Innocenza selvaggia

Innocenza selvaggia

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Speciale Senza il cinema. Con il cinema.
Ulteriore film di Philippe Garrel sul cinema e su Nico, la cantante sua compagna morta tragicamente dopo una condizione di pesante tossicodipendenza, Innocenza selvaggia è un’opera, ancora una volta autobiografica, tra esorcismo ed espiazione, incentrata sui temi cari al regista, amore, separazione, morte, che rivendica il ruolo di infantile ingenuità dell’arte, nella corrispondenza tra droga e cinema.

La mia droga si chiama cinema

Il regista François Mauge non trova produttori disposti a finanziare un suo progetto, di cui ha già scritto la sceneggiatura, di un film dal titolo “Innocenza selvaggia”. Ambientato ad Anversa e Amsterdam, vuole essere un film contro l’eroina, che ha distrutto la vita della compagna del regista, Carole. Da poco François si è innamorato di Lucie, una giovane attrice, che vuole come protagonista del film, nel ruolo di Marie-Thérèse che è la trasposizione di Carole. Dopo l’ennesimo rifiuto di un produttore ufficiale, il nostro accondiscende a un mefistofelico patto con il losco affarista Chas. Questi finanzierà il film e, in cambio, François farà per lui un paio di viaggi all’estero come corriere di grossi quantitativi di droga. [sinossi]

Il cinema distrugge la vita. Così dice Philippe Garrel, in uno dei suoi precedenti lavori metacinematografici, Elle a passé tant d’heures sous les sunlights… Lo dice telefonicamente alla sua compagna, rivelandole che proprio per questo non vuole coinvolgerla come attrice, perché la ama e ci tiene alla sua incolumità. La donna però ha un attacco di gelosia, lo accusa di infedeltà e gli chiede quale attrice abbia scelto, ora che ha ottenuto il finanziamento per fare il film. In Les baisers de secours la compagna di Garrel, Brigitte Sy, ha pure una crisi di gelosia, tale da farle decidere di lasciarlo, perché lui non l’ha scelta per interpretare se stessa nel suo film autobiografico. Sono i temi e i conflitti che il cinema di Philippe Garrel si porta dietro, amore, leggerezza sentimentale, separazione, tra cinema e vita, il primo come ripetizione della seconda, come confessione, espiazione ed esorcismo dei propri errori, sublimazione nell’arte cinematografica delle tragedie della vita. Ma il cinema è anche una forma d’arte che richiede soldi, come la droga, una forma d’arte che richiede un business economico per poter essere realizzata.

Il regista torna a toccare tutte queste cose con Innocenza selvaggia (Sauvage innocence), film che comincia ancora una volta con il ricordo della figura di Nico, compagna di Garrel negli anni Settanta, la cui morte ha rappresentato uno dei momenti primari che il cinema del regista ha fagocitato, esorcizzandolo; così come la separazione dei genitori, avvenuta quando era bambino, una situazione primordiale nel suo cinema. Qui la ex-cantante dei Velvet Underground è trasfigurata nel personaggio di Carole, una donna morta per overdose, una top model, che viene rievocata all’inizio nella visita del protagonista, il regista François alter ego di Garrel, al figlio di lei: i due la commemorano aprendo una valigia di suoi ricordi, scritti, poesie, fotografie, articoli di giornale su di lei e sulla sua morte. Nella realtà Nico non morì per motivi di droga ma per un incidente in bicicletta, dopo che si era disintossicata, come si accenna in un altro film di Garrel, J’entends plus la guitare. Ma la relazione che il regista ebbe con lei conteneva comunque una forte carica autodistruttiva che ruotava attorno alla tossicodipendenza. È proprio dalla tossicodipendenza di Carole che si crea l’occasione per fare il film. Il figlio mette in contatto François con un ricco narcotrafficante che conosceva la madre, probabilmente perché la riforniva. E il regista non esiterà a prestarsi a un patto mefistofelico con quest’ultimo, fare il fattorino di carichi di eroina pura, in cambio del finanziamento al film. La droga di cui la donna era dipendente, dà la possibilità di fare il film di denuncia contro la sua stessa dipendenza, e questo rappresenta un primo cortocircuito di Innocenza selvaggia.

In questo primo momento del film abbiamo la cristallizzazione dell’archetipo familiare sempre al centro del cinema di Garrel, l’uomo, François, la donna, presente come evocazione di Carole, il figlio di lei e il bambino, poco più che neonato, figlio di quest’ultimo che se lo allatta col biberon. Il figlio di Nico, avuto con Alain Delon, era stato trasposto anche, da bambino, in L’enfant secret. L’immagine parentale ritorna nel quadretto sulla scrivania dell’ufficio del produttore, che lo ritrae con il figlioletto abbracciato. Un’altra bambina, Esther, appare durante le riprese ad Amsterdam figlia di una donna della troupe, ed è Esther Garrel, figlia di Philippe. Bambino infine è anche lo stesso François, con quella sua ingenuità infantile che scopriremo durante il film. Presente anche l’ulteriore figura della generazione superiore, il padre di François, interpretato dallo stesso padre di Philippe, il grande attore francese Maurice Garrel, che dà consigli al figlio su come farsi produrre il film. Altra figura genitoriale è quella della madre di Marie-Thérèse nel film. La coppia dei protagonisti, François e Lucie, trova la sua specularità nell’altra coppia dell’affarista Chas e la sua compagna, la quale rivela tutta una sua discendenza apolide, con artisti tra i suoi avi, molto simile a quella di Nico.

Con lo sviluppo del film, avremo il classico shift di coppia dell’autore: François si innamora di Lucie, che per mettersi con lui lascia il suo compagno, e le fa interpretare Carole nel suo film, dove il suo nome è Marie-Thérèse. Fa quindi quello che ha fatto numerose volte Garrel mettendo in scena un alter ego di Nico (Anne Wiazemsky, Johanna Ter Steege) o di altre persone della sua vita, compreso se stesso. E qui arriviamo a un quinto livello di moltiplicazione: Julia Faure interpreta Lucie, che fa la parte di Marie-Thérèse, che ricalca il personaggio di Carole, che a sua volta si ispira a Nico. Una dolorosa staffetta che attraversa il cinema di Garrel. Alla fine il coinvolgimento di Lucie nel lavoro sul suo personaggio, in quel ruolo, la porterà a ricadere ella stessa in una spirale di autodistruzione, che la condurrà alla morte per overdose, nel film come nel film nel film. Vasi comunicanti, veicoli della narrazione sono le numerose valigie che compaiono. La valigia è uno scrigno della vita, dei ricordi di Carole, che è poi aperta da Lucie con la sua reazione di gelosia e pianto. Sono veicoli della droga trasportata clandestinamente da François. E rappresentano la separazione quando Lucie le riempie per lasciare il suo compagno. Alla fine, durante una pausa di lavorazione, inquadrata con le macchine da presa spente in primo piano, Lucie rimette i suoi effetti nella sua valigia, la cui chiusura rappresenta la chiusura della sua stessa vita. Rispetto ad altri film metacinematografici di Garrel, L’enfant secret, Elle a passé tant d’heures sous les sunlights…, in Innocenza selvaggia c’è poca ambiguità tra film e film nel film. Garrel non fa uso, come in quei due film, del fotogramma del ciak con la croce sovrimpressa del taglio, che mescolavano in modo indistinguibile cinema e vita. Il ciak delle riprese è riferito al solo film interno. Ci sono momenti, come quello sul set sui canali di Amsterdam, dove un carrello interno è seguito in parallelo da uno all’indietro che prosegue anche dopo che il primo si è fermato. Rimane apparentemente un’unica sorpresa, nella scena della protagonista in farmacia che si rivela nella finzione interna, osservata da un punto di vista esterno al negozio, dalla finestra, che poi scopriamo essere un carrello su rotaia dall’inquadratura successiva che include il profilmico della scena precedente, la macchina da presa e il materasso su cui la donna cade uscendo dalla farmacia. Innocenza selvaggia comincia con l’immagine di un binario, guardato dal protagonista, immagine enunciativa dei viaggi che farà nel film come dei binari allestiti per far scorrere il carrello del suo film.

L’innocente e ingenuo François definisce o ritratta a più riprese il senso del suo film Innocenza selvaggia, lo stesso titolo del film nel film come del film. E un autore come Garrel, che fa un cinema fortemente autobiografico, fa dire al suo alter ego inizialmente che non si tratta di una storia vera, anche se tutte le storie hanno un fondo di verità. Viene poi contraddetto dal padre che, una volta appresa la trama del film, ribatte: «Ancora un film su Carole quindi», ma lui ribadisce che la morte per tossicodipendenza è una situazione diffusa e che ha un senso universale. Sancisce anche un punto di passaggio, tra una concezione in cui la droga era connessa alla ribellione, mentre ora è una piaga sociale. E quindi vuole fare, come spiega al produttore, un’opera contro la droga e contro la mafia. Il produttore, simbolo di un ‘cinéma de papa’ esibito dai poster nel suo ufficio, lo illude rivelando poi le propria meschinità e ipocrisia. Dei due produttori uno rappresenta il capitalismo, l’altro la mafia, e la seconda ha più dignità del primo perché almeno il film lo produce. L’immoralità del cinema come sistema finanziario, si contrappone alla moralità del cinema come arte. Gli esempi nella storia della settima arte di compromessi indecenti sarebbero tanti. Da Apocalypse Now girato nelle Filippine con la collaborazione dell’esercito del dittatore fascista Marcos, a Sergio Leone che usava come set l’Almeria con la collaborazione del regime franchista. Nella cena tra le due coppie, François e Lucie, Chas e Zsazsa, è evidente la seduzione del capitalismo esercitata dai secondi, nel cui contesto Lucie viene trascinata all’uso di droghe.

François non combacia completamente con Philippe Garrel che peraltro in Innocenza selvaggia non compare di persona nel film, come ha fatto altre volte. E nemmeno François decide di mettere un suo alter ego nel suo film, cosa su cui Garrel rifletteva in Les baisers de secours. È più giovane, di 25 anni, interpretato dal filosofo Mehdi Belhaj Kacem. Un idealista, un Garrel disintossicato, un sessantottino anacronistico degli anni 2000, quando le droghe non fanno più parte della controcultura e della ribellione, ma sono diventate una piaga. Vale anche per lui quella famosa affermazione di Elie/Anne Wiazemsky/Nico a Jean-Baptiste/Henri de Maublanc/Philippe Garrel in L’enfant secret, quella di avere una macchina da presa al posto del cuore. Come Garrel vuole replicare la vita in modo maniacale, feticistico. Quando il suo direttore della fotografia vorrebbe farlo desistere dall’ambientare una parte del film ad Anversa, nei luoghi reali della vita di Carole, lui si impone. L’Innocenza selvaggia di François è un film a tesi, opera di un uomo disilluso che ha visto morire la propria amata, ma nell’Innocenza selvaggia di Garrel trionfa semmai la tesi opposta. François vorrebbe cambiare il mondo con il cinema, sconfiggere i mali rappresentati dalla mafia e dalla droga, correggere la vita replicandola nel cinema. Il cinema contaminerà la vita, trionferà su questa, ma in senso opposto a quello che lui si prefiggeva, e nella realtà anche Lucie morirà per overdose come il suo personaggio, del film e della vita cui si ispira. Ma in fondo è una storia universale.

La separazione sentimentale da una donna, e la sua sostituzione con un’altra amante, per Garrel diventa il fulcro della sostituzione di un personaggio con un’attrice. Il lavoro dell’attore per un cinema che ricalca la vita è spesso teorizzato da Garrel e può seguire due vie. Per distacco come succede in Elle a passé tant d’heures sous les sunlights…, quando l’attrice chiamata da Garrel a fare la parte di Christa/Nico, si lamenta di alcuni episodi che ne rivelavano un sentimento razzista a lei assolutamente estraneo. O come in Innocenza selvaggia, e altri film, in cui si vuole far combaciare l’attrice con il suo personaggio, inocularle una biografia. Le storie bisogna viverle prima di inventarle, come dice il regista di Passion di Godard, opera che Garrel ha sempre visto come modello di film sul cinema contrapponendolo a Effetto notte. Fare un cinema con una donna per Garrel significa amarla, in un rapporto viscerale come è il suo rapporto con il cinema. Con Innocenza selvaggia il regista Garrel sancisce ancora la passionalità del suo cinema, l’equivalenza tra droga e cinema, nella dipendenza, che contiene i germi dell’autodistruzione.

Info
La scheda di Innocenza selvaggia su Wikipedia.

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