Introduction

Introduction

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In concorso alla Berlinale Hong Sangsoo presenta Introduction, film in tre episodi dove i suoi classici temi, il rapporto tra i sessi, tra cinema e vita, sono declinati in chiave giovanile, nella figura di un ragazzo alle prese con le esperienze d’amore e con la voglia di fare cinema come attore. Ma la rappresentazione e la realtà pongono dei problemi, e Hong Sangsoo teorizza il suo cinema nella sostanziale equivalenza delle due cose. Un’introduzione alla vita e al cinema, un film sulla nascita dei sentimenti dell’amore per una persona e per l’arte.

In soju veritas

Youngho, un giovane che vuole intraprendere la carriera di attore, viene convocato da suo padre, che è un medico, nel suo studio. Rimane in sala d’aspetto, trovandolo impegnato con i suoi pazienti, uno dei quali è un famoso attore. Quando la sua fidanzata, Juwon, si trasferisce a Berlino per i suoi studi, Youngho va a trovarla di sorpresa. Attraverso sua madre la ragazza ha trovato alloggio a casa di un’artista. Qualche tempo dopo Youngho va a pranzo con sua madre che vuole presentarlo a un a un amico attore, lo stesso che aveva incontrato nello studio medico di suo padre. Youngho chiede al suo amico Jeongsoo di accompagnarlo e dopo pranzo vanno in spiaggia. Youngho si addormenta e sogna Juwon. Quando si sveglia fa un bagno in mare, affrontando il freddo, mentre Jeongsoo guarda. [sinossi]

C’è un momento del film Io e Annie in cui il protagonista Alvy, attraverso il quale Woody Allen racconta la sua storia con Diane Keaton, fa mettere in scena la stessa storia a due giovani attori. Come una mise en abyme ma declinata alle nuove generazioni. La stessa operazione che fa Hong Sangsoo, che ha fatto dell’autobiografismo un’ossessione anche oltre quella di Woody Allen, con il suo nuovo lavoro Introduction (Inteurodeoksyeon nella traslitterazione dal coreano), presentato in concorso alla Berlinale. Dopo aver a lungo replicato nel cinema la sua relazione con l’attrice Kim Minhee, ora trasferisce le stesse sue tematiche al mondo delle nuove generazioni, in un’opera che è un’introduzione alla vita e al cinema, dove i sentimenti sono analizzati nel loro sbocciare, l’amore ma anche la sua rappresentazione in un film. Protagonista di Introduction è il giovane Youngho che compare nei tre segmenti, semplicemente intitolati 1, 2 e 3, che compongono il film. Un trittico di episodi indipendenti, che non hanno una vera e propria consequenzialità narrativa, e che lasciano molti punti aperti. Per esempio non sarà mai chiarito il motivo per cui viene convocato dal padre, facoltoso medico che pratica l’agopuntura, uomo di religione cristiana che sembra avere dei problemi. Possiamo delineare, deducendolo, il profilo del ragazzo. Di buona famiglia, con i genitori separati, il padre è un medico, la madre forse è legata al mondo dello spettacolo. La sua fidanzata si trasferisce a Berlino e lui va a trovarla, vorrebbe stabilirsi anche lui nella capitale tedesca per stare insieme a lei. Scopriremo che la cosa non è andata in porto e che, forse, la ragazza lo ha lasciato per sposare un uomo tedesco, da cui poi è stata lasciata perché lui ha trovato un’altra donna, ancora una coreana. Quest’ultima parte è probabilmente frutto dell’invenzione di Youngho, rivelatagli dalla ex in quello che sembra un sogno su una spiaggia. La narrazione lascia punti aperti, lascia allo spettatore elementi da collegare, che non sempre combaciano (per esempio l’attore compare nel primo e nel terzo episodio senza un richiamo esplicito tra le due apparizioni, l’assistente del padre spiega chi è a Youngho che in realtà dovrebbe conoscerlo in quanto amico di famiglia) e procede per svelamenti improvvisi. Per esempio scopriamo solo a un certo punto che il medico è il padre del ragazzo, mentre si capisce che il secondo episodio è ambientato in Germania per una battuta che sottolinea come le serrature di ingresso dei palazzi siano diverse da quelle coreane. E poi ci sono quelle strane formazioni a palla che la ragazza nota con stupore su un albero, parte del mondo vegetale che buona parte ha nel cinema di Hong Sangsoo. Si tratta di vischio, tipico dei paesi nordici europei, dove è considerato un buon auspicio baciarsi sotto la sua ombra. Quel bacio tra fidanzati che nel film verrà eluso.

Come sempre tanti elementi ricorrenti, simmetrie e specularità interne ai tre episodi, e con altri film del regista. Si pensi solo alla madre di Youngho che vive in un albergo sul mare in una località di villeggiatura che richiama Hotel by the River. E alla parte in Germania, dove la donna che ci vive da tempo è la stessa Kim Minhee, che rimanda tanto alla vita stessa dell’attrice, che ha trascorso un lungo periodo in Europa dopo lo scandalo in patria della sua relazione con Hong Sangsoo, tanto al film che di questo soggiorno parla, ovvero On the Beach at Night Alone. Questa parte berlinese diventa così un passaggio di consegne tra adulti e giovani, e acquisisce un’ulteriore dimensione meta-cinematografica nel momento in cui si svolge nei luoghi della Berlinale, festival che Hong Sangsoo ha molto frequentato, nelle vie e nel laghetto prospicienti al Palast. I dettagli che ricorrono riguardano per esempio giovani che chiedono ad adulti di rivolgersi a loro con un grado informale, gli occhi, grandi di Youngho, presi dalla madre, malati di uveite della fidanzata, fumare sigarette. I tre episodi sono dedicati ai rapporti parentali, il 2 e il 3 prevedono una madre che aiuta la figlia o il figlio, nell’ingresso alla vita adulta. Nell’1 e nel 3 il figlio viene convocato da un genitore per qualcosa di importante, quella del padre rimarrà sconosciuta, probabilmente ha a che vedere con i problemi dell’uomo, mentre quella riguarderà l’essenza stessa del cinema di Hong Sangsoo, come vedremo. Poi ci sono le rive, di laghetti e corsi d’acqua nei parchi, fino ad arrivare ancora a una spiaggia sul mare, teatro ancora una volta di un momento onirico. Un sogno stavolta maschile, tipica sublimazione di una delusione d’amore come quella che deve aver sperimentato, nella sua giovane vita Youngho, lui che non tradirebbe la donna di cui è innamorato neanche nella finzione: la sua ex si dice pentita di averlo lasciato, la vita poi le se è ritorta contro, lasciata a sua volta dall’uomo per cui aveva interrotto la loro relazione, e che aveva pure sposato.

I personaggi del film fanno parte del modo dell’arte, a parte il padre, medico, figura sfuggente che apre il film pregando davanti allo schermo di un PC, la sua assistente e l’amico del ragazzo. La ragazza va a Berlino a studiare moda ed è ospitata dalla donna che fa la pittrice, che aveva stupito i suoi compagni di classe per aver intrapreso una carriera artistica. La professione del cinema rappresentata è stavolta quella dell’attore, non ci sono personaggi registi. Attore in erba è lo stesso Youngho ispirato fin dall’infanzia da quel grande mattatore delle scene che viene curato dal padre nel primo episodio e che pranza con lui nel terzo, nell’unico momento di convivialità del film, dove scorrono litri di soju. L’attore ci porta al rapporto con il personaggio. La star del palcoscenico, interpretata da Ki Joobong, spesso alter ego del regista, è descritta come un mostro sacro del teatro, anche se in quel momento è reduce dalle riprese di un film. Il motivo importante per cui la madre ha chiamato il figlio a quel pranzo potrebbe sembrare futile, le sue inibizioni da vincere, ma riguarda l’essenza stessa del cinema del regista sudcoreano. Youngho, ragazzo molto timido e sensibile, spiega all’attore una cosa che lo frena nella recitazione, raccontando che non ha avuto il coraggio di baciare un’attrice su un set di un film. Non ci riusciva perché gli sembrava di tradire la sua fidanzata che pure non avrebbe avuto problemi in merito. L’abbraccio è l’ulteriore immagine che si ripete nel film, tre volte. Due volte tra Youngho e la fidanzata e una volta, sempre del ragazzo, con l’infermiera assistente del padre, che si capisce abbia giocato un ruolo nella sua educazione sentimentale. Questo terzo episodio, nell’ambiguità del tutto, potrebbe essere un ulteriore meta-cinema sui primi due: il ragazzo sta raccontando proprio di quelle scene di abbracci. Quello che deve superare Youngho è il rapporto tra vita e cinema, tra l’attore e il suo personaggio. Ma quando un uomo abbraccia una donna è sempre qualcosa di meraviglioso, non può esserci simulazione. Così ribatte l’attore navigato sotto effetto dell’alcol: in soju veritas. Sincero o recitato sempre amore è. Anni di teorizzazioni, di metodi, di Stanislavskij, Strasberg e compagnia bella, spazzati via. Il cinema di Hong Sangsoo non è separato dalla vita, ma la comprende, il cinema di Hong Sangsoo abbraccia la vita, è un abbraccio alla donna, alle donne della sua vita.

Info
Introduction sul sito della Berlinale.

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