbe essere altrimenti) ricerca di suggestioni intorno ai medesimi meccanismi di rappresentazione. Stavolta Marziano centra la propria indagine in modo più stringente sull’oggetto-corpo, interpretato come strumento di lettura, decifrazione del reale e di costruzione di rapporti con il mondo. Come già accaduto per Al di là dell’uno, la filmmaker ricorre alla forma del film-saggio, rileggendo le cornici del documentario come libero terreno di espressione che si faccia forte di elementi eterogenei ma puntualmente ricondotti a un saldo progetto unitario. Immagini in Super8, al microscopio, ritagli, fotografie, nuovi collage, voice off/over non in diretta connessione con la colonna visiva, ma sempre ad essa ricondotta per vie allusive, reperti archeologici raccolti dal fondo del mare: è dal mare, anzi, che il discorso dell’autrice prende le mosse e costantemente vi ritorna. Sposando un linguaggio fortemente allusivo e spezzato, lontano da immediate riflessioni in chiave didascalica, Marziano sembra cercare innanzitutto intuizioni e proposte nell’ambito del rapporto tra forma e informe. Non a caso Al largo si avvia all’esordio riflettendo sul mare, massima espressione di un inquieto e inarrestabile fluire di informe, principio di vita ed eterno dinamismo. In tal senso il corpo umano si configura come una sorta di compromesso tra informe e forma, una sintesi tra la sua oggettiva matericità e l’immateriale del respiro. Il corpo è dunque forma solida ma a sua volta transitoria, sia per le infinite varianti alle quali è sottoposto nel processo di riproduzione e rappresentazione, sia per il suo naturale modificarsi tramite processi di vario genere – l’età, il tempo, lo scontro con la realtà. Non ultima, la malattia, tema al quale Marziano dedica ampia parte della sua riflessione per audioimmagini. Oltre a sottolineare, per voce dell’esperienza di vita dell’artista Francesco Nash, il profilo della malattia come limite alle letture tra corpo e realtà, Al largo si sofferma poi sulle parole e le immagini della scrittrice e filosofa Claire Marin, che reinterpreta la condizione di malattia come riscrittura, modificazione del corpo, proteso a riadattarsi a nuove letture e connessioni con il mondo circostante.

Tale processo da informe a forma, continuamente cangiante e soggetto a essere costantemente ridisegnato, trova poi ulteriori espressioni in precise scelte dell’autrice, a cominciare dalla giustapposizione di varie testimonianze che si muovono tra diversi codici linguistici (italiano, italiano con variabile accento regionale, francese, inglese), vesti a loro volta diverse ma finalizzate al medesimo scopo, l’espressione dell’interiorità dei personaggi e la relativa funzione testimoniale. Ad ascoltare quelle voci, a seguire la lettura di brani scritti in più lingue, viene inoltre da riflettere sulle conseguenze che forme diverse hanno anche sui contenuti, e probabilmente pure sulle rispettive formae mentis individuali, culturali e sociali. Le varianti linguistiche fanno poi il paio con i diversi canali espressivi adottati. Dalle voci dei protagonisti, alla lettura di brani dalle Metamorfosi di Ovidio, alle citazioni da Montaigne ed Ernesto De Martino, a collage, disegni, a nuove forme cercate anche attraverso l’intervento di una macchina per cucire, all’opera di ricucitura condotta dalle terapie sul corpo malato, alle lettere in finale (uno dei momenti più commoventi) di Sigmund Freud indirizzate a Lou Andreas-Salomè tra il 1923 e il 1925, Al largo si mostra come una riflessione in cui tutto si tiene, ben consapevole dei propri obiettivi. Nelle parole di Freud si allude anche a un ulteriore rapporto tra informe e forma in un’ottica di tramutazione, quel cenno al graduale passaggio, tramite il processo di invecchiamento, da organico a inorganico. Nient’altro che un processo in tutto simile alla natura morta (ma proiettata alla vita eterna) di conchiglie e fossili, residui inanimati e inorganici di precedenti forme vive e organiche. Rispetto alla frammentaria assolutezza mostrata in Al di là dell’uno nel percorrere brani sparsi di strade individuali, vi è in Al largo anche un’inedita apertura verso uno sguardo pur timidamente sociale. Ci riferiamo ai brevi frammenti dedicati alle corsie di ospedale, luogo delle istituzioni in cui il corpo si trasforma, per l’appunto, da oggetto individuale a oggetto sociale – e mai come in periodo di pandemia Covid questo può sollevare notevoli quesiti etici e filosofici. Rispetto ad Al di là dell’uno Anna Marziano sembra avere qui qualche risposta in più da fornire allo spettatore. Se il film precedente si delineava per un intarsio di interrogativi, frutto di una fase di ricerca inquadrata ancora nei suoi tormentosi tentativi, Al largo propone una sintesi più sicura, più consapevole, più tradizionalmente razionale della ricerca compiuta intorno al reale e al suo rapporto con l’individuo/lettore. Al di là dell’uno è animato dall’entusiastica curiosità della ricerca; Al largo ha la serenità dell’acquisizione di qualche certezza in più. Il percorso di Anna Marziano resta dunque interessante e affascinante, una sfida ricca di stimoli per chi, cercando interconnessioni nel reale, rischia di perdersi (e volentieri) in un’ammaliante foresta di simboli.

Info
La scheda di Al largo sul sito del Torino Film Festival.

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