Pebbles

Pebbles

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Vincitore del Tiger Award al 50° IFFR, Pebbles è l’opera prima del filmmaker tamil P.S. Vinothraj. Una storia di sentimenti patriarcali e di sottomissione femminile in un contesto di disperazione nel Sud dell’India. La mdp del regista segue le traiettorie dei personaggi, i loro incroci e le loro separazioni, i loro tragitti in un territorio spoglio e arido.

Uomini e topi

Sud dell’India. Ganapathy, un ubriacone, parte in pullman dal suo villaggio per quello dove si è rifugiata la moglie, tornata dalla famiglia dopo le continue violenze domestiche. L’uomo, che vorrebbe riprendersela, si porta dietro il figlio. La missione fallisce e i due torneranno a piedi, dopo che il bambino per ribellione ha stracciato i biglietti del pullman, percorrendo 13km in un territorio arido, sotto un sole cocente. Territorio in cui vive una popolazione allo stremo per una terribile siccità. Si cacciano i topi per farli arrosto. Le donne aspettano ore il loro turno per prelevare l’acqua da un pozzo quasi prosciugato. [sinossi]

Trionfatore nella Tiger Competition del 50° International Film Festival Rotterdam, Pebbles (il titolo originale in lingua tamil è Koozhangal), opera prima del filmmaker P.S. Vinothraj, offre un quadro desolante della realtà sociale del Tamil Nadu, lo stato del Sud dell’India da cui proviene. Da un lato un contesto di indigenza estrema, di sofferenza per motivi di siccità, dall’altro un mondo patriarcale incarnato nella figura di Ganapathy. Si tratta di un uomo mediocre, ubriacone incallito, insofferente alle regole, manesco e incline alle risse, che maltratta la moglie e che va a riprendersela una volta che lei è scappata, pretendendola come una sua proprietà, e usando il figlio per convincerla. Anche personaggi non così estremi comunque soggiaciono a quella concezione maschilista di fondo. Per esempio il marito della coppia in motocicletta si vergogna a farsi vedere portato dalla moglie alla guida.

Pebbles affronta queste due situazioni sviluppandosi in due filoni paralleli, nel primo seguiamo il tragitto di Ganapathy e del figlio, nel secondo una serie di scene raccontano una realtà estremamente degradata, dove ci si nutre di topi fatti arrosto, e dove le donne vanno a riempire la loro brocca di quella poca acqua che riescono a prendere in un pozzo al limite dell’esaurimento stando in fila per ore. Le due linee del film procedono in parallelo, incrociandosi in un momento centrale, quando Ganapathy incontra quelle persone durante il suo lungo viaggio di ritorno a piedi. Si chiarisce così una descrizione di un territorio di villaggi sostanzialmente, e relativamente, benestanti circondati da territori aridi governati dalla miseria. Ganapathy non sembra soffrire di privazioni, non gli mancano alcol e sigarette, e alla fine si ingozzerà di acqua e divorerà compulsivamente un ricco piatto. Nei due villaggi del film il cibo non manca, c’è il bestiame e le galline che razzolano.

Tenendo separati questi due problemi, P.S. Vinothraj vuole evitare un facile rapporto di causa ed effetto tra indigenza e sottomissione femminile. Potrebbe esserci semmai una lettura opposta: nello stato di benessere si manifestano comportamenti avidi e arroganti. In realtà Pebbles non vuole essere un film a tesi. Non possiamo nemmeno escludere che nella popolazione dei poveri non ci siano analoghe dinamiche sessiste. A parte un uomo anziano sono le donne a cacciare i topi e a farli allo spiedo, così come compito loro è l’approvvigionamento idrico, ma questo anche nel villaggio del protagonista, raschiando il fondo di quel pozzo quasi secco con quelle giare che si vedono spesso nel film, usate tanto da chi l’acqua ce l’ha come da chi ne è privo.

Centrale nel film è il punto di vista del bambino, da neorealismo o da cinema iraniano, lo sguardo all’infanzia. Il figlio mantiene una sua dimensione ludica, giocando con il palloncino, ai riflessi con i frammenti di specchio, portando i giocattoli alla sorellina e adottando il cagnolino, nonostante le difficoltà che sta attraversando. Il bambino, come per rivendicare la sua centralità all’interno del film, scriverà su una roccia, i nomi dei membri della sua famiglia, come i suoi credits. Anche la bambina povera trova il tempo di giocare, lanciando al vento un mucchio di samare, i frutti alati di alcune piante che si librano nell’aria. P.S. Vinothraj toglie l’audio della rissa sul pullman, inquadrando il bambino della passeggera, come a isolarlo da quel mondo violento degli adulti, che si mette a piangere ascoltato solo dall’altro bambino.

La stasi appartiene quindi alla popolazione in stato di sussistenza, la cui vita procede sempre uguale nei continui tentativi di approvvigionamento di cibo e acqua. Ai benestanti invece è anche concesso il movimento. Il film è strutturato come un road movie, l’andata e ritorno tra i due villaggi, due movimenti, il primo con un pullman, il secondo a piedi perché il bambino, in un atto di ribellione, ha stracciato i biglietti del ritorno. E il viaggio di ritorno serve anche a raccontare quel contesto di aridità, dove il letto di un canale è prosciugato e dove una visione aerea mostra un disegno di terra screpolata, frammentata in infinite zolle.

Le dinamiche di separazione famigliari, padre, madre, figlio e sorellina, sono seguite in un film che è un film di traiettorie, dove la steadicam segue, o precede, i vari personaggi, i loro crocevia, i bivi e le separazioni. Pebbles si sviluppa stando addosso ai personaggi, seguendone uno, poi un altro, a staffetta, per poi tornare a quello di prima. Così come i protagonisti, padre, figlio, la coppia in moto e il cagnolino, si seguono o si anticipano, come gli oggetti, i giocattoli per la sorellina, il sassolino, i pezzi di specchio, sono trasportati e abbandonati, la mdp accarezza i personaggi, li anticipa o si accoda, cambiando tragitto e punto di vista al passaggio, per esempio di un serpente che attraversa la strada a Ganapathy. In un momento successivo la mdp è come una soggettiva di un qualcosa che l’uomo fissa con sgomento che, al controcampo, si rivela come un paesaggio vuoto. Un nulla che terrorizza il protagonista, lo fa inciampare mentre continua a guardarsi indietro come un Orfeo in quell’Ade torrido. Complementari alle riprese con steadicam le visioni aeree o campi lunghissimi integrano il disegno, mostrando come delle mappe di quei tragitti.

Pebbles è ispirato alla vera storia della sorella del regista, che subì analoghi soprusi a quelli della moglie di Ganapathy, che peraltro rimane un’assenza, una figura che non si vede mai. Questo ci ricorda che un grande regista giapponese, Kenji Mizoguchi, ha concepito una corpus di opere sulla condizione femminile avendo subito un analogo trauma, la sorella venduta come geisha dalla famiglia. E dimostra come dalla sofferenza possa nascere l’arte.

Info
Pebbles, il trailer.

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